SI SCOPRON LE TOMBE…

Pubblicato il 15 maggio, 2008 alle 10:57 am da


lassassino-ha-le-mani-pulite.jpgDopo Beppe Grillo, amico a spada tratta della trasparenza (almeno finchè non rivela i suoi sudati guadagni) tocca all’altro integralista della moralità e della correttezza, Antonio Di Pietro, fare i conti con i curiosoni che vanno a spulciare le carte di tutti, comprese le sue.  Sia nella Conservatoria dei registri Immobiliari (leggere l’articolo di “Panorama”) che nei bilanci del Parlamento.
Infatti, rovistando nella stampa “quasi” alternativa, scopriamo che, per difendere i Valori, sia dell’Italia che i suoi, il forbito oratore, accanto al Partito, ha costituito, chiamandola con lo stesso nome, un’Associazione privata composta da sole tre persone: Di Pietro presidente, Silvana Mura Tesoriera e l’avv. Susanna Mazzoleni, moglie di Di Pietro.

Tutto in regola, davanti al notaio, come prescritto dal Codice Civile, con uno statuto blindatissimo, che prevede che lAssociazione privata possa incassare e gestire tutto il flusso dei finanziamenti pubblici destinati al…Partito. Il quale si finanzia invece con i contributi degli iscritti. Sono 22 milioni di euro di rimborsi elettorali derivanti dalla prima campagna elettorale del 2006, mica noccioline.

Nel consiglio d’amministrazione dell’Associazione si può entrare solo con il consenso del Presidente, espresso davanti al notaio. Di Pietro è Presidente del partito e Presidente dell’associazione, insostituibile in entrambe le cariche a meno che egli non vi rinunci. La Tesoreria del partito è nelle amni fidate della tesoriera dell’associazione e cioè della Mura.

Quindi, Camera e Senato distribuiscono il finanziamento pubblico convinti di darlo al Partito ma li danno ad un’Associazione privata impenetrabile. Di Pietro rimane Presidente a vita perché né gli iscritti né un eventuale congresso possono sfiduciarlo L’essere iscritto all’Italia dei Valori, non dà diritto di discutere la linea politica né di decidere sulle candidature (vizio comune, questo!) nè, soprattutto, vedere i bilanci né tantomeno chiedere conto delle uscite. Molti di coloro che hanno tentato di veder chiaro nei bilanci sono stati costretti a lasciare il partito. E certo non lo faranno la moglie e la Mura, nominata tesoriera a vita.

Alle europee Di Pietro fece un accordo politico con Achille Ochetto e Giulietto Chiesa e, dopo i risultati elettorali, i rimborsi ammontavano a 5 milioni di euro. Il malloppo si sarebbe dovuto dividere in due, ma essendosi Di Pietro accollato l’onere “gravoso”di depositare il simbolo, il rimborso avvenne per intero a favore di Antonio Di Pietro, che ha pensò bene di rifiutare il dovuto agli alleati.

Ochetto accusò: “Antonio Di Pietro gestisce il suo partito in modo patronale ed autoritario. L’aspetto poco chiaro sta nel modo in cui vengono fatte le liste. C’é un contrasto tra l’immagine di Di Pietro delle mani pulite e il modo disinvolto con cui sul territorio vengono fatte le liste”.

I due aspetti sono collegati perché Di Pietro pensa bene di far firmare, prima delle elezioni e a tutti i possibili eletti, un documento in cui rinunciano ai rimborsi elettorali, che, ovviamente, sono destinati al… partito. Che chissà dove vuole arrivare.

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