Finalmente ci siamo tolti il dente delle elezioni americane. Non se ne poteva più di primarie, convention, delegati e grandi elettori, con inestricabili ragnatele di parentele e rivelazioni scandalistiche, con Giovanna Botteri in persistente orgasmo da collegamento e gli italiani sbrodolanti in attesa della lieta novella. Di tutti i colori s’intende: bianchi, rossi, neri, celesti e, se ancora avessero rappresentanza, verdi.Gli americani hanno scelto il loro presidente con il coraggio (eufemismo che mette insieme incoscienza e lungimiranza) che contraddistingue l’ex Nuovo Continente: auguri a lui, a loro e a noi. Perché la loro scelta riguarda il mondo intero, considerato il posto di manovratore planetario che Obama occuperà e i bottoni che potrebbe schiacciare, in quella stanza ovale usata in passato anche come garçonniere.
In queste ore piovono, per cortesia o per opportunismo, i messaggi augurali, le congratulazioni e le richieste d’un passaggio sul carro vincente che lo porterà a Washington. Succede come per le commemorazioni funebri, nelle quali non si fa che parlare bene del morto e, anche se non era stato uno stinco di santo, i difetti sfumano nel rimpianto. Il prossimo inquilino della Casa Bianca viene dipinto come l’erede di Kennedy, il mitizzato presidente della Nuova Frontiera e della splendida Marilyn, e di Martin Luther King, l’apostolo del riscatto nero.
I più entusiasti sono i veltroniani che a furia di ripeterselo si sono autoconvinti d’aver dato un contributo determinante se non indispensabile alla vittoria di Obama e che mostrano anche una gelosia morbosa verso altri aspiranti fans, pretendendo l’esclusiva:
“Caro senatore Obama la sua vittoria può cambiare il mondo. La straordinaria affermazione da lei conseguita nel voto per la Casa Bianca ci ha riempito di gioia: è un evento straordinario, un vero e proprio cambio destinato a riflettersi nella storia del suo paese ed insieme a modificare, come un grande vento, le speranze e gli assetti del mondo, noi democratici italiani, abbiamo seguito con passione la sua campagna elettorale, l’affermarsi di una nuova leadership e di nuove idee capaci di conquistare i cuori e la mente degli americani e di affermare una visione del mondo fatta di progresso, solidarietà, uguaglianza, sviluppo compatibile. Tra l’Italia e gli Stati Uniti c’è una lunga tradizione di amicizia che ha al suo centro la vittoria contro il fascismo e il nazismo e la difesa dai totalitarismi” gli ha scritto Veltroni dimenticando, nell’emozione del momento, di ricordare il comunismo, contro il quale gli Stati uniti qualcosina hanno pur fatto.
Il PD ha addirittura organizzato una festa la Pantheon per la vittoria… in conto terzi. Fassino, scostata la lapide sotto cui riposa in pace, ha fatto udire un lamento, di cui certamente arriverà l’eco in America:
“Un evento davvero straordinario, il simbolo di un’America che vuole voltare pagina e lasciarsi alle spalle l’era dell’unilateralismo e della precarietà oltre a dare un forte impulso a costruire su scala mondiale un campo di forze riformiste che veda l’incontro dei socialisti e socialdemocratici europei con i democratici Usa e con forze progressiste di altri continenti, il Pd è nato per unire i riformisti in Italia, ma con l’ambizione di raggiungere l’unità dei riformisti su scala europea e mondiale. E la vittoria di Obama ci spinge in questa direzione”.
“Quelli del Pd sono convinti che Obama sia uno di loro”, ha commentato Berlusconi e il solito cinico Cossiga, cionfraiolo di nascita e frusciaculu d’adozione, ha mandato le congratulazioni a… Veltroni:
“Caro Veltroni, ti invio le mie più vive congratulazioni per il grande successo ottenuto da te e dal Partito Democratico che oggi guidi con la elezione di Barack Obama alla Presidenza degli Stati Uniti, elezione alla quale hai certamente dato un contributo decisivo con la tua presenza negli Usa. Io penso che l’Italia avrà in futuro dalla Casa Bianca un ascolto, un molto maggiore ascolto, che non l’Italietta di Alcide De Gasperi e di quel ‘partito di malaffare’ che fu la Democrazia Cristiana, Ad maiora”.
Walter Veltroni, nella nottata insonne in attesa del verdetto, aveva anticipato:
«Se domani qualche autorevole esponente [della maggioranza] arriva con qualche atteggiamento o con una mise di Obama ci mettiamo tutti a ridere perchè sappiamo bene come stanno le cose, sappiamo tutto quello che hanno detto. Già le cose per il governo non vanno bene e se cercheranno di fare un’operazione come questa sarà abbastanza grottesco». «Se il vento gira in America poi girerà anche da questa parte», è la speranza del leader Pd, affidata agli alisei.
Per il momento, che durerà qualche anno, potrà fare l’amerikano del Kansas-city, cantando nella marana di Nando Meniconi senza accorgersi che i compagni gli hanno fregato i vestiti.


Giulio
1 year ago
L’Agenzia Adnkronos riferisce di un messaggio dell’on. Walter Ma-anche allo sconfitto sen. Mc Cain (non si sa mai…):
“Le rivolgo i miei personali complimenti e quelli del mio partito in una giornata che vede l’affermazione elettorale del suo contendente Barak Obama. Il mio partito in Italia ha [...] guardato con rispetto alla sue posizioni anche se il nostro sostegno e’ andato al candidato del Partito democratico a cui siamo da sempre vicini. Eppure ho particolarmente apprezzato [...] il modo in cui lei ha riconosciuto la vittoria del suo avversario il tono limpido con cui si e’ rivolto ad Obama e all’intero suo paese con spirito di unità, non di divisione o di conflittualità. Questo suo comportamento [...] ha confermato se ancora ve ne fosse bisogno, la straordinaria vitalità della democrazia americana.”
Il messaggio conferma il doppio-pesismo della sinistra: ciò che viene lodato all’estero viene disapplicato in Italia, dove “spirito di unità, non di divisione o di conflittualità” viene inteso da loro che la maggioranza regna ma non governa, sottomettendosi invece ai progetti della minoranza evidentemente respinti dagli elettori.
Scespir
1 year ago
Nel Partito democratico non tutti sognano ad occhi aperti come Uolter Ma-anche.
Francesco Rutelli ha detto in una intervista a La Stampa.: “La vittoria di Obama è la vittoria del Partito democratico americano, non italiano” e così la pensa anche grissino Fassino: “So benissimo che non si e’ votato in Italia ma si e’ votato in America, so benissimo che ha vinto Obama e non noi.”
Arturo Parisi, impiccababbu quanto Cossiga, prende anche per i fondelli – “Avremo anche vinto in Ohio, ma adesso la partita si gioca in Abruzzo”.
Povero Uolter, neanche la possibilità di sognare….
Ozieri 3.0
1 year ago
America