L’estinzione di Alleanza Nazionale è vista da alcuni come una forma di eutanasia e da altri come l’attuazione pratica, in versione italica, della trasmigrazione delle anime.
Dubbi che già affioravano quando la destra indossava ancora la camicia nera e, come sempre, aveva a che fare con gli ufficiali superiori: “Colonnello, non voglio il pane, dammi il piombo pel mio moschetto!” invocava il legionario a Giarabub, anche allora colto da un atroce dubbio: “Quei fantasmi, sentinella, sono morti o sono vivi?”
Ancora oggi se lo chiedono in tanti, in situazioni meno drammatiche di quelle vissute nel 1941 nell’oasi della Cirenaica, e tra gli altri Marcello Veneziani, che ha concesso un’intervista a Susanna Turco per l’Unità, quotidiano sull’altra sponda politica che ha dedicato 4 pagine alla scomparsa del tradizionale partito avversario.
***Nostalgia zero. Scetticismo a mille. Tra quattro giorni si celebra il requiem di Alleanza Nazionale come partito a sé, ma Marcello Veneziani, intellettuale destrorso (ala nazional- conservatrice), da qualche anno gran critico di Fini, mai organico eppure già consigliere Rai in quota An, non prova il minimo dispiacere.
Nemmeno una lacrimuccia?
«Certo che no. È giusto così. An si era già sciolta, aveva perso da tempo la sua ragion d’essere. Grazie al suo leader soprattutto. Quel che manca è che si sciolga la leadership di Fini».
E lei parteciperà?
«Ero tentato, come si va a una fiera zoologica. Forse è inutile».
Ma è l’ultima volta…
«I congressi di scioglimento sono patetici. Con l’Msi c’era il pathos dei militanti, stavolta non vedo nemmeno la tragedia. An è un partito nato freddo, si stava congelando da tempo. Eravamo al rigor mortis: piangere sul cadavere mi sembra inutile».
E il popolo della destra, che fine farà?
«La stessa di prima. C’è un’opinione pubblica cosidetta di destra che sopravvive, che esiste indipendentemente da Fini o da An».
Lei pensa che tutti i militanti storici, i ragazzi, le idee, traslocheranno così, con uno schiocco?
«Da anni il popolo di destra è entrato nell’idea che bisogna scegliere il male minore: ha bypassato An, si riconosce bene o male in Berlusconi».
«Fini non ha capito che il 90 per cento degli elettori di An sta col Cavaliere», ha scritto un militante di Fi sul sito azzurro.
«E gli altri, o si astengono o stanno con Bossi».
E Storace?
«Si avvantaggerà in modo marginale dalla nascita del Pdl».
Mentre An?
«Sarà una corrente di opinione all’interno di un grande contenitore».
Intende il Pdl?
«Un contenitore che oggi ha un leader. E un popolo, un’area di opinione davvero popolare, nazionale, moderata. Manca solo una classe dirigente, lo strato intermedio».
Roba da poco, lei dice.
«È la realtà. Pdl vuol dire per me Partito del Leader.Un partito portatore di nessuna idea in particolare, che ha nel leader il suo collante. Non ci sono contenuti, c’è solo Berlusconi. Intorno, il deserto».
Correnti a parte, intende.
«Certo: gruppi, notabili, personalità. Sarà un’ulteriore Dc, versione postmoderna. Invece dello scudo crociato, Berlusconi».
E non la spaventa?
«Non mi entusiasma, ma nemmeno mi fa paura. Quando finirà il suo ciclo, entreremo in un’altra èra».
Quella di Fini, magari.
«Nonne ha le qualità. Il vero problema del Pdl è proprio questo: notabili bravi sì, leader possibili, no».
Eleggere il Cavaliere per acclamazione congressuale è quindi ovvio?
«Il voto segreto si può fare, l’investitura sarà comunque massiccia».
In An c’è chi dice che il Pdl è una operazione di vertice, senza coinvolgimento della base. Altri parlano di fusione a freddo…
«La base era unita già prima che lo fossero i leader. Quelle, in realtà, sono le preoccupazioni dei finiani di vedere perduta la leadership del capo. La fusione è nei fatti».
C’è chi parla piuttostodi annessione da parte di Forza Italia.
«Lo so, ma dica: qual è il clima politico operoso che viene soffocato da questa fusione? Nell’annessione, cosa si perdono i militanti di An?»
Meglio salire sul predellino?
«Che vuol farci, siamo usciti dalla dimensione storica della politica, ormai siamo in quella stradale. Nella fisiologia di un sistema siffatto, i partiti nascono così. Sono escrescenze momentanee, roba epidermica. Foruncoli».***


Watson
1 year ago
A proposito di Pdl, Massimo Teodori ha messo il dito nella piaga:
“Ieri i partiti selezionavano i gruppi dirigenti nella pluralità delle correnti ideali e degli interessi concreti. Domani, il PdL dovrà rifuggire dalle responsabilità affidate in ragione della fedeltà e del conformismo nei confronti dei capi, e dovrà invece promuovere, più del passato, quelle donne e quegli uomini che si dimostrano capaci, meritevoli e coraggiosi nelle idee e nei comportamenti.”