Uno… Due… Centro

Pubblicato il 23 febbraio, 2009 alle 9:07 pm da Chirone


Uno… Due… Centro

Sarà il futuro, come direbbe monsieur de La Palisse, a dirci se Pierferdinando Casini ha ragione ad aspettare, come la volpe sotto l’albero, che dal becco del corvo cada il formaggio. Finora gli è andata bene, prima in Trentino vincitore col centrosinistra ed ora in Sardegna in allenaza col centrodestra. Quanto potrà durare il giochino o sarà lui a tenere il banco?

“Allacciate le cinture di sicurezza, perchè molto prima di quanto pensiamo la crisi economica imporrà alla politica cose nuove. Questa maggioranza sta chiedendo sempre più potere, che già possiede, ma è un diversivo, un gioco degli specchi usato perché incapace di affrontare le vere questioni del Paese. Basta dispute stucchevoli, basta con la demonizzazione di Berlusconi, un errore compiuto anche dal PD che non fa che consolidarlo […] legittimarlo”

dice davanti a Rutelli e Letta –il nipote- ascoltatori interessati. Perché la lusinga, quella di sempre anche se tirata a lucido, è l’araba fenice del grande partito di centro, rinascente dalle ceneri disperse della vecchia DC.

Il sogno ricorrente d’un grande contenitore, con l’aggregazione dei cattolici rifugiatisi in FI-PdL e maltollerati nel PD, dove, nonostante le origini democristiane del “nuovo” Franceschini, s’è accentuata ed irrigidita la linea politica antiberlusconiana, virando a sinistra e radicalizzando ineluttabilmente lo scontro, favorendo Di Pietro, e spiazzando la componente margherita, costretta, seppur con gran cautela, a guardarsi attorno cercando d’individuare un’uscita di sicurezza. Ovviamente senza dar corda al critico Parisi (“Non possiamo ancora affidare i nostri destini politici collettivi a coloro che ci hanno condotto in questo pantano”), ancora appollaiato sull’Ulivo e quindi lontanissimo dalle crociate di ritorno.

“Il bipartitismo senza partiti, e lo testimonia in queste ore il Pd, è finito con l’errore di credere che la sommatoria di forze possa costituirne l’identità. E invece l’identità ci vuole e non bisogna rinnegarla, insieme alle proprie radici che non sono un impiccio. Il nostro progetto non affidato alle suggestioni della pubblicità è rivolto a coloro che nel Pd vivono un senso di disagio, ma anche a chi nel Pdl ora vede tutte le distorsioni e richiamato alla disciplina ha paura”

predica Pierfurby, che non nasconde la nostalgia per la politica dei due forni e la possibilità di allearsi con l’uno o con l’altro a seconda delle circostanze e… dell’offerta.
Con alcune piccole varianti di cui dovrà tenere conto:
• gli italiani si sono abituati al bipolarismo e vedono il vantaggio di schierarsi da una parte o dall’altra, con scelte chiare;
• anche a condizione di riuscire a ricondurre in un unico recinto buona parte dell’elettorato cattolico, i numeri non saranno mai quelli della DC;
• per praticare la politica dei due forni occorre che i forni ci siano: se collassasse uno degli attuali poli, si ricadrebbe di fatto in un nuovo bipolarismo.

Il “Partito della Nazione” ha evocato Casini, facendo gli scongiuri per le nostalgiche assonanze risvegliate e contando sulla sua indubitabile allergia per gli stivali. Molto scomodi tra l’altro per fare la spola tra gli attuali due forni, sempre più distanti.

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