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	<title>Il Cantaro &#187; Tremonti</title>
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	<description>Periodico d'informazione libera online</description>
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		<title>Carta canta</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 20:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piombino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Regionale]]></category>
		<category><![CDATA[Abbanoa]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre nel cuore della notte si svolgono riunioni tempestose, con Berlusconi e Bossi che pressano Tremonti perché con manovre strutturali apra i cordoni della borsa, abbassi la pressione sul fisco e permetta alle famiglie di allentare un po’ la cinghia, la Giunta Regionale della Sardegna, alle prese col collegato alla legge finanziaria, consapevole del pozzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre nel cuore della notte si svolgono riunioni tempestose, con <strong>Berlusconi </strong>e <strong>Bossi</strong> che pressano <strong>Tremonti </strong>perché con manovre strutturali apra i cordoni della borsa, abbassi la pressione sul fisco e permetta alle famiglie di allentare un po’ la cinghia, la<strong> Giunta Regionale della Sardegna</strong>, alle prese col collegato alla legge finanziaria, consapevole del pozzo senza fondo della Sanità e del pozzetto colabrodo di Abbanoa, s’avventura anch’essa nell’impenetrabile giungla dell’ingegneria finanziaria.</p>
<p>Il consenso langue, occorre dare uno scossone all’economia e rimettere in moto il PIL regionale. Prima febbrili consultazioni col Fondo Monetario Internazionale e con il <a href="http://www.wakeupnews.eu/bilderberg-2011-i-giganti-della-terra-si-riuniscono/" target="_blank"><strong>club Bilderberg </strong></a>e poi la grande decisione, costi quel che costi: <span style="color: #3366ff;"><em><strong><a href="http://www.regionesardegna.it/documenti/1_60_20110608093028.pdf" target="_blank"></a></strong></em></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #3366ff;"><em><strong><a href="http://www.regionesardegna.it/documenti/1_60_20110608093028.pdf" target="_blank">Il piano delle edicole</a> </strong></em></span></p>
<p>che rivolterà come un calzino, con effetto domino, tutto il settore terziario, sia quello avanzato (in tutti i sensi) sia quello arretrato.</p>
<p>Basta quotidiani e settimanali! D’ora in avanti superficie di vendita anche di 70 mq., dei quali sino al 30 % destinati alla vendita di prodotti vari: biglietti di lotteria, articoli di cancelleria, caramelle, moduli e stampati e soprattutto (<span style="text-decoration: underline;"><em>è l’asso nella manica dell’intera manovra</em></span>) <strong>gomme</strong>, sia <strong>da masticare</strong> che <strong>da cancellare</strong>. Forse si potranno vendere anche i temperalapis, di cui c&#8217;è fortissima richiesta.</p>
<p>Dura e tenace l’ostilità dell’opposizione che teme un recupero di consenso a favore della maggioranza.</p>
<p>L’audace e spregiudicata mossa viene guardata col fiato sospeso ma con interesse dagli economisti del Malawi e del Burkina Faso. Anche il Giappone studia il caso.</p>
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		<title>Coniglietto mannaro</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 13:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Interna]]></category>
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		<description><![CDATA[In un’intervista a Pierferdinando Casini apparsa su La Stampa si toccano molti dei punti critici della politica italiana, almeno per quello che riguarda i partiti maggiori, dal PD, in queste settimane alle prese con la scelta del futuro segretario e di conseguenza della nuova rotta che questi imporrà, sino al Pdl e al suo (non)futuro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un’intervista a Pierferdinando <strong>Casini </strong>apparsa su <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200907articoli/45645girata.asp" target="_blank"><em><strong>La Stampa</strong></em></a> si toccano molti dei punti critici della politica italiana, almeno per quello che riguarda i partiti maggiori, dal<strong> PD</strong>, in queste settimane alle prese con la scelta del futuro segretario e di conseguenza della nuova rotta che questi imporrà, sino al <strong>Pdl</strong> e al suo (non)futuro in assenza di <strong>Berlusconi</strong>.</p>
<p>Ovviamente le cose sono viste dall’angolo visivo dell’<strong>UDC</strong> con il limite fisiologico che s’interpone tra il sogno e la realtà, ma se ne possono trarre alcuni spunti di riflessione:</p>
<blockquote><p><strong><em>Onorevole Casini, fra cento giorni il Pd avrà un nuovo segretario. Come segue la sfida fra Bersani, Franceschini e Marino?</em></strong></p>
<p><strong><em></em><span style="color: #0000ff;">«Con interesse, perché il Pd è il secondo partito italiano e dobbiamo capire bene quali sono le indicazioni, i progetti dei candidati[…] Seguo con interesse e distacco l’evolversi dei lavori, e basta. Qualcun altro, e penso a Di Pietro, anche attraverso Grillo, sta iniettando alte dosi di veleno, lavora alla distruzione del Pd. […] oggi il Pd è ondeggiante fra il rispetto delle istituzioni, di cui Napolitano è il garante e il custode, e la deriva dipietrista alla quale il partito corre dietro per non perdere elettori. Portarsi Di Pietro in Parlamento è stato un errore enorme di Veltroni».</span></strong></p>
<p><strong><em>Lei ha in animo un progetto, il grande partito di centro&#8230;</em></strong></p>
<p><strong><em></em><span style="color: #0000ff;">«Ed è un progetto che rimane in campo […] va avanti indipendentemente da quello che dicono, fanno e decidono gli altri. </span></strong></p>
<p><strong>[…] <em>qualcuno ipotizza che lei potrebbe essere il leader di una nuova coalizione di centrosinistra?</em></strong></p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">«Ma non è possibile. Non potrei mai essere un nuovo Prodi perché che mi mancano due requisiti fondamentali.Primo, non sono Prodi. Ho un’altra storia. Non esprimo il cattolicesimo dossettiano che è di Romano e che ha nella sua ragione costitutiva di trovare un punto d’incontro tra la sinistra e parte del mondo cattolico. E in secondo luogo non c’è la mia volontà. Non credo a un simile progetto politico. Se si pensa all’Udc come alla Margherita del 2010 si compie una sciocchezza. Si ripeterebbero gli stessi errori commessi dall’Unione. Prodi non ha fallito perché è uno stupido, anzi. Ha fallito perché il progetto non stava in piedi allora, e non starebbe in piedi adesso un governo che somma l’estrema sinistra e l’Udc magari passando per Di Pietro». </span></strong></p>
<p><strong>[…]  <em>Roberto Formigoni la invita. Dice che lei è candidato alla successione di Berlusconi insieme con Tremonti e Fini.</em></strong></p>
<p><strong><em></em><span style="color: #0000ff;">« […] temo per loro che il Pdl sia una costruzione che non sopravviverà a Berlusconi. Il premier ha un carisma che copre tante magagne e il Partito del Sud, composto da gente che cerca poltrone perché non ne ha, è l’ultimo esempio. Non si pone il problema della futura leadership del Pdl perché il Pdl non ha futuro senza Berlusconi».</span></strong></p>
<p><strong><em>Quanto influisce in tutto questo il caso delle escort? L’Udc è rimasto ai margini della polemica.</em></strong></p>
<p><strong><em></em><span style="color: #0000ff;">«Non voglio esprimere pareri anche perché noi, e gli altri partiti, siamo spettatori troppo interessati per farlo. Ritengo che gli italiani leggano e si rendano conto da soli di quello che sta succedendo. Quanto al nostro giudizio, credo lo si immagini. Ma non è certo con mozioni tipo quella di Zanda che si affronta il problema».</span></strong></p>
<p><strong><em>Perché?</em></strong></p>
<p><strong><em></em><span style="color: #0000ff;">«Perché è una mozione ridicola, nella quale si dice che chi governa “deve assumere comportamenti coerenti tra la vita pubblica e quella privata”. Cioè si dice che chi governa deve comportarsi bene. E’ una cosa che sta fra l’infantilismo politico e l’ipocrisia moralistica. Le chiacchiere stanno a zero: se il Pd ritiene di censurare Berlusconi per i suoi comportamenti privati e su quelli magari chiede di insediare una commissione d’inchiesta, allora tutti saremo obbligati a dare risposte limpide e chiare. Ma o si ha questo coraggio o si lascia perdere. Altrimenti siamo davanti a un “vorrei ma non posso” che fa cadere in ridicolo la politica italiana.»</span></strong></p></blockquote>
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		<title>Il massimo (s)coperto</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 17:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terenzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al «Credit and Liquidity day» organizzato dal ministero del Tesoro la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, dopo aver ricordato quanto lo Stato fa per aiutare le Banche ad uscire dal disastro finanziario da loro stesse creato (“Tremonti bond” per l’aumento della loro patrimonializzazione e rifinanziamento di 1,6 miliardi del fondo di garanzia per le PMI), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al «<span style="color: #808000;"><em><strong>Credit and Liquidity day</strong></em></span>» organizzato dal ministero del Tesoro la presidente di Confindustria Emma <strong>Marcegaglia</strong>, dopo aver ricordato quanto lo Stato fa per aiutare le Banche ad uscire dal disastro finanziario da loro stesse creato (“<em>Tremonti bond</em>” per l’aumento della loro patrimonializzazione  e rifinanziamento di 1,6 miliardi del fondo di garanzia per le PMI), ha dichiarato: <span style="color: #ff0000;"><strong>«Ora non ci sono più alibi per le banche».</strong></span><span id="more-2591"></span><br />
Si riferiva ovviamente a tutte le obiezioni accampate dai banchieri per negare il credito alle aziende e ai privati, con l’alibi appunto della scarsa liquidità ma con la occulta paura del rischio che annulla la stessa ragion d’essere d’una banca.</p>
<p>D’altra parte, con la remunerazione irrisoria che viene riconosciuta ai risparmi dei depositanti –che ormai pagano per il…servizio- o alle anticipazioni dalle banche centrali o dall’interbancario, gli “gnomi” preferiscono tenersi stretti i quattrini e aspettare tempi migliori, quando sarà piacevole uscire dai bunker.<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>«Si può fare una guerra forte alla riduzione del credito, dove ci dovesse essere un rifiuto non motivato, ci sarà la capacità e la volontà di intervenire».»</strong></span> ha insistito <strong>Marcegaglia</strong>, alla quale è andato in soccorso <strong>Tremonti</strong> che sta schierando le Prefetture e gli osservatori provinciali per vigilare sull&#8217;erogazione del credito e anche sui tassi di interesse praticati.<br />
Ma in soccorso delle Banche (come dei vincitori) arrivano i giudici che, inarrivabili cultori del diritto e del rovescio, riescono con le loro decisioni a dissipare la scarsa fiducia di cui godono presso i cittadini. Ormai infatti se un debito dev’essere rimborsato o può aspettare, dipende dalla condizione soggettiva dei due contendenti, almeno quando uno è una banca.</p>
<p>Così la racconta Gianluigi <strong>Paragone</strong> su <a href="http://www.libero-news.it/articles/view/530867" target="_blank"><em><strong>Libero</strong></em>:</a></p>
<p style="padding-left: 30px;">“<strong>Nel febbraio del 2008, il giudice di primo grado condannò <span style="color: #800080;">Unicredit</span> a pagare oltre 223 milioni di euro alla <span style="color: #800080;">Cirio Finanziaria</span>, evidentemente per il togato la banca non era immune da responsabilità rispetto al crac. Fin qui nulla di strano.</strong> […]  <strong>Qualche giorno fa presso la <span style="text-decoration: underline;">Corte d’Appello di Roma</span>, dove si discuteva del ricorso avanzato dai legali di Unicredit, un altro giudice sospendeva il pagamento di quella cifra</strong> […] <strong>congelava la sentenza di primo grado.  Perché? </strong><strong>1) Unicredit deve una «somma rilevantissima» , </strong><strong>2) che questa somma non darebbe alcun beneficio alla Cirio Finanziaria nel medio termine, perché la società […]  è tuttora in regime di amministrazione controllata.</strong>”</p>
<p>La società, infatti, in quanto sottoposta ad una procedura concorsuale, non avrebbe di fatto potuto utilizzare tali somme, creando nel contempo qualche difficoltà al debitore.</p>
<p><strong>Naturalmente il ragionamento, nonostante il coro di critiche, non vale al contrario: provate a non pagare alla banca la rata del mutuo, con la scusa che, trattandosi di piccola cifra, l’incasso sarebbe ininfluente per lei e molto difficoltoso per voi.<br />
<span style="color: #ff00ff;">Provate, ma non garantisco il risultato.</span></strong></p>
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		<title>La cura può uccidere</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 19:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa, in un raptus di sincerità, il ministro del “Welfare” (come giornalistica- mente viene indicato il Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali) Sacconi s’è lasciato sfuggire una considerazione terrificante, spiegando che a tutti i costi l’Italia deve far sottoscrivere i titoli del suo debito pubblico (BOT, CCT, BPT, etc.) se non vuole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2008/12/aliscafo-mod.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2197" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="aliscafo-mod" src="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2008/12/aliscafo-mod.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>Qualche giorno fa, in un raptus di sincerità, il ministro del “Welfare” (come giornalistica- mente viene indicato il Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali) <strong>Sacconi</strong> s’è lasciato sfuggire una <a href="http://www.corriere.it/economia/08_dicembre_03/sacconi_misure_crisi_rischio_bancarotta_ec42eeb2-c16b-11dd-9466-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano" target="_blank">considerazione terrificante</a>, spiegando che a tutti i costi l’Italia deve far sottoscrivere i titoli del suo debito pubblico (BOT, CCT, BPT, etc.) se non vuole “<em><strong>finire come l’Argentina</strong></em>” e cioè col fallimento dello Stato. <span id="more-2196"></span></p>
<p>In parole povere l’Erario non avrebbe la liquidità per garantire stipendi e pensioni se non ci fossero i risparmiatori pronti a prestargli quasi quotidianamente quanto da loro risparmiato. Fino a qualche anno fa la quasi totalità dei <a href="http://www.dt.tesoro.it/Aree-Docum/Debito-Pub/DebitoPIL.htm_cvt.htm" target="_blank">Titoli di Stato</a> (una cifra enorme, 1.598.762 milioni di euro a fine 2007) erano in mani italiane, mentre oggi i 2/3 sono detenuti da risparmiatori ed istituzioni straniere, mossi solo da considerazioni di rendimento e solidità dell’emittente e quindi in competizione costante con le emissioni di tutto il mondo.</p>
<p>Il ministro <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=12176&amp;sez=HOME_ECONOMIA&amp;npl=&amp;desc_sez=" target="_blank"><strong>Tremonti</strong></a>, che tiene ben chiusi i cordoni della borsa, s’è immediatamente reso conto dell’infelice uscita del collega, in grado di scatenare il panico in una situazione di mercato molto critica, quando tutti  cercano di accaparrarsi le risorse disponibili, offrendo interessi e soprattutto sicurezza di restituzione: <em><strong>”il nostro unico vincolo è il mercato finanziario […] in competizione con le emissioni crescenti fatti da altri Paesi a sostegno delle ricapitalizzazioni bancarie».</strong></em></p>
<p><strong>Sacconi</strong> ha minimizzato ma l’alone del rischio rimane e ha cominciato a materializzarsi vicino a noi, per esempio in <strong>Grecia</strong>. Stiamo assistendo in questi giorni ad una <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=3.0.2791011408" target="_blank">rivolta</a> feroce ed anarcoide che fa coagulare un malessere evidentemente diffuso. I nostri <em>“mezzi di comunicazione di massa” </em>non hanno fornito un’adeguata informazione sui motivi profondi della crisi, facendola apparire come una vampata di autocombustione dovuta alla presenza di una forte frangia anarchica alleatasi all’opposizione di sinistra. Gli sciacalli sono sempre in agguato, ma non bisogna mettere a loro disposizione le carogne.  I tumulti sono stati presentati come la reazione all’uccisione di un dimostrante quindicenne, con un paio di poliziotti usciti di senno che, senza motivo, hanno sparato sulla folla (forse radunatasi per festeggiare qualcosa?).<br />
Nessuno ha ricordato che la <strong>Grecia</strong> è impegnata in un risanamento feroce dei conti pubblici con lacrime e sangue, avendo un <span style="text-decoration: underline;">deficit che ammonta al 93,8 % del PIL.</span></p>
<p>Il governo greco, per recuperare fondi, ha <a href="http://www.lefigaro.fr/economie/2008/11/28/04001-20081128ARTFIG00320-un-scandale-financier-menace-de-faillite-le-systeme-de-sante-grec-.php" target="_blank">tagliato risorse</a> anche in settori vitali, liquidando da un giorno all’altro l’intera struttura dell’assistenza sanitaria, con ospedali e farmacie sommersi dal deficit ed impossibilitati a pagare stipendi e fornitori. Altrettanto “saccheggiate” le casse nei settori dell’ambiente e dell’istruzione e in molti altri.<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>Tutto ciò succede in Grecia, con un deficit statale del 93,8 % del PIL. In Italia il rapporto è invece del 104 %&#8230;.  Speriamo bene.<br />
</strong></span></p>
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