“Il tentativo di far diventare santo Pio XII è inaccettabile. Durante il periodo dell’Olocausto il Vaticano sapeva molto bene quello che stava accadendo in Europa. Non vi è alcuna prova, per ora, di alcun provvedimento preso dal Papa come avrebbe richiesto lo status della Santa Sede. Il tentativo di far diventare santo Pio XII è una forma di ”sfruttamento dell’oblio” rispetto a quei fatti e testimonia ”una assenza di consapevolezza”. Invece di essere coerente con il verso biblico nel quale si afferma ‘Tu non permetterai che si versi il sangue del vicino’ il Papa rimase in silenzio e forse fece anche peggio”.
Lo ha dichiarato al quotidiano israeliano Haaretz il ministro per gli Affari sociali di Israele Isaac Herzog, (responsabile anche degli Affari della diaspora, della lotta all’antisemitismo e dei rapporti con le comunità cristiane).
Lo scontro quindi non è più solo religioso, ma coinvolge rappresentanti ufficiali di Stati sovrani, anche se teocratici, come Israele e il Vaticano, dove la differenziazione tra laico e religioso non esiste. E meraviglia -in verità molto relativamente…- che tanta suscettibilità provenga da esponenti di una religione che del rispetto verso le altre confessioni mostrano di averne assai poco. Ne sanno qualcosa i musulmani che ritengono Gerusalemme la loro terza città sacra e che costantemente vedono minata anche la solidità fisica della moschea di Al Aqsa (che sorge sul luogo da cui Maometto salì al cielo), con gli ebrei che continuano a scavarne le fondamenta alla ricerca dei resti del Tempio di Salomone, distrutto dall’imperatore Tito e che… dev’essere ricostruito. La mosche ha dovuto forzatamente ospitare alcune cerimonie religiose ebraiche, con profanazione di luoghi santi per l’Islam, sotto protezione della gloriosa Tsaal…
Nelle immediate vicinanze sorge la moschea d’Oro o di Omar, che contiene e protegge la «roccia di Abramo», sulla quale il primo patriarca avrebbe dovuto sacrificare, per ordine di Dio, suo figlio Isacco. Anch’essa corre qualche rischio perché pare coincida col centro dell’antico Tempio, il solo luogo dove dev’essere sacrificato annualmente l’agnello pasquale ebraico.
Qualche reazione infastidita, ma a livello personale, dalle gerarchie ecclesiastiche, come quella del card. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, già nunzio in Israele, per l’intromissione reiterata e offensiva.
“La beatificazione è un affare interno della Chiesa cattolica e le parole di Herzog sono un’ingerenza” replica il postulatore della causa di beatificazione di papa Pacelli, padre Paolo Molinari.
Com’è rassegnata consuetudine il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha cercato di smorzare le polemiche specificando che Benedetto XVI ha deciso di approfondire ulteriormente l’analisi su Pio XII, rimandandone quindi la beatificazione. E costringendo ad un rinvio anche del viaggio del Papa in Israele, dove è abituale per i rappresentanti esteri una visita allo Yad Vashem, il “santuario della memoria” dell’Olocausto dove una didascalia sotto la foto di Pio XII afferma e consolida la differenza di vedute tra ebrei e cattolici.
I quali non dovrebbero dimenticare ciò che pensano, interpretando le parole letterali dell’Antico Testamento, alcuni influenti nostri fratelli maggiori: “gli akum (cristiani) sono stati creati per il solo fine di servire gli ebrei giorno e notte. Né devono mai essere alleviati dal servizio. E’ degno del figlio di un re che gli animali nella loro forma naturale, e gli animali in forma umana, lo servano” (Midrash Talpiot, folio 225d).


Pubblicato il 23 ottobre, 2008 alle 6:44 pm da Domenico