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	<title>Il Cantaro &#187; Badoglio</title>
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	<description>Periodico d'informazione libera online</description>
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		<title>Pochi cavalli, molti cavalieri&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 10:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[8_settembre]]></category>
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		<description><![CDATA[«Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dinanzi all&#8217;ulteriore aggravarsi della posizione italiana nei mercati finanziari, e alla luce dei molteplici contatti stabiliti nel corso della giornata, considera ormai improrogabile l&#8217;assunzione di decisioni efficaci nell&#8217;ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee. Il Presidente del Consiglio gli ha confermato il proprio intendimento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong><span style="color: #3366ff;"><em>«Il <a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=21035" target="_blank">Presidente della Repubblica</a>, Giorgio Napolitano, dinanzi all&#8217;ulteriore aggravarsi della posizione italiana nei mercati finanziari, e alla luce dei molteplici contatti stabiliti nel corso della giornata, considera ormai improrogabile l&#8217;assunzione di decisioni efficaci nell&#8217;ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee. Il Presidente del Consiglio gli ha confermato il proprio intendimento di procedere in tal senso. Dal canto loro, diversi rappresentanti dei gruppi di opposizione gli hanno manifestato la disponibilità a prendersi le responsabilità necessarie in rapporto all&#8217;aggravarsi della crisi. Nell&#8217;attuale, così critico momento il paese può contare su un ampio arco di forze sociali e politiche consapevoli della necessità di una nuova prospettiva di larga condivisione delle scelte che l&#8217;Europa, l&#8217;opinione internazionale e gli operatori economici e finanziari si attendono con urgenza dall&#8217;Italia. Il Capo dello Stato ritiene suo dovere verificare le condizioni per il concretizzarsi di tale prospettiva».</em></span></strong></p></blockquote>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Non ricorda qualcosa?</strong></span></span></p>
<blockquote><p><span style="color: #3366ff;"><em><strong>«<a href="http://www.youtube.com/watch?v=b5D8hxE9xFw" target="_blank">Sua Maestà il Re e Imperatore </a>ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato presentate da Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini; ed ha nominato Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato Sua Eccellenza il Cavaliere Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio».</strong></em></span></p></blockquote>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Verrà di nuovo l&#8217; 8 settembre?</strong></span></p>
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		<title>Chi tocca i fili muore</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 10:22:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[Non posso conoscere i motivi per cui Vittorio Feltri è salito sul ponte di com(m)ando de Il Giornale, se per soldi, molti, come si favoleggia, o per eseguire un mandato di “guastatore” nel paludoso mondo dove imperano gli alligatori della sinistra, o semplicemente spinto dall’istinto di predatore dalle penne velenose, ma la cosa certa è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non posso conoscere i motivi per cui Vittorio <strong>Feltri</strong> è salito sul ponte di com(m)ando de <em><strong>Il Giornale</strong></em>, se per soldi, molti, come si favoleggia, o per eseguire un mandato di “guastatore” nel paludoso mondo dove imperano gli alligatori della sinistra, o semplicemente spinto dall’istinto di predatore dalle penne velenose, ma la cosa certa è che ha rivitalizzato il mondo dell’informazione troppo sbilanciato, dal 26 aprile, sugli attacchi, allusioni, insinuazioni, sfottò tutti rivolti contro <strong>Berlusconi</strong>.<br />
Il quale, dopo che quotidianamente ha dovuto fungere da bersaglio per tiri d’ogni tipo, con pubblicazioni di foto, estratti catastali, specchietti patrimoniali, rendiconto fiscali, resoconti di serate, nottate e giornate, cene e merende, viene accusato, dopo quattro mesi di bombardamento mediatico, di attentare alla libertà di stampa e di voler re(in)staurare il fascismo, perché tenta di difendersi col ricorso alle aule di giustizia  e ai magistrati nei quali evidentemente continua ad avere fiducia.<br />
Il personaggio, per sua stessa ammissione, non è un santo e molte delle critiche rivoltegli sono condivisibili, ma essendo lo stato di santità merce rarissima, <strong>Feltri</strong> ha iniziato una sua personalissima ricerca sulla regolarità delle carte di alcuni critici frequentatori di pulpiti, scoprendo e dicendo delle cosucce che hanno fortemente sorpreso il sonnacchioso mondo del conformismo.</p>
<p>Quello che ritengo un merito di Feltri è stato (ed è)  di ricordare che non esistono zone franche o aree protette in cui solo alcuni, i soliti, possono esercitare il diritto di caccia verso una comoda preda, la solita. Non esistono mantelle purpuree che riparino dalle ritorsioni, né <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=380636" target="_self">terze cariche dello Stato</a> alle quali non si possa sbattere sotto il grugno alcune scomode verità.</p>
<p>Quello che era stato per mesi il campo d’esercitazione senza rischi per incursioni scoppiettanti o per silenzi subacquei ancor più indecenti, improvvisamente si è rivelato infestato da mine e ordigni, esplodenti al minimo tocco. Che si tratti di un eccesso (?) di zelo e l&#8217;esecuzione di un preciso mandato (sempre negato) non posso sapere, ma assistere allo sbalordimento di tante lese maestà, violate nei loro privilegi di presunta immunità, mi fa piacere.<br />
“La guerra continua” proclamò prendendo il potere Badoglio con tutti i machiavellici retropensieri che lo agitavano e la fece finire, ufficialmente, l’8 settembre. Peccato che lo stesso giorno iniziasse la ben più lacerante guerra civile, dei cui tardivi esiti ancora evidentemente “godiamo”…</p>
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		<title>Dubitare, disubbidire, arrendersi?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2007 09:58:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Molti, noi compresi, s’interrogano su quali saranno gli esiti del grande “litigio in corso” all’interno di quella ch’era la Casa delle Libertà e di quali siano i motivi di fondo reali, viscerali, che uniscono e/o dividono le sue componenti. Senza invocare il contingente e fuorviante “cherchez la femme”.Mentre a sinistra i dissidi sono più profondi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2007/11/mussolini-2.jpg" alt="mussolini-2.jpg" hspace="10" vspace="10" width="300" height="225" align="right" /></p>
<p><em>Molti, noi compresi, s’interrogano su quali saranno gli esiti del grande <strong>“litigio in corso”</strong> all’interno di quella ch’era la <strong>Casa</strong> <strong>delle Libertà</strong> e di quali siano i motivi di fondo reali, viscerali, che uniscono e/o dividono le sue componenti. Senza invocare il contingente e fuorviante <strong>“cherchez la femme”.</strong>Mentre a <strong>sinistra</strong> i dissidi sono più profondi ma anche più chiari, perché più delineate le caratteristiche politiche e culturali dei raggruppamenti, a <strong>destra</strong> le cose sono più sfumate, perché abbiamo di fronte partiti relativamente giovani <strong>(UDC- Lega-AN)</strong> o addirittura neonati <strong>(PDL),</strong> con una base sociale omogenea ma distanti sul piano ideologico-spirituale. Siccome nello scenario politico italiano il Centro-Destra ha un ruolo fondamentale, il dibattito procede e riteniamo di contribuire allegando un <strong>articolo</strong> “tranchant” di <strong>Stenio Solinas</strong>, apparso il 21.11.07 su “<strong>Il</strong> <strong>GIORNALE</strong>”  ed una <strong>replica</strong> apparsa il 27.11.07 sullo stesso quotidiano a firma <strong>Giordano Bruno Guerri</strong> incentrati su <strong>AN</strong>, la sua <strong>storia</strong> e il suo, se ne avrà, <strong>futuro</strong>. </em></p>
<p>Sarà anche falsa, e quindi non vera, di certo però è verosimile. <strong>«Dalle fogne li ho fatti uscire e nelle fogne li faccio tornare».</strong> Testo e musica di Silvio <strong>Berlusconi</strong>. Per chi sta in via della Scrofa e dintorni, tutto il resto è noia e questo è quel che resta di una lunga marcia verso il nulla.<br />
Erano partiti che erano ancora brutti, sporchi e cattivi, la più «impresentabile» fra le forze politiche della cosiddetta <strong>Prima</strong> <strong>Repubblica</strong>, quella per la quale era stato addirittura inventato un <strong>arco costituzionale ad escludendum</strong>: i reprobi, i reietti, i ghettizzati, i <strong>neofascisti</strong>. Si ritrovarono nel ciclone di <strong>Tangentopoli</strong> senza più i capi storici d’un tempo, un segretario giovane, una schiera di rampanti colonnelli che per gran parte in Parlamento non c’era mai stata, precari della vita e professionisti di una politica di minoranza, abituati a discettare sui destini del mondo, perché tanto il mondo non li stava a sentire, e però mai che gli fosse toccato in sorte non dico un ministero, ma una grande città, un’azienda municipalizzata, un ente. <strong>Non contavano nulla, non sapevano nulla. </strong>Non era colpa loro, si dirà, ma è altrettanto certo che avevano le loro colpe.<br />
Svegliandosi un bel mattino, si accorsero che quelli della Prima Repubblica si erano dileguati come ladri nella notte, era tutto un fiorir di rovine, era tutto un tintinnar di manette. Non avendo mai avuto potere, gli era stata comunque risparmiata la tentazione di approfittarsene e di lucrare in proprio, ma va anche detto che c’era un’onestà di fondo che li cementava: <strong>a scegliere di stare con i vinti e non con i vincitori di solito sono gli idealisti, gli inadatti e gli stupidi.</strong> E questo erano, più o meno in parti eguali, più o meno mischiati, più o meno collegati a uno solo di quei termini. I nomi metteteceli voi, ma vedrete che il conto torna.<br />
Rimasero insomma in piedi fra le macerie (altrui), uno slogan che a loro piaceva e poiché l’accusa che in quella stagione feriva mortalmente era quella di <strong>ladro</strong>, e non più quella di <strong>fascista</strong>, la potevano gridare allegramente e a ragion veduta, perché nessuno poteva più tenerli chiusi nel ghetto degli appestati. Erano saltati i catenacci, non teneva più il politicamente corretto delle ideologie.In quel clima e con quei chiari di luna lividi di regolamenti di conti, ci fu chi, come il <strong>principe delle fiabe</strong>, ebbe il coraggio di baciare il <strong>rospo</strong> che ancora non sapeva bene se, come e quando ce l’avrebbe fatta a trasformarsi in essere umano, politicamente parlando.<img src="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2007/12/fini-berlusconi.thumbnail.jpg" alt="fini-berlusconi.jpg" hspace="10" vspace="10" align="left" /><br />
Disse il principe-Cavaliere che, avesse votato a Roma per le elezioni di sindaco, avrebbe votato per Gianfranco <strong>Fini</strong>, il rospo-segretario di un <strong>Movimento sociale</strong> che di <strong>Fiuggi</strong> conosceva solo l’acqua minerale targata Ciarrapico. È così che cominciò la <strong>lunga marcia verso il nulla</strong>. Bisogna capirli e in fondo comprenderli. Se non sei mai stato al banchetto del potere, non hai uso di mondo e la prima cosa che fai è mettere i piedi sul tavolo e circondare il piatto per paura che te lo portino via. Sempre politicamente parlando, questo significa che eccedi in presenzialismo, dici la tua su tutto, straparli, smentisci e poi ricominci. C’era chi esternava, c’era chi epurava, c’era chi ballava. Non uno che studiasse, non uno che s’interrogasse. Si erano subito convinti che la Prima Repubblica fosse caduta per merito loro. Non ne beneficiavano per quello che, applicato al calcio di Arrigo Sacchi, era stato chiamato il <strong>fattore c</strong>, ovvero il fattore culo, no: era il frutto di una sapiente strategia, il risultato di una serie di tattiche rivelatesi vincenti. Su quali fossero, si sorvolava. L’ultima analisi politica di cui potessero fregiarsi parlava del «Fascismo del 2000». E abbiamo detto tutto.<br />
Di questa eterogenea combriccola, <strong>Gianfranco Fini era il migliore, e questo aiuta a capire cosa fossero gli altri. </strong>Ne conosceva i protagonisti come le sue tasche, era in grado di valutarne appetiti e fedeltà, scatti di orgoglio e conformismi. Non capendo nulla di sistemi politici aveva inizialmente schierato il suo partito per il <strong>proporzionale</strong>, e infatti fu il <strong>maggioritario</strong> che nel vincere e nell’inserirlo di forza nel sistema di alleanze del centrodestra fece la sua salvezza.<br />
È a questo punto che nella lunga marcia venne accelerato il passo. In una logica bipolare, bisognava tenersi stretti al grande Demiurgo che l’aveva resa possibile. Occorreva perciò rifondare il partito, liberarlo da ogni scoria e da ogni impurità, evitare che gli potesse essere rinfacciato il passato, che qualcuno potesse rimetterlo ancora una volta nel ghetto. Andava insomma tolta quella <strong>camicia nera</strong> che era stata in fondo la sua unica ragion d’essere. E pazienza se il sarto non ne aveva una nuova, e di un altro colore, pronta per la bisogna. Le avrebbero provate strada facendo, una con i disegni della coccinella, un’altra con l’emblema dell’elefantino, una di foggia liberale, un’altra di taglio liberista, una con le iniziali della Destra sociale, un’altra con quelle del Partito popolare&#8230; Tranne la nera, ossessivamente andava bene tutto. Anche nudi, ma alla meta (del potere).</p>
<p>Più o meno recalcitrante, più o meno osannante, la classe dirigente di quella che ora si chiamava Destra nazionale seguiva, come l’intendenza di Napoleone. Partito cesaristico, <strong>l’idea che il segretario-presidente potesse avere torto non era contemplata.</strong> Ci fu «<em>l’incidente della Caffettiera</em>», quando alcuni colonnelli dissero che forse era uscito di testa. Lui li degradò sul campo e loro rientrarono nei ranghi. Comunque, i cinque anni al governo furono magici. Ministri e sottosegretari valevano uno schierarsi sulla linea, spesso un vero e proprio sdraiarsi a tappetino sulla porta del principale-alleato. In fondo, era l’assunto, <strong>il Cavaliere è anziano e Fini è il suo delfino. </strong>Ne prenderà il posto, e noi con lui.<br />
Quando arrivò la sconfitta apparve sempre più chiaro che qualcosa non quadrava. Il sistema bipolare premiava gli alleati di governo, ma lo stare all’opposizione ne faceva crescere l’insofferenza. Perché il Grande Demiurgo non si decideva ad andarsene ai giardinetti lasciando il posto ai veri professionisti della politica?<br />
Il nuovo partito di <strong>Storace</strong> avrebbe dovuto far aprire gli occhi. Ma Storace venne subito derubricato da «ex ministro» a «ex autista di Michele Marchio», perché nel gioco della diffamazione interna quelli di Alleanza nazionale non avevano dimenticato nulla del loro essere stati missini.</p>
<p>Dove poteva arrivare un partitino così, nella logica bipolare, nell’idea del partito unico, nell’approdo ai Popolari europei? Era solo un incidente di percorso. E infatti&#8230; Tredici anni dopo, Alleanza nazionale è un <strong>partito senza identità</strong> che nella corsa affannosa del suo presidente verso il centro e verso una successione all’insegna del centrismo moderato se lo ritrova ora occupato più di prima e in più con il suo fianco destro questa volta presidiato da altri. La nuova legge elettorale vedrà i grandi partiti scegliersi gli eventuali alleati di governo non prima delle elezioni, ma dopo. Il cerchio si chiude e c’è sempre una nemesi politica e anche una lezione. <strong>Chi con Berlusconi guarisce, di Berlusconi perisce.    -STENIO SOLINAS -il Giornale-</strong></p>
<p><strong>Dove va An?</strong> Io proprio non lo so, ammesso che qualcuno lo sappia, anche al suo interno. So però <strong>dove non può andare</strong>, per non perdere ogni identità. Non può andare <strong>verso il centro</strong> degli ex Dc, dove diventerebbe una corrente &#8211; più o meno vasta &#8211; della destra democristiana. Non può rincorrere i gruppi, vecchi e nuovi, che si sono formati <strong>alla sua destra</strong>, dove si troverebbe in una impensabile posizione pre-Fiuggi. Potrebbe, certo, confluire nel Partito (o Popolo) della Libertà, ma è un’ipotesi scartata a priori dal suo gruppo dirigente o &#8211; almeno &#8211; da Gianfranco <strong>Fini</strong>. Il problema di An è dunque, prima di tutto, <strong>darsi un’identità che la distingua dal polpettone degli ex dc, dalla destra massimalista e dal nuovo partito di Silvio Berlusconi.<br />
</strong>Non condivido il pessimismo totale manifestato da Stenio Solinas su queste pagine. An ha espresso uomini che si sono dimostrati capaci di governare e di cambiare. E la fondazione <strong>Fare Futuro</strong> sembra la prova della volontà di guardare in avanti, piuttosto che indietro. Già nel luglio del 2006 Fini dette alcune indicazioni sulla svolta da dare al suo partito,  il quale:</p>
<ol>
<li> dovevatrovare un suo punto di convergenza «tra cultura nazionale cattolica e socialismo riformista»;</li>
<li>doveva essere capace di «rappresentare un’area vasta e plurale di culture e sensibilità diverse»;</li>
<li>doveva pensare «al cittadino come persona, non solo come consumatore o lavoratore»;</li>
<li>infatti, aggiunse, c’è nella destra «un’identità più profonda e quindi un senso etico della vita, spirituale o anche religioso».</li>
</ol>
<p>Tutte <strong>belle cose</strong>, certo, ma che non hanno avuto ancora modo di concretizzarsi, speriamo solo a causa delle contingenze politiche. E che, comunque, non identificano in modo abbastanza netto un partito che non può, pena una crisi fatale, scendere sotto la soglia del 10 per cento.<br />
Semplificando, mi sembra siano <strong>due le aree politiche</strong> e culturali ancora sgombre<strong> che An potrebbe occupare</strong>. Una è quella della <strong>destra libertaria americana</strong>, per la quale mi batto &#8211; inascoltatissimo &#8211; da anni. Se sono inascoltato un motivo c’è, e evidentemente ho torto: l’elettorato di An e la sua classe dirigente non sono né pronti né intenzionati a compiere il gran salto che li porterebbe dalla destra più antica, quella postfascista, a quella libertaria. Per la crescita di questa destra nuova bisognerà far crescere, come una pianta di serra, i Radicali Liberali di Benedetto Della Vedova, sperando che ricevano altra linfa dal ritrovato Daniele Capezzone e dai pannelliani che dovessero seguire il suo esempio.</p>
<p>Allora rimane soltanto lo spazio per un <strong>partito modernamente conservatore.</strong> Attentissimo, cioè, a delineare i confini fra un conservatorismo aperto ai cambiamenti della società e quello perdente e dannoso di chi pensa che solo il vecchio è buono. Un sano conservatorismo sarebbe, per esempio, <strong>difendere l’identità italiana dall’omologazione europea:</strong> uno spazio di manovra ancora vergine nella nostra politica.    <strong>GIORDANO BRUNO GUERRI &#8211; il Giornale-</strong></p>
<p align="center"><em><strong>LA GUERRA CONTINUA</strong>, </em></p>
<p align="center"><em><span style="text-decoration: underline;">come disse quel </span><span style="text-decoration: underline;">f.d.p. di</span> </em></p>
<p align="center"><em><strong>Badoglio</strong>. </em></p>
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