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	<title>Il Cantaro &#187; Fini</title>
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		<title>Si potrebbe andare tutti allo zoo comunale…</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 15:29:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terenzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se non ci fosse da piangere, sarebbe uno spettacolo divertentissimo, fantasmagorico, quello a cui assistiamo, portato sulle scene dalla compagnia itinerante del “Popolo della Libertà”.
Una sorpresa dopo l’altra, senza canovaccio ma “a braccio”, incentrato sull’improvvisazione di tutta la troupe, dal capo-comico alla sua spalla, fino all’ultima delle comparse (senza dimenticare le ballerine di fila…).  Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se non ci fosse da piangere, sarebbe uno spettacolo divertentissimo, fantasmagorico, quello a cui assistiamo, portato sulle scene dalla compagnia itinerante del <strong>“Popolo della Libertà”</strong>.</p>
<p>Una sorpresa dopo l’altra, senza canovaccio ma “a braccio”, incentrato sull’improvvisazione di tutta la troupe, dal capo-comico alla sua spalla, fino all’ultima delle comparse (senza dimenticare le ballerine di fila…).  Da qualche tempo il repertorio viene rivisto in continuazione, passando dall’avanspettacolo in abiti succinti delle <em>Folies bergeres</em> (= follie pecoreccie) alla tragedia shakespeariana (Otello e Jago) e toccando ora pirandellianamente “Il berretto a sonagli”, con <strong>Berlusconi</strong> nelle vesti di “Ciampa mbèèè”, il marito tradito le cui corna vengono ufficializzate.</p>
<p>Si scopre infatti che l’<strong>eroe del predellino</strong>, che con una folgorazione ha dato vita al <strong>PdL</strong>, subito ridicolizzato dal socio <strong>Fini </strong>(<em><strong>“Siamo alle comiche finali…” </strong></em>commentò all’inizio, per poi –solo qualche giorno- accodarsi e sistemarsi comodamente), <span style="text-decoration: underline;">è si “padrone” del simbolo del partito, ma non può utilizzarlo senza il consenso scritto di tutti i 10 soci fondatori.</span> Riporto dal <strong>&#8220;<a href="http://www.iltempo.it/politica/2010/07/26/1183962-senza_leader.shtml" target="_self">TEMPO</a>&#8220;</strong>:</p>
<blockquote><p><span style="color: #ff0000;"><strong>È un po’ come quando il proprietario del pallone, offeso, prende e se ne va costringendo gli altri ad interrompere la partita. Berlusconi potrebbe farlo domattina. Potrebbe prendere il simbolo del Pdl e lasciare tutti in braghe di tela. Peccato che poi avrebbe bisogno dell&#8217;autorizzazione di Gianfranco Fini per utilizzarlo. No, non è uno scherzo. Ma il frutto di un atto notarile (ripescato da Vanity Fair) siglato il 27 febbraio del 2008. Quello con cui dieci persone hanno dato vita all&#8217;associazione &#8220;Il Popolo della Libertà&#8221;.</strong></span></p></blockquote>
<p>Di fronte a tanta sprovvedutezza come meravigliarsi se il ministro <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/veronesi_non_mi_pieghero_diktat_pd/26-07-2010/articolo-id=463400-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Prestigiacomo</strong></a> propone il vegliardo Umberto <strong>Veronesi</strong>, con cuore e portafogli a sinistra, senatore del <strong>PD</strong>, alla testa dell’<em><strong>Agenzia per la Sicurezza del Nucleare</strong></em> e l’ottantacinquenne scienziato onnisciente <a href="http://www.corriere.it/politica/10_luglio_26/veronesi-lettera_f7e70862-9882-11df-a51e-00144f02aabe.shtml?fr=box_primopiano" target="_blank">ritiene seriamente di mettere la sua baldanza giovanile a disposizione?</a></p>
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		<title>Il Gran Consiglio</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 12:47:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Interna]]></category>
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		<description><![CDATA[Molti, troppi, danno Berlusconi per finito, politicamente e poi, di conseguenza, personalmente. Anche  se vendere la pelle dell’orso prima d’averlo ucciso non è il massimo dell’avvedutezza, non c’è dubbio che Berlusconi, il suo governo ed il suo (?) partito non siano di questi tempi al top del successo.
Difficoltà oggettive di gestione della crisi economica, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Molti, troppi, danno <strong>Berlusconi</strong> per finito, politicamente e poi, di conseguenza, personalmente. Anche  se vendere la pelle dell’orso prima d’averlo ucciso non è il massimo dell’avvedutezza, non c’è dubbio che <strong>Berlusconi</strong>, il suo governo ed il suo (?) partito non siano di questi tempi al top del successo.</p>
<p style="text-align: left;">Difficoltà oggettive di gestione della crisi economica, e delle manovre tentate per disincagliare l’economia scontentando tutti, intrecciate a decisioni e scelte fatte con leggerezza e di cui oggi si pagano le conseguenze giudiziarie e d’immagine, unite all’oggettiva azione di logoramento di potenti, prevenute ed intoccabili figure istituzionali, con l’aggiunta del male oscuro (ma non tanto&#8230;) della rivalità interna del <em><strong>co-af-fondatore</strong></em> del partito stanno facendo vacillare il consenso e il morale delle truppe, dallo stato maggiore all’ultimo militante.</p>
<p style="text-align: left;">Troppe le variabili perché gli osservatori più equilibrati riescano a fare previsioni, al di là di quanto sognato dalle molte volpi con l’acquolina in bocca in attesa che il formaggio ancora in bocca al corvo precipiti.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;">Un tempo, ai giovani che ambivano a diventare giornalisti il concetto di notizia si spiegava così: un cane che morde un uomo è la normalità, l&#8217;uomo che morde il cane è una notizia.</p>
<p style="text-align: left;">Ecco, oggi un simile esempio si può fare col presidente della Camera Gianfranco<strong> Fini</strong>. Se rilascia una dichiarazione critica nei confronti del cofondatore del suo partito o di qualche berluscones, siamo nella norma; se invece dovesse elogiare un atto del Cavaliere, allora ecco che sarebbe una notizia.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #ff00ff;"><strong>Il centrosinistra ha finalmente trovato che il leader che cercava.</strong></span> Capace non solo di rispondere punto su punto, senza mai arretrare, all&#8217;odiato presidente del Consiglio, ma &#8211; soprattutto &#8211; di guidare una seria e capace opposizione parlamentare.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">scrive Massimiliano <strong>Gallo</strong> sul <strong><em>Riformista.</em></strong></p>
<p style="text-align: left;">Tutti gli oppositori, privi di programmi, leader e consenso, incapaci di andare in porta, sperano ardentemente in un autogol della squadra di governo e <strong>Fini</strong>, considerata l’ormai consolidata esperienza nella navigazione a zig-zag e controvento, è l’uomo giusto, soprattutto se c’è coincidenza con i suoi interessi. Ora parrebbe ritornare portabandiera della destra, dopo aver ridicolizzato e distrutto una tradizione cinquantennale, costata (non certo a lui) lacrime  esangue.</p>
<p style="text-align: left;">In un&#8217;<a href="http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/247349/" target="_blank">intervista</a> anche <strong>Di Pietro</strong>, autoinvestitosi del ruolo di vergine vestale custode del fuoco giustizialista, blandisce e getta l’amo, sperando che il subacqueo abbocchi.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;">Sostiene Antonio <strong>Di Pietro</strong>:</p>
<p style="text-align: left;"><strong>«È giunta l&#8217;ora di dividere il campo in due: da un lato il partito dell&#8217;illegalità a struttura e vertice piduista, dall&#8217;altro il partito della legalità. <span style="color: #ff00ff;">Il mio è un invito a Bersani e Fini: facciamo una coalizione nuova.</span> Sia chiaro, però, che il mio campo resta quello del centrosinistra». </strong><br />
Il presidente della Camera riprende in mano la vecchia bandiera della “sua” destra, quella della legalità, e rischia di fare la fine dell&#8217;interista Mario Balotelli, il pezzo più pregiato di questo calciomercato estivo. Chi lo vuole cacciare. E chi se lo prenderebbe subito.<br />
Del resto, da quando Gianfranco Fini ha introdotto la questione morale nella maggioranza, il suo consenso potenziale sul mercato della politica si è triplicato. Dal 4 al 12 per cento, come riportato giovedì scorso dal Corriere della Sera.<br />
Preoccupato, onorevole Di Pietro?<br />
<strong>E perché? Semmai orgoglioso. Sono anni che insisto sul tema della legalità. Fino all&#8217;ultima manifestazione che ho fatto a Piazza Navona sono stato considerato quasi un extraparlamentare sulla questione morale. Ma lei lo sa che cosa ha detto Bersani ultimamente? […] Il segretario del Pd si è sfogato coi suoi e ha detto che non bisogna lasciare a me la bandiera dell&#8217;etica in politica. E io anche di questo sono orgoglioso. Significa che sarò pure un contadino con le scarpe grosse ma ho dimostrato di avere il cervello fino. Ci avevo visto giusto. Ora fanno tutti i giustizialisti.</strong><br />
Quindi?<br />
<strong>In una situazione grave come questa per battere il modello piduista al governo del paese c&#8217;è bisogno di dividere il campo in due in nome della questione morale. Anche perché le persone oneste esistono a destra come a sinistra. Mi rivolgo a Bersani e anche a Fini.</strong><br />
Nel 2007 lei e Fini avete presentato insieme un ddl contro la casta. Senza contare il sostegno missino alle inchieste di Tangentopoli.<br />
<strong>La legalità non ha colore politico. Quando le nostre inchieste scoperchiarono il malaffare della Prima Repubblica, i partiti che non non avevano le mani sporche ci sostennero. È il caso del Msi di Fini ma anche alla Lega di Bossi.</strong><br />
Fini, dunque, ritorna all&#8217;antico?<br />
<strong>Sta vivendo una fase di resipiscenza che spero porti a compimento. […]</strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">A parte l&#8217;anacronistico e controproducente richiamo al <strong>MSI</strong> e al collegamento con Fini, il tempismo è fondamentale in politica (e non solo).</p>
<p style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Domani è domenica, 25 luglio.</strong></span></span></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Quale giorno più adatto, evocativo e scaramantico per approvare l’ordine del giorno di 63 anni fa, far dimettere il Capo e arrestare il Cavaliere?<br />
Dopo? La guerra continua… e s’arriva all’8 settembre.</strong></p>
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		<title>Coniglietto mannaro</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 13:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un’intervista a Pierferdinando Casini apparsa su La Stampa si toccano molti dei punti critici della politica italiana, almeno per quello che riguarda i partiti maggiori, dal PD, in queste settimane alle prese con la scelta del futuro segretario e di conseguenza della nuova rotta che questi imporrà, sino al Pdl e al suo (non)futuro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un’intervista a Pierferdinando <strong>Casini </strong>apparsa su <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200907articoli/45645girata.asp" target="_blank"><em><strong>La Stampa</strong></em></a> si toccano molti dei punti critici della politica italiana, almeno per quello che riguarda i partiti maggiori, dal<strong> PD</strong>, in queste settimane alle prese con la scelta del futuro segretario e di conseguenza della nuova rotta che questi imporrà, sino al <strong>Pdl</strong> e al suo (non)futuro in assenza di <strong>Berlusconi</strong>.</p>
<p>Ovviamente le cose sono viste dall’angolo visivo dell’<strong>UDC</strong> con il limite fisiologico che s’interpone tra il sogno e la realtà, ma se ne possono trarre alcuni spunti di riflessione:</p>
<blockquote><p><strong><em>Onorevole Casini, fra cento giorni il Pd avrà un nuovo segretario. Come segue la sfida fra Bersani, Franceschini e Marino?</em></strong></p>
<p><strong><em></em><span style="color: #0000ff;">«Con interesse, perché il Pd è il secondo partito italiano e dobbiamo capire bene quali sono le indicazioni, i progetti dei candidati[…] Seguo con interesse e distacco l’evolversi dei lavori, e basta. Qualcun altro, e penso a Di Pietro, anche attraverso Grillo, sta iniettando alte dosi di veleno, lavora alla distruzione del Pd. […] oggi il Pd è ondeggiante fra il rispetto delle istituzioni, di cui Napolitano è il garante e il custode, e la deriva dipietrista alla quale il partito corre dietro per non perdere elettori. Portarsi Di Pietro in Parlamento è stato un errore enorme di Veltroni».</span></strong></p>
<p><strong><em>Lei ha in animo un progetto, il grande partito di centro&#8230;</em></strong></p>
<p><strong><em></em><span style="color: #0000ff;">«Ed è un progetto che rimane in campo […] va avanti indipendentemente da quello che dicono, fanno e decidono gli altri. </span></strong></p>
<p><strong>[…] <em>qualcuno ipotizza che lei potrebbe essere il leader di una nuova coalizione di centrosinistra?</em></strong></p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">«Ma non è possibile. Non potrei mai essere un nuovo Prodi perché che mi mancano due requisiti fondamentali.Primo, non sono Prodi. Ho un’altra storia. Non esprimo il cattolicesimo dossettiano che è di Romano e che ha nella sua ragione costitutiva di trovare un punto d’incontro tra la sinistra e parte del mondo cattolico. E in secondo luogo non c’è la mia volontà. Non credo a un simile progetto politico. Se si pensa all’Udc come alla Margherita del 2010 si compie una sciocchezza. Si ripeterebbero gli stessi errori commessi dall’Unione. Prodi non ha fallito perché è uno stupido, anzi. Ha fallito perché il progetto non stava in piedi allora, e non starebbe in piedi adesso un governo che somma l’estrema sinistra e l’Udc magari passando per Di Pietro». </span></strong></p>
<p><strong>[…]  <em>Roberto Formigoni la invita. Dice che lei è candidato alla successione di Berlusconi insieme con Tremonti e Fini.</em></strong></p>
<p><strong><em></em><span style="color: #0000ff;">« […] temo per loro che il Pdl sia una costruzione che non sopravviverà a Berlusconi. Il premier ha un carisma che copre tante magagne e il Partito del Sud, composto da gente che cerca poltrone perché non ne ha, è l’ultimo esempio. Non si pone il problema della futura leadership del Pdl perché il Pdl non ha futuro senza Berlusconi».</span></strong></p>
<p><strong><em>Quanto influisce in tutto questo il caso delle escort? L’Udc è rimasto ai margini della polemica.</em></strong></p>
<p><strong><em></em><span style="color: #0000ff;">«Non voglio esprimere pareri anche perché noi, e gli altri partiti, siamo spettatori troppo interessati per farlo. Ritengo che gli italiani leggano e si rendano conto da soli di quello che sta succedendo. Quanto al nostro giudizio, credo lo si immagini. Ma non è certo con mozioni tipo quella di Zanda che si affronta il problema».</span></strong></p>
<p><strong><em>Perché?</em></strong></p>
<p><strong><em></em><span style="color: #0000ff;">«Perché è una mozione ridicola, nella quale si dice che chi governa “deve assumere comportamenti coerenti tra la vita pubblica e quella privata”. Cioè si dice che chi governa deve comportarsi bene. E’ una cosa che sta fra l’infantilismo politico e l’ipocrisia moralistica. Le chiacchiere stanno a zero: se il Pd ritiene di censurare Berlusconi per i suoi comportamenti privati e su quelli magari chiede di insediare una commissione d’inchiesta, allora tutti saremo obbligati a dare risposte limpide e chiare. Ma o si ha questo coraggio o si lascia perdere. Altrimenti siamo davanti a un “vorrei ma non posso” che fa cadere in ridicolo la politica italiana.»</span></strong></p></blockquote>
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		<title>Puzza di petrolio</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 15:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terenzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come siamo caduti in basso! Fortuna che il gesto d’orgoglio di Fini, restato senza parole, e postumo quanto si vuole, ha ridato la dignità all’Italietta e verrà ricordato nella Storia, così come lo “schiaffo d’Anagni” a Bonifacio VIII.
Ma, mi chiedo, come può un Paese come l’Italia, seppur bisognosa e con le toppe al culo, sollecitare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come siamo caduti in basso! Fortuna che il gesto d’orgoglio di <strong>Fini</strong>, restato senza parole, e postumo quanto si vuole, ha ridato la dignità all’Italietta e verrà ricordato nella Storia, così come lo “schiaffo d’Anagni” a Bonifacio VIII.</p>
<p>Ma, mi chiedo, come può un Paese come l’Italia, seppur bisognosa e con le toppe al culo, sollecitare e ricevere la visita ufficiale d’un dittatore spietato come <strong>Gheddafi</strong>?</p>
<blockquote><p><span style="color: #3366ff;"><strong>“ D&#8217;accordo, gli affari sono affari. Le leggi del profitto non sempre coincidono con i principi morali. E il business, come diceva quel tale, a volte &#8220;è un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo&#8221;. E&#8217; tutto vero. Ma c&#8217;è qualcosa di umiliante nel modo in cui l&#8217;establishment economico (non solo quello politico) si è prostrato per baciare l&#8217;anello di Sua Altezza Muhammar Gheddafi.[…] Ma c&#8217;è modo e modo di accaparrarsi commesse e contratti. […] Via, signori imprenditori, un po&#8217; di dignità.”</strong></span></p></blockquote>
<p>Come non essere d’accordo con Massimo <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-6939.htm" target="_blank"><strong>Giannini</strong></a>, vicedirettore di <strong>Repubblica</strong>, che, già preoccupato per gli interessi del suo quotidiano dopo  l&#8217;invito di Berlusconi a non foraggiare con la pubblicità i giornali &#8220;complottisti&#8221;,  deplora sdegnato e rimbrotta aspramente i <img class="alignright size-full wp-image-3393" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="tianjin" src="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2009/06/tianjin.jpg" alt="tianjin" width="220" height="164" />bottegai-imprenditori immemori del nostro passato, di quando il grande <a href="http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/economia/missione-cina/prodi-forum/prodi-forum.html" target="_blank"><strong>Prodi</strong></a>, detto <em><strong>&#8220;il piccolo timoniere&#8221;</strong></em> (per non confonderlo con <strong>Mao</strong>) si recava in <a href="http://italian.cri.cn/241/2006/09/06/Zt64@63954.htm  " target="_blank">visita in Cina</a> (sei giorni) in delegazione pletorica per concludere affari con quella democratica repubblica dove Wen <strong>Jiabao</strong>, come i predecessori, assicura ancora la libertà al popolo e amorevolmente lo ascolta e lo corregge, quando sbaglia (il popolo).  Ecco lui si, sarebbe meritevole della laurea <strong><em>“onoris causa persa”</em></strong> dell’Università di <strong>Sassari</strong>.</p>
<p><strong> Mai un governo democratico della nostra ex-democratica Repubblica avrebbe stretto la mano destra, grondante sangue e petrolio, d’un volgare dittatore. </strong></p>
<p><strong>Certo, se si fosse trattato della mano sinistra… si sa… una mano lava l’altra e dopo, pulite, possono entrambe tappare gli occhi e gli orecchi, a scelta.</strong></p>
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		<title>Prevedere l’imprevedibile</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2009 17:51:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente Berlusconi, seduto sul cratere del vulcano, sente odore di bruciato, perché fiuta il vento, come sostengono gli amici, o perché gli sta andando a fuoco la coda di paglia, come dicono gli avversari.
Fatto sta che, un po’ per mettere le mani avanti e non cadere “a bocc’a terra”, un po’ per lanciare avvisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente <strong>Berlusconi</strong>, seduto sul cratere del vulcano, sente odore di bruciato, perché fiuta il vento, come sostengono gli amici, o perché gli sta andando a fuoco la coda di paglia, come dicono gli avversari.</p>
<p>Fatto sta che, un po’ per mettere le mani avanti e non cadere <em>“a bocc’a terra”</em>, un po’ per lanciare avvisi ai naviganti, parla insistentemente e con tono preoccupato di <strong>complotto ai suoi danni</strong>.</p>
<p>Ne ha esperienza diretta se, come dice <strong>Cossiga</strong>, (che si dichiara certo delle trame per mettere un non eletto al posto di Berlusconi fatto fuori dal governo) <span style="color: #3366ff;"><em><strong>&#8220;già Scalfaro diede il governo a un non eletto, rimangiandosi la promessa delle elezioni&#8221;. </strong></em></span></p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em><strong></strong></em></span>Anche <a href="http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/69243/" target="_blank">Gianpaolo <strong>Pansa</strong></a>, un un articolo dedicato a <strong>Fini </strong>e al suo revisionismo “ad alta velocità” che ha avuto modo di manifestarsi anche in occasione della commemorazione della morte di Enrico <strong>Berlinguer</strong>, parla incidentalmente delle sorti del governo, dandolo per agonizzante come cosa evidente agli occhi di tutti e ipotizzando scenari post-mortem:</p>
<blockquote><p><span style="color: #3366ff;"><strong>“Vorrei ricordare al presidente della Camera che riscrivere la storia è sempre possibile. Ma che bisogna stare molto attenti nel farlo. Il revisionismo piace a me quanto a lui. Tuttavia, per praticarlo senza il rischio di scivolare, occorre misurare bene il passo. E avere solide basi culturali.<br />
Non m’illudo che Fini segua il mio consiglio. Lui si muove secondo un progetto politico preciso: liberarsi di Silvio Berlusconi, ormai considerato un morto che cammina. Al di là di questa prima mossa, tutto è ancora da decidere. Un governo tecnico al posto di quello attuale? Un governo di unità nazionale, guidato dal presidente della Camera? Non lo so. Quando un big della casta partitica riscrive la storia a proprio uso e consumo, può accadere davvero di tutto.”</strong></span></p></blockquote>
<p>Ancora più avanti nel vendere la pelle dell’orso prima d’averlo ucciso è <strong>D’alema</strong>, tanto ansioso di rivedersi messo al centro dei giochi da chiamare addirittura alle armi le truppe per ora demoralizzate e disperse del PD:</p>
<blockquote><p><span style="color: #ff0000;"><strong>&#8220;L&#8217;opposizione sia pronta in caso di scosse.Nella vicenda italiana potranno avvenire delle scosse, anche perché Berlusconi non è uomo che accetti il declino politico e umano, animato com&#8217;è da un mito dell&#8217;eterna giovinezza, miti sempre pericolosi&#8230; Scosse significa momenti di conflitto, difficoltà anche imprevedibili. Del resto, le scosse sono così, imprevedibili. Questo richiede che l&#8217;opposizione sia in grado di assumersi le proprie responsabilità e anche che sia nella pienezza delle sue funzioni.”</strong></span></p></blockquote>
<p>dice a Lucia <a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/berlusconi-varie/berlusconi-d-alema/berlusconi-d-alema.html" target="_blank"><strong>Annunziata</strong></a>, dimostrando di poter prevedere le scosse… imprevedibili.</p>
<blockquote><p><span style="color: #ff0000;"><strong>&#8220;Non c&#8217;è alcun complotto. C&#8217;è la condizione di un presidente del Consiglio che unisce, a una notevole arroganza e violenza verbale, una grande debolezza sostanziale, cioè incapacità di governare il paese, e anche di immagine, specialmente sulla scena internazionale. E’chiaro che la tentazione di dare la colpa a qualche oscuro complotto diventa la scorciatoia, anziché fare i conti con le ragioni di questa debolezza, che sono nella fragilità e nei comportamenti del presidente del Consiglio. </strong></span></p></blockquote>
<blockquote><p><span style="color: #ff0000;"><strong>Non c&#8217;è dubbio che Berlusconi si riferisce al suo mondo: noi siamo all&#8217;opposizione ed è certo che noi non difendiamo la sua maggioranza. Teme quelli intorno a lui. Nel centrodestra c&#8217;è un malessere evidente&#8221; e a comandare è &#8220;la guardia pretoriana, che è Bossi&#8221; […] una condizione tipica da fine impero, &#8220;quando le guardie pretoriane hanno sempre più potere dei senatori&#8221;. </strong></span></p></blockquote>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong></strong></span><span style="color: #993366;"><strong>Tre sono le ipotesi che si possono fare:</strong></span><br />
<strong>1.</strong> Gli addetti ai lavori più esperti dell’ambiente politico sanno o intravvedono molte più cose in arrivo di quante ufficialmente non traspaiano e si danno appuntamento al dopo-referendum e ancor di più al vertice del G8, dove “qualcosa” succederà;<br />
<strong>2. </strong> Si tratta esclusivamente di patologia psichiatrica che porta a confondere la fantasia, fortemente  e da troppo lungo tempo irrealizzata, con la dura realtà;<br />
<strong>3. </strong> Può essere un banale e comunissimo caso di pertinenza andrologica: l’<strong><em>eiaculatio precox</em></strong>, ultimo e senile capitolo della serie <strong>“Ha da venì, Baffone…”.</strong></p>
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		<title>Vacca nze romane</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 11:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terenzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;…se ansia di gloria e sete d&#8217;onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all&#8217;amore.
Quand&#8217;ecco nell&#8217;acqua si compone
mirabile visione
il simbolo d&#8217;amor.
Nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde
ignudo in pieno sol…”
Puntualissimo all’incontro con Emma Marcegaglia nella sede della Confindustria e addirittura in anticipo all’Auditorium per l’abbraccio con settecento donne, accolto calorosamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #f00ef0;"><strong>&#8220;…se ansia di gloria e sete d&#8217;onore<br />
spegne la guerra al vincitore<br />
non ti concede un momento per fare all&#8217;amore.<br />
Quand&#8217;ecco nell&#8217;acqua si compone<br />
mirabile visione<br />
il simbolo d&#8217;amor.<br />
Nel folto di lunghe trecce bionde<br />
il seno si confonde<br />
ignudo in pieno sol…”</strong></span></p>
<p>Puntualissimo all’incontro con Emma <strong>Marcegaglia</strong> nella sede della Confindustria e addirittura in anticipo all’Auditorium per l’abbraccio con settecento donne, accolto calorosamente dal ministro Mara <strong>Carfagna</strong>, col sangue in subbuglio e la prostata irritata, <strong>Gheddafi</strong> ha dato buca a <strong>Fini</strong>, <strong>Pisanu</strong> e <strong>D’Alema</strong> che nel caldo pomeriggio romano lo attendevano per una lavata di testa a Montecitorio.</p>
<p>Dopo due ore di dubbi e d’ansia, nel mistero più assoluto, <strong>Fini</strong> ha annullato la riunione senza mancare di rovesciarsi addosso tutta la brodaglia politicamente corretta che aveva riscaldato per rifilarla al dittatore libico. Condoglianze di circostanza da tutti: <span style="color: #993366;"><em><strong>stretti affettuosamente vicini, partecipiamo…</strong></em></span></p>
<p><span style="color: #993366;"><em><strong></strong></em></span> Avendo suscitato l’entusiamo femminile al mattino per aver detto che</p>
<blockquote><p><span style="color: #3366ff;"><strong>“nel mondo arabo le donne sono considerate dei soprammobili”</strong></span> per cui ci vorrebbe  <span style="color: #3366ff;"><strong>&#8220;una rivoluzione rosa, che si innesti su una rivoluzione culturale che permetta alle donne di non essere più oggetti&#8221;</strong></span></p></blockquote>
<p>sprecare il pomeriggio romano in un’aula sorda e grigia di Montecitorio gli è parso sconveniente e ha pensato di utilizzare meglio il suo tempo.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>Un malore</strong></span>, hanno pensato e detto i più finti-tonti tra tutti, che, precipitatisi a trovarlo sotto la tenda, lo hanno trovato in buona salute e pronto alle scuse.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>La preghiera del venerdì</strong></span>, ha giustificato l’ambasciata libica, tacendo sulla posizione del missionario,  molto impegnativa dopo la sovreccitazione del mattino.</p>
<p>Nella tarda serata il tripolitano ha girato per Roma, pieno d’appetiti che ha sedato prima da “il Bolognese” a Piazza del Popolo e infine sotto la tenda, dopo che se n’è andato pure quello scocciatore di <strong>Berlusconi</strong>.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Unica lamentela per l’accoglienza romana: la tenda non era insonorizzata e siccome attorno non c’era il deserto…</strong></span></p>
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		<title>Dalle analisi risulta…</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 15:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Davvero, come si legge in molte analisi italiane, il voto cattolico alle elezioni europee del 2009 in Italia ha abbandonato in misura significativa il PDL, il partito di maggioranza relativa del premier Silvio Berlusconi? 
Ed è colpa di Noemi, cioè della diciottenne Noemi Letizia alla cui festa di compleanno ha partecipato lo stesso Berlusconi determinando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="color: #3366ff;"><strong>“Davvero, come si legge in molte analisi italiane, il voto cattolico alle elezioni europee del 2009 in Italia ha abbandonato in misura significativa il PDL, il partito di maggioranza relativa del premier Silvio Berlusconi? </strong></span></p>
<p><span style="color: #3366ff;"><strong>Ed è colpa di Noemi, cioè della diciottenne Noemi Letizia alla cui festa di compleanno ha partecipato lo stesso Berlusconi determinando le ire della moglie, che ha chiesto il divorzio, e una prolungata campagna di stampa guidata dal quotidiano di sinistra la Repubblica?”</strong></span></p></blockquote>
<p>Questo il quesito che s’è posto Massimo <a href="http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=25230" target="_blank"><strong>Introvigne</strong></a> ed al quale ha cercato di dare risposta con un’<span style="text-decoration: underline;">analisi dei flussi elettorali</span> su un campione selezionato di <span style="text-decoration: underline;">cattolici praticanti</span>.</p>
<p>Non mancano le sorprese ma anche le conferme, con il moralismo di facciata che non risulta determinante nelle scelte, mentre importanti e decisive per la “fronda” si sono rivelate le posizioni anti-cattoliche di <strong>Fini </strong>e l’apparente/reale indifferenza del governo per le sorti delle famiglie più colpite dalla crisi economica.</p>
<p>Quest’ultimo aspetto, giusto o sbagliato per come s’è configurato nella visione cattolica, può essere corretto con relativa facilità.</p>
<p>Molto più difficile ridimensionare <strong>Fini</strong>, anche se, occorre dire, lo sta facendo bene da solo…</p>
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		<title>Marameo perché sei morto…</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 13:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che brutta partita! A risultati quasi definitivi si può dire che s’è conclusa con un pareggio. In gergo sportivo “a reti inviolate”, letteralmente, perché nel corso dello scontro, tranne le reti, tutto è stato violato.
Chi, turandosi il naso, è andato a votare lo ha fatto contro qualcuno, non a favore dell’altro. Nessuno ha meritato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Che brutta partita! </strong></span>A risultati quasi definitivi si può dire che s’è conclusa con un pareggio. In gergo sportivo “a reti inviolate”, letteralmente, perché nel corso dello scontro, tranne le reti, tutto è stato violato.</p>
<p>Chi, turandosi il naso, è andato a votare lo ha fatto contro qualcuno, non a favore dell’altro.<strong> Nessuno ha meritato di vincere ed infatti così è stato.</strong></p>
<p>La mancanza di una linea politica convincente ha costretto l’opposizione, divisa e inconcludente, ad accodarsi alla tattica messa in piedi dalla grande stampa avversaria, nazionale ed estera, spinta da motivazioni di basso interesse oltrechè da odio ideologico.</p>
<p>Tutta la potenza di fuoco s’è concentrata sull’attacco personale contro <strong>Berlusconi</strong>, ricoprendolo per quanto possibile di fango e sterco, coadiuvata dalle circostanze che mettevano in imbarazzo e difficoltà la “vittima”, colpevolizzata di comportamenti che, poco tempo fa, erano invece rivendicati come valori intoccabili per l’arcobaleno della sinistra. Il moralismo scandalistico da baciapile è stato rispolverato e utilizzato contro il “nemico”, dimenticando tutte le battaglie di liberazione sessuale, bisessuale, trisessuale combattute contro quello che era chiamato l’oscurantismo clericale.</p>
<p>Purtroppo, <strong>lo sventurato rispose</strong> e, peggio, si limitò a rispondere, senza contrattaccare scegliendo lui il terreno dello scontro, scivolando sui suoi comportamenti che nel mondo dell’ipocrisia e del voyeurismo fanno comunque presa. I meriti di un anno di buon governo e di buona politica sono stati oscurati e dimenticati da parte della pubblica opinione, abbagliata dallo splendore di qualche tetta al vento e dalla penombra dell’alcova.</p>
<p><strong>Il PD gioisce perché non è morto</strong>, come temeva, e brinda per aver perso solo il 7%. Buon per loro e <strong>cento di questi giorni!</strong></p>
<p><strong></strong>Il fatto preoccupante è che si autoconvinceranno di poter riuscire nell’intento di eliminare Berlusconi: l’odore del sangue eccita gli sciacalli. Immagino che  continueranno la battaglia sugli stessi temi e con gli stessi argomenti e anzi accentuandoli, magari con un’ulteriore e decisiva spinta di qualche toga, in vicinanza del G8 e davanti ad una nobile platea.</p>
<p>Il nervosismo del Berlusca, che può perdere lucidità nel vedere rosicchiato dai topi il suo piedistallo, può aggravare la situazione d’affanno, con la ricerca di capri espiatori –ne può trovare quanti ne vuole, perché ce ne sono a bizzeffe- dentro il suo partito che ha dimostrato d’essere un grosso tricheco arenato su un banco di sabbia. <strong>Ma è lui che l’ha voluto così… </strong></p>
<p>A questo punto risalta la pochezza di <strong>Fini</strong> e la miopia della sua strategia, che non lo rende crebibile ed affidabile come successore eventuale alla guida del centro-destra.</p>
<p>Ora non resta che aspettare il prossimo venturo avviso di garanzia.</p>
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		<title>Aporia, aporia, per piccina che tu sia…</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 11:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terenzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I dietrologi, termine ambiguo che di questi tempi può evocare la sempre più affollata città di Sodoma, hanno un gran d’affare per stanare le quinte colonne, quanto mai attive  in vista della soluzione finale, quella sognata da Veltroni e che rischia di diventare un incubo per Franceschini, se per l’ennesima volta Berlusconi la scampa.
Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>dietrologi</strong>, termine ambiguo che di questi tempi può evocare la sempre più affollata città di Sodoma, hanno un gran d’affare per stanare le quinte colonne, quanto mai attive  in vista della <strong>soluzione finale</strong>, quella sognata da <strong>Veltroni</strong> e che rischia di diventare un incubo per <strong>Franceschini</strong>, se per l’ennesima volta <strong>Berlusconi</strong> la scampa.</p>
<p>Il nemico s’annida dovunque, spesso più sprovveduto di <strong>Fantozzi </strong>ma talvolta più insidioso di<strong> Diabolik</strong>.<br />
<strong>Milton</strong>, su <a href="http://www.loccidentale.it/articolo/quella+minoranza+del+pdl+che+va+all%27attacco+continuo+del+premier.0071999" target="_blank"><em><strong>l’Occidentale</strong></em></a>, tratteggia lo scenario di guerra, sul campo e d&#8217;<em>intelligence</em>,  temendo soprattutto il nemico interno:</p>
<blockquote><p><strong>L’attacco è partito, orchestrato, subdolo, prederterminato. Mancano poche settimane al </strong><strong>G8, un’occasione imperdibile per incrinare significativamente l’immagine e il consenso del Presidente del Consiglio. […]  La strategia destabilizzatrice del Governo e del Premier è perseguita, neanche tanto nascostamente, non solo dai soliti poteri forti (qualcuno dia un’occhiata alla Stampa diretta da l’ex-capo redattore di Repubblica), ma anche da quella che ormai si autodefinisce la minoranza del PdL.</strong></p></blockquote>
<p>Riferendosi alle dichiarazioni di una giornalista vicina (politicamente) a <strong>Fini</strong>, continua:</p>
<blockquote><p><strong>[…] il Presidente della Camera On. <span style="text-decoration: underline;">Fini rappresenta la minoranza all’interno del PdL</span>, unico – dice lei &#8211; baluardo contro il cesarismo berlusconiano, che ha imposto nel partito  <em>“una struttura piramidale dove tutto dipende dall’alto”</em>. Fini <em>“contro il pensiero unico… rappresenta una prospettiva di cambiamento. Lui sogna una destra decente”</em>, ovviamente contrapposta ad una destra indecente, rappresentata da Berlusconi.</strong></p>
<p><strong>[…] Gli ultimi mesi, invece, sono stati un continuo ritornello di moniti, reprimende, richiami, apoteosi del politically correct della terza carica dello Stato, ad ogni sospiro del Presidente del Consiglio.</strong></p>
<p><strong>[…] Berlusconi ha  […] detto, niente più e niente meno, quello che tutti pensano: due camere sono troppe, mille parlamentari sono un’enormità, gli iter legislativi sono lenti e sarà difficile che siano i parlamentari stessi a volersi autodistruggere.</strong></p>
<p><strong>Dov’è lo scandalo? E invece no, apriti cielo!</strong></p>
<p><strong>Le danze le ha aperte proprio la minoranza del PdL che per bocca del suo portavoce, per inciso anche Presidente della Camera, si è affrettata a difendere le prerogative del Parlamento dall’attacco della sopra definita destra indecente, prendendosi i complimenti dell’intera opposizione che lo ha eletto (parole di D’Alema) a <em>“punto di riferimento per tutte le persone che amano la democrazia”</em>.</strong></p>
<p><strong>Bizzarie della politica: un ex-comunista lanciatore di molotov, che dà la patente di padre della democrazia ad un ex-fascista… dove andremo a finire!? […]</strong></p></blockquote>
<p>Accidenti, quel Fini, lo avevo sottovalutato. Ed invece, zitto-zitto –si fa per dire…- sta minando dal di dentro l’edificio del <strong>Popolo delle Libertà</strong>, equivocando sul nome e prendendosene un po’ troppe.</p>
<p>Per saperne di più, con i miserabili mezzi a disposizione, ci si può riferire solo  alla <a href="http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&amp;Art=1697&amp;Cat=1&amp;IdTipo=0&amp;TitoloBlocco=Politica&amp;Codi_Cate_Arti=27"><strong>Fondazione FareFuturo</strong></a>, un laboratorio di pensiero, un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Think_tank " target="_blank"><em><strong>tink tank</strong></em></a> per chi ha fatto il militare a Cuneo, dove Gianfry  ha collocato dei cervelli a noleggio, disposti a pensare mentre lui è impegnato nella chiacchera.<br />
E’ un sito web e,  sfortunatamente, quando ci sono entrato io, proprio in anticamera, mi sono imbattuto in un cervellone, tanto grosso ed ingombrante da risultare insormontabile. Non che non ci abbia provato, ma di fronte a un abisso come questo:</p>
<blockquote><p><em><strong>D&#8217;altra parte, Ludwig Wittgenstein, nel Tractatus logico-philosophicus, osserva che «l&#8217;immagine è un fatto» (2.141) e che, d´altra parte, «l&#8217;immagine è connessa con la realtà; giunge ad essa» (2.1511). Anzi, «essa è come un metro apposto alla realtà» (2.1512). Poi, per rappresentare l&#8217;immagine, occorre «la forma logica». Alla fine, questa «forma logica» si traduce nell´ «immagine logica» (2.181). E quest´ultima &#8211; l´immagine logica &#8211; «può raffigurare il mondo» (2.19). Il verbo usato da Wittgenstein è chiaro, antico: bilden. Con il rafforzativo: abbilden. Ergo: Balzac vedeva gli uomini e le donne trascorrere la vita nel mondo sociale, con il passo fisico registrato da Walter Benjamin, nella Parigi del XIX° secolo: il flâneur.</strong> </em></p></blockquote>
<p>un vago senso di vertigine mi ha preso per non lasciarmi più. Conscio della responsabilità (<strong>svelare l’enigma Fini</strong>) ho tentato di continuare:</p>
<blockquote><p><strong><em>Può, la politica, sopportare questo complesso snodarsi di nessi e forme, diverse dalla sintassi politicistica, eppure non pensabile senza la politica come professione, nel senso weberiano del termine?</em></strong></p></blockquote>
<p>Non ho osato rispondere, anche perché la domanda non era rivolta a me ma, presumo, a Fini. Ho tentato, credetemi, di continuare, ma quando sono arrivato a questa strettoia, ho dovuto chiamare il 118:</p>
<blockquote><p><strong><em>Non esiste che si dica: le leggi non devono essere ricettacoli di verità religiose, perché la re-ligio è forma intellettuale e in tutto il mondo &#8211; non solo occidentale &#8211; si dibatte di religione in termini di offerta religiosa e non di domanda, dunque, quando l&#8217;offerta sale, la partita diventa competitiva e lo Stato deve accettarla, sine ira ac studio. Su ciò, si leggano le pagine illuminanti di Rodney Stark-Massimo Introvigne, Dio è tornato. Indagine sulla rivincita delle religioni in Occidente (Piemme, 2003, €9,90). La cosiddetta &#8220;laicità positiva&#8221; si inscrive nell&#8217;offerta di religione civile, pubblicamente dimostrabile e nella domanda di senso che, dopo la disillusione democratica, perfino laici di tre cotte come Marcel Gauchet stanno registrando. Tant&#8217;è vero che non abusano più del weberiano &#8220;disincanto&#8221;, anzi&#8230;Del resto, basti rivisitare l&#8217;antesignano della &#8220;laicità positiva&#8221;, cioè Giovanni Gentile, il quale, ben prima della &#8220;destra nuova&#8221; di Sarkozy aveva scritto, in Genesi e struttura della società (1943): «È forza distinguere tra laicità negativa e positiva: quella di chi ignora la religione, e vi rinunzia; questa, di chi la conosce, se l&#8217;appropria, ma la supera. Questa è la laicità superiore dell&#8217;uomo (e dello Stato) che sa la religione elemento essenziale alla propria esistenza; e cura perciò il suo sviluppo, promuove l´educazione religiosa, favorisce la religione nazionale, ecc. (&#8230;) La laicità inferiore è la laicità degli ignari e degli impotenti».</em></strong></p></blockquote>
<p>Mi hanno salvato con la respirazione bocca a bocca. Se qualche James <strong>Bond</strong> vuole tentare l’impresa d’arrivare in fondo le coordinate sono nel link, ma non si dica che non l’ho avvertito.<br />
Ora, a mente fredda posso assicurare però che <strong>Fini</strong> può continuare tranquillamente a parlarsi addosso perchè, con queste collaborazioni, per quanto esterne, <span style="text-decoration: underline;">costituisce un pericolo solo per se stesso.</span></p>
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		<title>Vade retro, Pansa</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 14:42:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gian Paolo Pansa è un ottimo giornalista che si sforza, riuscendoci, d’essere un buon storico, facendo quella che gli storici d’accademia titolati e paludati chiamano con disprezzo ed alterigia “divulgazione”, cioè fuoriuscita della conoscenza dal castello d’avorio dove essi pretendono di tenerla rinchiusa, portandola al livello di “volgo”, abbassandola  e privandola dell’alone di mistero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gian Paolo <strong>Pansa</strong> è un ottimo giornalista che si sforza, riuscendoci, d’essere un buon storico, facendo quella che gli storici d’accademia titolati e paludati chiamano con disprezzo ed alterigia “<strong>divulgazione</strong>”, cioè fuoriuscita della conoscenza dal castello d’avorio dove essi pretendono di tenerla rinchiusa, portandola al livello di “volgo”, abbassandola  e privandola dell’alone di mistero di cui l’ignoranza la circonfonde.</p>
<p>E’ la stessa opera meritoria che da anni e con successo fanno garbatamente Piero <strong>Angela</strong> &amp; figlio e che, anni fa, fecero <strong>Montanelli</strong> e<strong> Cervi </strong>e tanti altri.<br />
<strong>Pansa</strong> incontra però qualche difficoltà in più, non solo per il brontolio incontinente dei parrucconi ma per l’ostilità attiva delle maestà lese nel loro diritto di legnatico, perché ha deciso di disboscare rudemente nel bosco, e ancor più nel sottobosco, di quel periodo storico della <em><span style="text-decoration: underline;">guerra civile italiana </span></em>e degli anni immediatamente successivi.</p>
<p>Come aggravante soggettiva si presenta spavaldamente in assise con un percorso politico-culturale che, partendo da sinistra, lo ha portato a proseguire intellettualmente sulla linea di mezzeria, rischiando quindi d’essere investito frontalmente o peggio tamponato malamente.</p>
<p>Dopo aver scritto alcuni libri con l’onestà intellettuale che non poteva certo impedirgli di vedere le porcherie bi-partisan, anche quella nascoste e custodite in qualche tabernacolo della grassa e rossa terra emiliana, ora se n’è uscito con “<span style="color: #ff0000;"><em><strong>Il revisionista</strong></em></span>”, auto appiccicandosi un’etichetta ch’era stata confezionata per lui come un’infamia.</p>
<p>Qualunque presentazione dei suoi libri è sempre stata l’occasione imperdibile di un raduno vociante per i suoi detrattori che generalmente hanno in antipatia i libri ed il sapone.<br />
Stenio <strong>Solinas</strong> lo ha intervistato per  <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/lp_n.pic1?PAGE=104443&amp;PDF_NUM=1504" target="_blank"><em>il Giornale</em></a> </strong>e <strong>Pansa</strong>, senza farne sfoggio, ha mostrato quanto sia coriaceo.</p>
<blockquote><p>Da alcuni anni Pansa s’è messo in testa di riscrivere la storia d&#8217;Italia, quella più controversa e più nascosta della guerra civile, l&#8217;Italia sconosciuta dei vinti, il dopoguerra infinito degli sconfìtti. È scoppiato l&#8217;inferno, c&#8217;è chi gli ha dato del traditore, chi del fascista, chi del venduto, chi dell&#8217;infame&#8230; Presentare i suoi libri è divenuto rischioso. Lui ne ha preso atto e, per tutta risposta, se ne esce con questo II revisionista (Rizzoli) che è da un lato il ringraziamento a tutti quei lettori che non gli hanno fatto mancare il loro conforto e dall&#8217;altro la prova che «il maledetto Pansa» è vivo e, revisionista, lotta assieme a loro.<br />
<strong>«Avevo un debito nei confronti delle migliaia di lettere ricevute, delle centinaia di persone che in qualunque parte d&#8217;Italia mi trovi, mi fermano e mi dicono: &#8220;Lei è Pansa? Posso ringraziarla per quello che ha scritto?&#8221;&#8230; Ecco, questo libro è il mio modo per risarcirle.<br />
Vengo da una famiglia socialista, sono uscito dalla guerra che avevo dieci anni e l&#8217;idea che i partigiani fossero tutti buoni e i fascisti tutti cattivi&#8230;<br />
Durò poco: nel luglio del &#8216;45, la prima estate di pace, due partigiani comunisti fecero fuori un ragioniere della mia città, Mario Acquaviva, antifascista, comunista dissidente. Un delitto in pieno giorno, &#8220;pedagogico&#8221;, una sorta di esecuzione pubblica&#8230; Se vuoi, il mio revisionismo inconsciamente è cominciato allora».</strong><br />
La tesi di laurea di Pansa aveva per titolo Guerra partigiana fra Genova e il Po, ebbe la lode e la dignità della pubblicazione […] Gli storici che accusano Pansa di non conoscere la storia dicono una fesseria.<br />
<strong>«Io sono stato allievo di Alessandro Galante Garrone e di Guido Quazza, a fare la carriera universitaria non credo avrei avuto problemi, ma il mio sogno era fare il giornalista&#8230; Con il senno di poi penso di aver fatto bene e poi, l&#8217;università post-sessantotto te la raccomando, il complesso degli stronzi, la fiera della presunzione e dell&#8217;arroganza».</strong><br />
Dieci anni dopo fu la volta di L&#8217;esercito di Salò, il primo saggio organico in materia, […] In quel decennio, tuttavia, il clima cambia ed è con il &#8216;68 che l&#8217;antifascismo si fa militante e diviene dogma.<br />
<strong>«Ti racconto un aneddoto che da solo spiega tutto. All&#8217;inizio degli anni &#8216;60 stavo al Giorno, diretto da Italo Pietra, che era stato il primo comandante partigiano a entrare in Milano nell&#8217;aprile del &#8216;45.   Ogni tanto alle riunioni del mattino chiedeva ironico ai capiredattori e ai capi servizio: </strong></p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>&#8220;Tolto Pansa, che è del &#8216;35, chi di voi ha bruciato la mia casa sul monte Penice nel rastrellamento dell&#8217;agosto 1944?&#8221;. </strong></p>
<p><strong>E quelli, altrettanto ironici: </strong></p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>&#8220;Direttore, io no, ero a Milano a fare il giornale della X MAS; io neppure, perché ero nelle Brigate nere di Varese; io nemmeno perché stavo con la San Marco&#8221;&#8230;</strong></p>
<p><strong>Capisci, c&#8217;era un ricordo e un rispetto, un rapporto civile fra vincitori e vinti. Si sapeva cosa era stata una guerra e cosa avesse voluto dire scegliere, a un certo punto, da che parte stare&#8230; Con la contestazione e la crescita di una sinistra extraparlamentare, il Pci si è incarognito: doveva difendersi dall&#8217;accusa di tradimento, tenere tutto a freno e rinsaldare la propria egemonia. L&#8217;antifascismo è divenuto allora l&#8217;ancora di salvezza della sinistra e, nel tempo, l&#8217;unica sua ragion d&#8217;essere, una sinistra ridotta sempre più alla canna del gas. Oggi c&#8217;è un apparato culturale che continua a determinare e sostenere l&#8217;egemonia comunista sulla storiografia. Un egemonia proprietaria, che sta in piedi grazie a quello che possiede: cattedre, festival del libro, premi, una catena di case editrici. Tanti piccoli prelati dell&#8217;Inquisizione antifascista». </strong><br />
Curiosamente, mentre Pansa dava voce all&#8217;Italia dei vinti, la parte politica che di quell&#8217;Italia era stata in qualche modo depositaria, ha fatto una sorta di percorso inverso.<br />
<strong>«Cosa vuoi che ti dica&#8230; La destra post-fascista non ha mai saputo cosa volere dal punto di vista ideologico. Credo che Fini pensi a una sorta di revisionismo totale, nel senso di far fìnta che il passato non sia mai esistito&#8230; Può anche funzionare, politicamente per lui, intendo, però non sposta i termini della questione. Questo è un Paese diviso, dove non ci sono neppure delle memorie accettate&#8230; Un Paese fazioso e arretrato. Ci lamentiamo del fascismo, una dittatura, certo, ma nel sessantennio antifascista, repubblicano e democratico mafia, camorra, corruzione politica e civile non sono state altre forme di dittatura? Siamo tutti ingabbiati in cosche, clientele, ci siamo messi nel frullatore dell&#8217;appartenenza per bande e ne siamo venuti fuori distrutti&#8230; Tutto questo nasce dall&#8217;incapacità di rivedere veramente la nostra storia e sotto questo punto di vista la sinistra ha le colpe maggiori, perché è stata lei in questi decenni a detenere il bastone della cultura, toccava a lei innovare. E invece, soltanto revisionismi strumentali e grotteschi. Pensa ai giudizi su Tito: un eroe prima del&#8217;48, un lacchè della Cia dopo, di nuovo un eroe a Stalin caduto&#8230; Intellettuali che si rifiutavano di leggere Solgenitzin perché era &#8220;oggettivamente&#8221; un nemico&#8230; Capisci, dove vuoi che si andasse con gente così?». </strong><br />
Negli anni &#8216;90, condirettore dell&#8217;Espresso, Pansa fece uno dei giornali più antiberlusconiani mai esistiti.<br />
<strong>«Oggi non lo rifarei. Perché il giornalismo iper-fazioso non porta da nessuna parte e in più ti fa perdere copie. Io capisco la polemica, ma non la Terza guerra mondiale sulla stampa. Quello che temo di Berlusconi è il suo non essere all&#8217;altezza, non che sia il nuovo Duce&#8230; Quello che non mi piace a sinistra è la mancanza di coraggio. Debbo dire che sono gli intellettuali a fare spesso la figura peggiore. Prendi questi che ora vanno con Di Pietro, una barzelletta. Sono dei pavoni, tutto qui».</strong><br />
Naturalmente, Pansa non è un santo, l&#8217;uomo che ha sempre avuto ragione.<br />
<strong>«Ma figurati, ne ho prese di cantonate&#8230; Nel libro c&#8217;è un intero capitolo dedicato a <a href="http://books.google.it/books?id=RBTago7HcgIC&amp;printsec=frontcover&amp;source=gbs_summary_r&amp;cad=0       " target="_blank">Otello Montanari</a>, che attaccai quando parlò del <a href="http://books.google.it/books?id=RBTago7HcgIC&amp;pg=PA9&amp;source=gbs_selected_pages&amp;cad=0_1#PPA307,M1     " target="_blank">Triangolo rosso del terrore</a> in Emilia&#8230; Sbagliai per eccesso di anticraxismo, per passione politica, allora credevo ancora nella politica&#8230; Sì di errori ne ho fatti, però sempre da solo, mai per conto terzi».</strong></p></blockquote>
<p>Non so prevedere se la presentazione del libro nella varie città provocherà applausi –difficile- o contestazioni –più probabile- ma certo non passerà inosservato.</p>
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		<title>Ha da venì Baffone</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 17:41:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Partito Democratico, sulla carta, ha due “organi” di stampa, uno che attraversa una fase “concitata” che perdura da prima di finire tra le grinfie di Soru, l’altro che, nella sua versione cartacea, è oggetto di caccia tra  i collezionisti per la sua rarità. Cosciente di questa sua introvabilità può permettersi l’arroganza parolaia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Partito Democratico</strong>, sulla carta, ha due “organi” di stampa, uno che attraversa una fase “concitata” che perdura da prima di finire tra le grinfie di<strong> Soru</strong>, l’altro che, nella sua versione cartacea, è oggetto di caccia tra  i collezionisti per la sua rarità. Cosciente di questa sua introvabilità può permettersi l’arroganza parolaia e le minacce più o meno velate.</p>
<p>Il bersaglio è il solito dal &#8216;94, ma trattandosi di caccia grossa sempre con carniere vuoto, ci si rivolge anche alla selvaggina minuta, sperando almeno di spaventarla.</p>
<p>L’attacco di rabbia più intensa del solito è stato scatenato dall’accoglienza positiva che gli industriali italiani presenti all’<strong>Assemblea della Confindustria</strong> hanno manifestato a <strong>Berlusconi</strong>, nonostante tutte le sue manchevolezze etiche, giudiziarie, politiche e prostatiche.</p>
<p>Possibile che nessuno prenda sul serio la “faccia feroce” di <strong>Franceschini il Piagnucoloso</strong>?    Si mobilita <a href="http://www.europaquotidiano.it/gw/producer/pdf.aspx?yy=2009&amp;mm=5&amp;dd=22&amp;pg=1" target="_blank"><em><strong>Europa</strong></em></a></p>
<blockquote><p>“ Anche il palco dell’assemblea di Confindustria può diventare tribuna per l’invettiva antidemocratica contro giudici e parlamento. È successo ieri con un Berlusconi che ha ricordato quello della sfuriata di Vicenza 2006. La sentenza<br />
Mills «è scandalosa , decisa da giudici estremisti di sinistra».<br />
Il premier ha attaccato anche il parlamento. Rivolto alla platea degli imprenditori, che lo applaudiva, ha detto:</p>
<p><strong>«Pensate che ci sono 630 deputati quando ne basterebbero cento. È una assemblea pletorica e controproducente. Dovremmo arrivare a una legge di iniziativa popolare perché non si può chiedere ai capponi di anticipare il Natale».</strong></p></blockquote>
<p>In altro articolo di spalla, sempre in prima pagina:</p>
<blockquote><p>“Non staremo qui a farla lunga nella difesa del parlamento. Che si difende da sé, grazie al presidente Fini e alle opposizioni, e farà bene a farlo con buoni argomenti perché non è che l’opinione che ne hanno gli italiani sia così elevata. Non c’è neanche bisogno di Berlusconi: il presidente eversore va sul velluto quando sbertuccia le due camere pletoriche, che da una ventina d’anni almeno ammettono di esserlo ma non riescono ad autoriformarsi. Non staremo neanche a insistere sul disegno berlusconiano, che è poi un banale diversivo rispetto alla crisi economica che non riesce a domare. […]</p>
<p>Un discorso invece meritano le centinaia di entusiasti che ieri a Roma si sono scatenati in ovazioni per i passaggi più trucidi del discorso presidenziale. Che quella sia la sua Italia, non c’è dubbio, dunque nessuna sorpresa.</p>
<p><strong>La dottoressa Marcegaglia</strong> (che ieri ha riscattato qualche tenerezza di troppo degli ultimi mesi con discorso di verità sulla crisi, e con uno scatto d’orgoglio personale contro il patetico machismo del premier) dovrebbe però spiegare ai propri associati che <strong>nel loro futuro non c’è sempre e solo Berlusconi. Che prima o poi la ruota gira</strong>, e che dunque capiterà loro di avere a che fare con qualche altra specie di politica e di governi.<br />
Negli ultimi anni, quando gli è toccato di governare, il centrosinistra ha mostrato maturità, comprensione, attenzione verso le ragioni dell’impresa. Era il suo dovere. Ha anche pagato un prezzo per questo, se è vero che sull’altare delle compatibilità ha perso per esempio tanto voto operaio.</p>
<p>Può anche darsi che <strong>il prossimo centrosinistra vincente </strong>– e ci sarà, non dubitino che ci sarà – <strong>non abbia tanta voglia di pagare prezzi per conto di platee imprenditoriali così unilaterali.</strong></p>
<p><strong>Anzi, senza «può darsi»: è sicuro che sarà così.”</strong></p></blockquote>
<p>Su questa granitica certezza d’un futuro prossimo a venire, <strong>senza può darsi</strong>, in cui il centrosinistra farà nuovamente sentire il ruggito del topo, lasciamo <em><strong>Europa</strong></em>, che medita ritorsioni e vendette contro gli imprenditori ingrati della <strong>comprensione</strong> (parola composta, da <strong>con</strong>-<strong>prendere</strong>, prendere insieme) dimostrata dal centrosinistra.</p>
<p>Ah! Se potesse far funzionare la forca, <strong>Italo dei Livori</strong>, quanto bene farebbe all’Italia.  Ecco cosa dice <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=3.0.3346736783" target="_blank">Mastro Lindo</a>, l’amante della pulizia:</p>
<blockquote><p>&#8220;Io quelli di Confindustria li conosco benissimo, li conosco dai tempi di <strong>Mani Pulite</strong>. Berlusconi ieri è stato applaudito dagli imprenditori quando se l&#8217;è presa con i magistrati e credo che <strong>dietro molti di quegli applausi c&#8217;erano molti imprenditori che erano passati nelle inchieste della magistratura</strong> e che devono ringraziarlo perché, tra una prescrizione e un condono o una modifica delle procedure dei Codici, hanno potuto farla franca&#8221;.</p></blockquote>
<p>Dopo aver perso gli operai ora minacciano gli imprenditori, in attesa di fargliela pagare. Tra vent’anni.</p>
<p><strong>Ha da venì Baffino, con comodo, non c&#8217;è fretta. </strong></p>
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		<title>CarcioFini sott&#8217;odio</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 22:59:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il titolo del post riprende la definizione che di sè dava Leo Longanesi, geniale e poliedrico intellettuale, fondatore della casa editrice e di periodoci diventati &#8220;mitici&#8221; come Omnibus ed Il Borghese, ma con una personalita ed un carattere spinosi.
Erano tempi eccezionali (morì nel &#8216;57) e tutti erano adattati ai tempi, o così a noi pare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il titolo del <em>post</em> riprende la definizione che di sè dava Leo <a href="http://www.drzap.it/O_Longan.htm" target="_blank"><strong>Longanesi</strong></a>, geniale e poliedrico intellettuale, fondatore della casa editrice e di periodoci diventati &#8220;mitici&#8221; come <span style="color: #ff0000;"><strong><em>Omnibus</em></strong></span> ed <span style="color: #ff0000;"><strong><em>Il Borghese</em></strong></span>, ma con una personalita ed un carattere spinosi.</p>
<p>Erano tempi eccezionali (morì nel &#8216;57) e tutti erano adattati ai tempi, o così a noi pare, col senno di poi. Ma anche oggi non mancano -da entrambi i lati-  quelli disposti a dire pane al pane&#8230;<span id="more-2926"></span></p>
<p>Su <a href="http://www.loccidentale.it/articolo/oramai+in+italia+esiste+solo+l%27opposizione+istituzionale+di+fini+e+napolitano.0071601" target="_blank"><strong>l&#8217;Occidentale</strong></a>, <span style="color: #ff00ff;"><strong>Milton</strong></span>, esprime un suo parere, che riportiamo:</p>
<p><a href="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2009/05/fini-nap-mod.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2928" style="margin: 10px;" title="fini-nap-mod" src="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2009/05/fini-nap-mod.jpg" alt="" width="330" height="342" /></a><span style="color: #9f0bf3;"><strong>°°°Dal baratro nullista e patetico in cui è piombata l’opposi- zione nel nostro Paese spunta una nuova forma di dialettica politica: l’<span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;">opposi- zione istituzio- nale</span></span>. </strong></span></p>
<p><span style="color: #9f0bf3;"><strong>Chi dovrebbe essere l’espressione della terzietà scende nell’agone politico a suon di moniti e richiami e si mette a fare opposizione al governo in carica. </strong></span></p>
<p><span style="color: #9f0bf3;"><strong>E’ sano un Paese nel quale le più alte cariche dello Stato si comportano come un Di Pietro qualsiaisi? E ciò, è rispettoso della volontà dei cittadini che hanno liberamente scelto chi li deve governare e della Carta Costituzionale così gelosamente difesa proprio da costoro? Sono questi i famosi pesi e contrappesi che dovrebbero garantire le dinamiche democratiche? E infine chi sono questi tribuni istituzionali che ci fanno la morale un giorno sì e l’altro pure?</strong></span></p>
<p><span style="color: #9f0bf3;"><strong>L’opposizione propriamente detta non esiste. </strong><span style="color: #000000;">[...]</span><strong> In questo scenario, con l’autorevolezze delle posizioni che attualmente ricoprono, si sono inseriti <span style="text-decoration: underline;">due alte cariche dello Stato</span>, che hanno deciso per motivi diversi di fare la loro battaglia di opposizione al governo in carica. </strong></span></p>
<p><span style="color: #9f0bf3;"><strong>Se questa sia lo loro personale interpretazione del concetto di pesi e contrappesi istituzionali, non è dato di sapere, resta il fatto che non si intravede nulla di terzo nei loro interventi.</strong></span></p>
<p><span style="color: #9f0bf3;"><strong>L’uno ha ormai sposato la causa dei diritti civili </strong>(se fossi in<strong> Pannella</strong> comincerei a preoccuparmi)<strong> e ogni giorno ci propina un sermone sulla retorica cattivista e la bellezza del relativismo delle identità. Dimentico dello slogan “<span style="color: #ff00ff;">Dio, Patria e Famiglia</span>” al quale per anni si è abbeverato e con il quale è arrivato dov’è, si pavoneggia tra le sale dell’emiciclo per avere, primo tra i Presidenti della Camera, invitato le Associazioni gay a Montecitorio, certamente una priorità tra le mille emergenze del mondo e che ne segnala le indubbie caratteristiche di statista. </strong></span></p>
<p><span style="color: #9f0bf3;"><strong>Comprendiamo che per avere i voti del centro sinistra nella prossima elezione per salire al Quirinale, bisogna per forza comportarsi così, e diventare i custodi del politicamente corretto anche se si è poi costretti a dire , o banalità, o a contraddire se stessi e la propria storia. </strong></span></p>
<p><span style="color: #9f0bf3;"><strong><span style="color: #ff0000;">Ma se così stanno le cose, tanto varrebbe dimettersi dall’attuale carica, fondare un proprio gruppo parlamentare o iscriversi al gruppo misto, per poi votare con l’opposizione contro i provvedimenti del governo.</span> </strong></span></p>
<p><span style="color: #9f0bf3;"><strong>E’ normale che il Presidente della Camera intervenga “politicamente” ogni giorno nel merito di provvedimenti che l’Assemblea da lui presieduta si accinge ad esaminare e discuta apertamente dei contenuti di disegni di legge ed emendamenti, pretendendo di darne il beneplacido? E’ normale, è terzo, è costituzionale?<br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #9f0bf3;"><strong>L’altro, da par suo, lancia moniti su presunte derive xenofobe dimenticando che da Ministro degli Interni ha letteralmente deportato e rimandato a casa interi barconi di albanesi, manda lettere preventive al Governo sul merito di decreti legge non ancora approvati dal Consiglio dei Ministri (caso Englaro, è normale?) e nell’enfasi delle memorie condivise </strong>(un’altra buffa e ridicola necessità del politicamente corretto)<strong> chiude con un unilaterale “volemose bene” la vicenda Calabresi, senza menzionare le responsabilità accertate da vari tribunali e senza neanche bacchettare i suoi amichetti che firmarono l’appello di morte del commissario: tutti compagni che hanno sbagliato, ma non si può dire.<br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #699675;"><strong>Non accetto lezioni da chi sputa in faccia al proprio passato e raccomanda di abbracciare i valori dell’antifascismo per convenienza politica, di chi predica l’inclusione degli immigrati dalle acque di Giannutri tra un’immersione ed un’altra, fregandosene delle paure della gente, da chi ha permesso che fosse lasciata morire di fame e di sete una donna di 37 anni.<br />
Io la morale da un ex-fascista e un ex-comunista non me la faccio fare.***</strong></span></p>
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