La politica ottiene qualche risultato quando c’è la dialettica e cioè quando hegelianamente tesi ed antitesi arrivano alla sintesi. Ma questi sono tempi in cui delle tesi e delle antitesi si son perse le tracce, mentre abbondano le protesi, per cui quando m’imbatto in un “ragionamento” che fila, sono portato ad apprezzarlo, da piccolo apprendista, chiunque lo faccia.
“Dobbiamo ricompattare tutte le forze d’opposizione oppure continueremo ad agonizzare fino alla morte. Bisogna far nascere un Partito nuovo della sinistra italiana, di tutta la sinistra italiana. Un Partito creato da tutti quelli che oggi sono all’opposizione e che si sentono più o meno di sinistra, da Rifondazione all’Italia dei valori, dal Partito democratico al movimento di Vendola, dai socialisti ai Verdi, dai Comunisti italiani ai radicali. […] Queste elezioni, in Italia e in Europa, sanciscono la fine della sinistra novecentesca, dai comunisti ai socialisti, dai socialdemocratici ai laburisti. Se ognuno di noi non prende atto di questo fatto e non è disposto a rimettersi in discussione, non ne usciremo mai. E continueremo ad agonizzare fino alla morte. […] recinti, simboli e vecchie ideologie perché sono state tutte cancellate dalla storia. Vediamo oggi che la fine del comunismo ha investito anche tutti gli altri pezzi del movimento operaio europeo, un’onda lunga che in vent’anni ha cancellato tutto. Ma siccome penso che la sinistra abbia ancora una senso, sociale e politico, a cominciare dal bisogno di ridare una rappresentanza al mondo del lavoro, dico che bisogna riprovarci mettendosi tutti insieme […] altrimenti non vedo scampo. […] Oltretutto mi sembra paradossale che nell’analisi del voto trionfi il virtuale sul reale. Della serie: la prova per dimostrare che ho vinto anche se ho perso sta nel fatto che le aspettative del mio avversario erano superiori mentre le mie inferiori. Ma come, il Pd perde sette punti e quattro milioni di voti e si ritiene rassicurato e confermato dal risultato? Mentre per Zapatero che perde “solo” 400 mila voti si parla di sconfitta storica… Non scherziamo per favore.”
Chi ragiona così, anche se attualmente grida nel deserto dell’utopia, ha nome Fausto e cognome Bertinotti, non è all’apice del successo e difficilmente ci ritornerà.
Ma non importa, dopo che si sente Di Pietro, si tollera Grillo, si applaude Franceschini, si ascolta Fini, si osanna Berlusconi e, per rispetto del padrone, non si zittiscono Bondi e Cicchitto, Bertinotti fa la figura di Metternich al confronto, anche col semplice buonsenso.
E siccome di buonsenso si tratta, ho la certezza quasi assoluta, che, per nostra fortuna, non verrà ascoltato.


Santippe
1 year ago
L’idea di Bertinotti è il vecchio chiodo fisso degli illusi di sinistra (el pueblo unido…), anche se molto condiviso.
L’illusione è dovuta al fatto che, anche se, nonostante le difficoltà di mettere insieme tante forze diverse e tanti duci, ducetti, generali e marescialli, si riuscisse a fare un grande partito di sinistra, ci sarebbe sempre una controparte ancora più forte fatta dagli italiani che NON LI VOGLIONO al dettaglio nè tanto meno all’ingrosso.
Carta Bianca
1 year ago
Gli amici del calderone non demordono, pronti a mettere insieme tutto pur di eliminare il centrodestra.
Se il centrodestra non si suiciderà, continueranno a sognare per molto tempo…