Oggi è il 16 dicembre e, mancando 9 giorni al Natale, inizia la Novena. Quanta malinconia. Personale, nel tornare col ricordo all’infanzia, con le gambe fredde dei calzoni corti, ghiacciate nello stare seduti nell’inginocchiatoio delle sedie da chiesa, spalle all’altare ed assonnati, con le mie donne a capo coperto, a cantare. Le chiese non avevano riscaldamento allora –e anche le case… – ma erano piene di speranza e di fede. Credo ci fosse anche la carità, pur nelle ristrettezze. E oggi?
Della fede non so, questione troppo personale, difficile indagare per sé, figurarsi per gli altri.
La carità non è più “politicamente corretta”, si sono create strutture ufficiali, burocratiche, che provvedono ai bisogni (sicuramente a quelli di coloro che vi sono impiegati) ed esporsi personalmente è quasi pericoloso: ai tempi dei miei calzoni corti bussavano i “poveri” e gli “zingari” e tutti andavano via contenti –o meno disperati- con un panino. Oggi i donatori più coraggiosi se la cavano con un euro, ma rischiando grosso. Gli altri, se proprio vogliono togliersi lo sfizio d’un gesto di bontà, debbono ricorrere a Telethon, meno pericoloso e più asettico, non urtando la suscettibilità di nessuno (ma, come si permette…?).
La malinconia diffusa riguarda invece proprio la speranza, la seconda delle tre virtù teologali, che apparentemente è evaporata dal Bel Paese e dall’aristocratica Europa.
Oggi i calzoni si sono allungati e li portano anche le donne –in senso letterale e metaforico- i panini non li vogliono più neanche i nostri figli, il riscaldamento è dappertutto ma abbiamo paura del domani.
L’orgoglio delle nostre conquiste intellettuali e d’ingegno ha generato la superbia, il peccato imperdonabile, che Adamo ed Eva hanno fatto espiare al genere umano. L’uomo che riconosce i suoi limiti “deve” affidarsi all’esterno per avere una speranza di salvezza, chi crede solo in sé stesso non ha possibilità d’invocare soccorso, non ha speranza. Avremmo bisogno vitale di credere, di avere fede, potendo anche con una ricerca razionale, perché, si perdoni la blasfemia, conveniente. Invece non solo con l’indifferenza ma attivamente respingiamo il sacro ed il divino, confutando, boicottando e ridicolizzando ogni segno, pratica e pensiero che abbiano qualcosa di trascendente. E mentre nel nostro vuoto interiore rimbombano i nostri sghignazzi, siamo disponibili ad accettare senza ridere oroscopi ed esoterismi, laicismi e razionalismi, i quali vengono messi a tacere solo di fronte alla fede degli altri, esibita e difesa da scimitarre e patiboli e rispettata anche quando mostra tutta la grossolanità dei suoi precetti, inaccettabili e inconcepibili per chi, anche controvoglia, è stato plasmato da due millenni di cristianesimo.
Don Leone (che tremenda responsabilità un tal cognome!) direttore de La Voce del Logudoro, nel pezzo d’apertura del settimanale evidenzia la censura che progressivamente (!) oscura i segni esteriori del Cristianesimo nella nostra quotidianità.
“Sta scomparendo l’immagine di Gesù Bambino!”
lamenta, ed il Presepio non viene più venduto (“non tira” commercialmente) in tante catene della Grande Distribuzione. Ne attribuisce la colpa ad una “subdola operazione commerciale”.
Magari si trattasse solo di commercio. La guerra è ben pianificata e don Leone sa benissimo che dura da tanto, forse da sempre, anche se ci pare giunta ad un punto critico, considerato che per combatterla occorre essere almeno in due.
Ecco, noi parteggiamo per il fronte Occidentale, quello dove non dovrebbe esserci nulla di nuovo e dove invece di nuovo c’è che i combattenti… non hanno più voglia di combattere e s’arrendono. O almeno così sembra a noi, che gran piacere avremmo ad essere smentiti e che solo per dogma ripetiamo, sempre più flebilmente “non prevalebunt”.
Quando i maomettani pretendono di rimuovere il Crocifisso e si accampano nelle nostre chiese messe a disposizione dal parroco, forse non prevarranno (ho i miei dubbi) ma certo si sistemano bene, alla faccia nostra che verremmo sgozzati esibendo un rosario all’ombra d’un minareto.
L’apparenza è che anche buona parte del clero penda verso posizioni “moderniste”, “aperturiste”, “sincretiste”, “laiciste” facendo il gioco anche di qualche prelato in guanti, compasso e grembiulino. L’astinenza, il digiuno, la mortificazione della carne, i gesti eroici non possono essere imposti a nessuno, tantomeno da noi che raramente saltiamo una cena.
Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo! (Vangelo di Giovanni). E siccome il coraggio, come la paura, sono contagiosi, cerchiamo una fonte d’infezione per immergerci ed essere contaminati. Verità vo cercando….
So bene anch’io che le Crociate son fuori moda, ma ci saremmo aspettati una reazione più vivace da parte della Chiesa, ad esempio, alla legge-bavaglio che impedisce e punisce la libertà di parola e di critica con l’alibi della discriminazione e della tutela di chiunque purchè fuori dalla norma. Un reato d’opinione, introdotto di contrabbando dai soliti comunisti (pardon, progressisti) nel c.d. pacchetto sicurezza, per seminar zizzania (attività d’antica tradizione, mi pare) ma che anche i catto-comunisti (pardon, teo-dem) non hanno ostacolato, amici del giaguaro o utili idioti.
“Gli atti omosessuali comportano l’esercizio disordinato della sessualità”.
Tutto qua? Eravamo rimasti al “peccato che grida vendetta al cospetto di Dio” e ci ritroviamo solo con un po’ di disordine, e che sarà mai! L’Islam li impicca e sicuramente esagera, ma noi, a furia di distinguere tra errore ed errante, sicuramente erriamo.
E finisco qui perché con tutti questi errori ed erranti mi sta venendo l’erre moscia e non vorrei che si equivocasse.


Pubblicato il 16 dicembre, 2007 alle 7:23 pm da Domenico