Viva il vino spumeggiante…

Pubblicato il 12 maggio, 2008 alle 12:22 pm da


toto-a-sinistra-rid.jpgNel corso della trasmissione «Che tempo che fa» condotta da Fabio Fazio su Rai3 Marco Travaglio ha accusato il presidente del Senato Renato Schifani di essere stato pericolosamente vicino ad ambienti sospettati di contaminazione mafiosa ed immediata è esplosa la polemica. Si tratta in effetti di accuse vecchiotte, fragili per le possibili influenze politiche e già apparse su “l’Espresso” del 13 agosto 2002, riaffiorate sul “Sole 24 Ore” del 30 aprile 2008 e persino riprese su questo blog, il 1 maggio 2008.
Spiega Travaglio: “Ho solo citato un fatto scritto già nel mio libro e in quello di Lirio Abbate, giornalista dell’Ansa minacciato dalla mafia e cioè che Schifani aveva avuto rapporti con persone poi condannate per mafia. È agli atti societari della Sicula Brokers fondata da lui, Enrico La Loggia, Mino Mandalà, condannato come boss mafioso, e Benny D’Agostino, condannato per concorso esterno. O si chiede conto a Schifani di questo o non si celebra Abbate come giornalista antimafia.”

Come si può ben capire l’accusa è grave e anche concedendo le attenuanti del dubbio a causa dell’irruenza provocatoria connaturata in Travaglio (omen nomen…) e dello strisciante interesse a pubblicizzare il libro con la polemica (effetto trascinamento ben noto al Grillo Mandante) merita una difesa all’altezza della situazione in grado di dissolvere ogni dubbio. Così finora non è stato.

Maurizio Gasparri, fresco di nomina come capogruppo al Senato del PdL sollecita un ricambio immediato nella dirigenza della Rai» e dice: “Travaglio trae conclusioni arbitrarie. Schifani ha avuto a che fare con persone che 18 anni dopo sono state indagate. [...]Ancora una volta il cosiddetto servizio pubblico della Rai viene messo a disposizione della condotta diffamatoria di Travaglio. In questo sereno avvio di una nuova fase politica per il Paese, getta benzina sul fuoco delle polemiche. Verrebbe voglia di sapere se per spinta di qualcuno. Le offese a Schifani troveranno la giusta risposta nelle sedi giudiziarie Non se la possono cavare solo con una patetica letterina di scuse”.

Molto giusto e molto ben detto, e quindi aspettiamo con interesse le querele del diretto interessato che invece finora, assiso sull’alto scranno, mostra d’essere superiore alle miserie umane, adottando la vecchia tattica di buttarla in politica: “La verità è che qualcuno probabilmente vuol minare il clima di dialogo e di confronto costruttivo che ha caratterizzato questo inizio di legislatura. Nessuno fermerà la mia azione per fare in modo che sui temi della legalità, delle riforme e delle proposte condivise si possano abbattere gli steccati e lavorare insieme. Ce lo chiede il paese, ce lo chiede anche il capo dello Stato. [...] ripartire da un fatto storico, la reciproca legittimazione delle coalizioni che è avvenuta con l’ incontro tra Berlusconi e Veltroni sulla legge elettorale. E poi lavorare, così come lavorerò io sulla maggioranza e sul governo, per fare in modo che in aula le proposte dell’opposizione, quelle compatibili con l’impianto dei loro testi, possano essere condivise ed eventualmente approvate. [...] fatti inconsistenti o manipolati che non hanno nemmeno la dignità di generare sospetti.”

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Con tutta la stima per le richieste autorevoli del Capo dello Stato e per le reciproche legittimazioni delle due coalizioni ciò che ha insinuato Travaglio i sospetti li genera, eccome, e l’unico modo per dimostrare che si tratta di volgari calunnie è contestarglielo nell’aula di un Tribunale.

L’alternativa sarebbe il duello rusticano tra compare Alfio e compare Turiddu, ma non s’usa più. Anche la Sicilia è cambiata. Purtroppo è l’Italia che non vuol cambiare.

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