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	<title>Il Cantaro &#187; Università</title>
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	<description>Periodico d'informazione libera online</description>
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		<title>Pedro, adelante con juicio&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 20:12:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Regionale]]></category>
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		<description><![CDATA[Ormai libera da condizionamenti di ruolo l’ex assessore alla Sanità Nerina Dirindin, in un’intervista a La Nuova Sardegna, abbandonati i toni diplomatici, s’è messa a randellare, dando sfogo ai repressi sentimenti di disagio patiti nell’isola. Il suo ruolo di portatore di verità in terra di missione –tale può essere la Sardegna agli occhi di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai libera da condizionamenti di ruolo l’ex assessore alla Sanità Nerina <span style="color: #ff0000;"><strong>Dirindin</strong></span>, in un’i<a href="http://www.regionesardegna.it/j/v/491?s=110108&amp;v=2&amp;c=1489&amp;t=1" target="_self">ntervista a <strong><em>La Nuova Sardegna</em></strong></a>, abbandonati i toni diplomatici, s’è messa a randellare, dando sfogo ai repressi sentimenti di disagio patiti nell’isola.<span id="more-2626"></span></p>
<p>Il suo ruolo di portatore di verità in terra di missione –tale può essere la Sardegna agli occhi di un piemontese costretto a viverci, sin dai tempi di Carlo Emanuele- era stato contestato dall’inizio del mandato e il feeling coi sardi era scarsissimo. Ora è rientrata a Torino, con soddisfazione reciproca, parrebbe.</p>
<p>Ma tra i tanti sassolini che aveva nelle scarpe, qualcuno era più fastidioso:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #ff9900;"><strong><span style="color: #ff6600;">“ … di tutta la Sardegna, Sassari è il territorio più difficile. E’ vero che non ha gli interessi economici e professionali di Cagliari, ma ha una latente decadenza di cui tutti si sentono vittime e invece sono partecipi, una perdita di prestigio dilagante, una tendenza all’individualismo ancora più marcata di altri territori e una Università poco capace di alzare il tono della professione, del modo di agire.”</span> </strong></span></p>
<p>Tanto sarebbe bastato per suscitare polemiche, ma, dato che c’era, ha rincarato:<br />
<span style="color: #ff6600;"><strong></strong></span></p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #ff6600;"><strong>“Non dimenticherò mai il rettore quando riprendemmo i discorsi sulle ristrutturazioni delle cliniche e scoprimmo che lui aveva circa 15 milioni di euro fermi, nonostante le condizioni del tutto inadeguate del materno-infantile, per esempio. Io gli dissi che avrebbe dovuto averli già spesi e lui risposte che invece dovevo ringraziarlo per aver conservato questi soldi. Sassari ha dato all’Italia grandi nomi, ma il livello medio non è elevato. Si lamentano su tutto, </strong><span style="color: #000000;">[…]</span><strong><span style="color: #000000;"> </span>al Santissima Annunziata </strong><span style="color: #000000;">[c’erano, <em>ndr</em>]</span><strong> 3 milioni di euro di cucine comprate e mai usate, tante irregolarità dappertutto…”</strong></span></p>
<p>Il <strong><a href="http://www.regionesardegna.it/j/v/491?s=110168&amp;v=2&amp;c=1489&amp;t=1 " target="_blank">rettore dell’università</a></strong>, <span style="color: #f00e88;"><strong>Maida</strong></span>, non può far finta di nulla e due giorni dopo (ma solo perché di mezzo c’è il lunedì, e <strong><em>La Nuova</em> </strong>non esce…) reagisce, da isolano, siculo ma sardo d’adozione, contro</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #ff00ff;"><strong>“… il vizio … di ritenere di poter dire quello che crede a proposito della Sardegna, dei sardi, delle istituzioni di questa Regione, di chi nelle suddette istituzioni opera. E’ un vizio talmente radicato che sopravvive anche adesso che Nerina Dirindin non è più sul soglio dal quale promulgava editti per la sanità sarda. </strong><span style="color: #000000;">[…] </span><strong>La responsabilità della verità dovrebbe essere il primo compito del politico. Purtroppo questa non è stata la prassi dell’ex assessore, non aiutata da un carattere spigoloso e da una scarsa capacità di mediazione.”</strong></span></p>
<p>Il <strong>rettore </strong>elenca poi alcune manchevolezze assessoriali e tocca alla fine un punto che con <strong>Ozieri</strong> ha qualche collegamento:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #ff00ff;"><strong> “… e lo sprezzante atteggiamento riservato alla facoltà di Veterinaria di fronte alla richiesta di supportare le due scuole di specializzazione in ambito di Sanità animale: la superficialità di tale presa si posizione si giudica da sola, se si considera che l’economia di questa regione si basa, per buona parte, sul patrimonio zootecnico. Operare fattivamente, nel settore cruciale della Sanità, in una regione come la Sardegna, era una sfida e un’occasione preziosa per qualsiasi politico. Posso dire che l’assessore Dirindin le ha perdute entrambe?”</strong></span></p>
<p>A dar manforte interviene anche il <strong><a href="http://www.regionesardegna.it/j/v/491?s=110551&amp;v=2&amp;c=1489&amp;t=1" target="_blank">preside della facoltà</a></strong> di Medicina, <span style="color: #993366;"><strong>Rosati</strong></span>, con contestazioni specifiche, tra le quali:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #008000;"><strong>“Il degrado edilizio e la mancanza di attrezzature indispensabili per l’assistenza è a tutt’oggi il maggior problema dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria di Sassari. Dal momento che l’A.O.U. è azienda di riferimento per lo svolgimento dei compiti della Facoltà medica (l’integrazione di didattica, ricerca e assistenza è, non a caso, la missione che la legge assegna alle A.O.U.), la mancanza di risorse finanziarie adeguate a risolvere questo grave problema è un macigno che, se non rimosso, impedirà alla Facoltà medica di perseguire i propri obiettivi didattico-scientifici.”</strong></span></p>
<p><strong>Nel rimpallo di accuse e responsabilità non posso essere io, piccolo untorello, a giudicare, ma qualche domandina piccola ce l’ho: se questa era la situazione, cosa aspettava Sua Magnificenza a sputare il rospo ? Che Cappellacci vincesse le elezioni e Dirindin suonasse la ritirata ? E se le cose fossero andate diversamente e Soru e la sua triste combriccola avessero potuto continuare la loro avventura ? Avremmo continuato a confidare nella <em>vis sanatrix naturae</em> ?</strong></p>
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		<title>CORRI RAGAZZO, CORRI</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 17:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Le nuove immatricolazioni nelle Università italiane sono calate del 4,4% (ben 14.000 in meno rispetto a un anno prima) mentre aumentano i giovani che, anche dopo ottenuto un diploma abilitante alla prosecuzione degli studi preferiscono cercare un lavoro. E’ il record negativo degli ultimi sette anni e le regioni col decremento più consistente sono quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le nuove immatricolazioni  nelle <strong>Università italiane</strong> sono calate del 4,4% (ben 14.000 in meno rispetto a un anno prima) mentre aumentano i giovani che, anche dopo ottenuto un diploma abilitante alla prosecuzione degli studi  preferiscono cercare un lavoro. <span id="more-2371"></span>E’ il record negativo degli ultimi sette anni e le  regioni col decremento più consistente sono quelle meridionali: meno 6,6 per cento in un solo anno. <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/scuola_e_universita/servizi/universita-2009-1/iscrizioni-in-calo/iscrizioni-in-calo.html" target="_blank"><strong><em>La Repubblica</em></strong> </a>così commenta:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #800080;"><strong>“L&#8217;università con ogni probabilità non è più vista da studenti e famiglie come l&#8217;unico percorso di studi che può ampliare gli sbocchi lavorativi. Sempre più giovani preferiscono fermarsi dopo il diploma della scuola secondaria di secondo grado e cercare un lavoro. Erano 100 mila nel 2004/2005 mentre quest&#8217;anno sono saliti a 150 mila. Oltre alle difficoltà di trovare un impiego anche dopo la, laurea, uno dei fattori che probabilmente ha contribuito a scoraggiare l&#8217;ingresso all&#8217;università è il costo delle tasse e dei contributi richiesti dagli atenei.”</strong></span></p>
<p>A confermare la scarsa considerazione di cui godono i nostri atenei, già evidenziata dai siti internazionali che stilano le classifiche delle scuole più prestigiose in tutto il mondo, arrivano le dichiarazione dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Ronald <a href="http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/esteri/ita-usa/ita-usa/ita-usa.html" target="_blank"><strong>Spogli</strong></a>, rilasciate nel congedarsi da Roma per essere sostituito da un fiduciario di Obama.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #ff6600;"><strong><span>«</span>Se c&#8217;è un settore in Italia in cui la relazione fra l&#8217;impegno e il suo riconoscimento è più debole, a me sembra che questo settore sia proprio l&#8217;istruzione superiore. </strong></span><span style="color: #ff6600;"><strong>È una tragedia nazionale, direi imbarazzante, che non ci sia una sola università italiana nei primi posti delle classifiche internazionali. Mi sono chiesto come mai gli italiani non reagiscono nel vedere costantemente il proprio Paese agli ultimi posti delle classifiche sulla competitività mondiale. L&#8217;Italia non può mantenere lo status di potenza economica se i suoi risultati rimangono così bassi. Tutti conosciamo i problemi: una burocrazia pesante, un mercato del lavoro rigido, la criminalità organizzata, la corruzione, la lentezza della giustizia, la mancanza di meritocrazia e un sistema di istruzione che non risponde ai bisogni del XXI secolo. Perché non si scelgono tre università &#8211; una del Nord, una del Sud e una del Centro &#8211; e gli si concedono uno status speciale e incentivi mirati?», ha proposto Spogli per portare quelle università, in dieci anni, «ai primi posti» nel mondo.</strong></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bella domanda!</strong></span></p>
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		<title>Onde corte</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2008 20:29:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pressione delle “lobby” in parlamento ha sempre influenzato le decisioni dei partiti e ancor di più dei singoli parlamentari, a maggior ragione quando direttamente e personalmente interessati. Giudici ed avvocati dimenticano l’appartenenza politica quando si discute di organizzazione giudiziaria, i medici di sanità, gli imprenditori di sostegno alle imprese. Gli insegnanti vedono con un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2008/11/crudelia-gelmini-rid.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2125" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="crudelia-gelmini-rid" src="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2008/11/crudelia-gelmini-rid.jpg" alt="" width="216" height="232" /></a>La pressione delle <strong>“lobby”</strong> in parlamento ha sempre influenzato le decisioni dei partiti e ancor di più dei singoli parlamentari, a maggior ragione quando direttamente e personalmente interessati. <span id="more-2124"></span>Giudici ed avvocati dimenticano l’appartenenza politica quando si discute di organizzazione giudiziaria, i medici di sanità, gli imprenditori di sostegno alle imprese. Gli insegnanti vedono con un occhio diverso i problemi della pubblica istruzione e dell&#8217;Università, com’è umano che sia, cercando di mettere insieme capra e cavoli.</p>
<p>Il decreto del governo che tenta di modificare gli usi e costumi degli atenei è approdato in commissione al <strong>Senato</strong>, dove è stato modificato, adattato e licenziato. Il ministro proponente, la tanto vituperata Crudelia <strong>Gelmini</strong>, dichiara d’essere soddisfatto del compromesso raggiunto, con la maggiore attenzione posta agli equilibri di bilancio degli atenei e l’obbligo per i rettori di render conto dell’attività di ricerca svolta e della didattica fornita agli studenti:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong> “Da vent&#8217;anni si parlava di come legare il merito alla carriera dei professori e di come vincolare i finanziamenti all&#8217;università in base a parametri che ne valutassero la qualità. Per la prima volta le carriere dei docenti non saranno legate a scatti automatici ma, come previsto dagli emendamenti approvati in commissione, al merito ed alla ricerca effettivamente svolta.&#8221;</strong></p>
<p>I fondi del ministero saranno assegnati a seconda dei risultati raggiunti (ma ancora non è chiaro chi controllerà) anche per i fondi PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) che finanziano i progetti che presentino carattere applicativo con possibile utilizzo pratico dei risultati. Sarà creata l&#8217;anagrafe dei professori, che terrà aggiornato l’elenco pubblico delle attività di ricerca scientifica di tutti i docenti che,  se inadempienti, saranno esclusi dagli scatti biennali e dalle commissioni concorsuali per il reclutamento dei docenti.</p>
<p>Forse tutto questo non sarà sufficiente per rimettere in moto il pachiderma sfiatato dell’Università italiana, ma nelle condizioni e con i condizionamenti attuali occorre accontentarsi, mentre continua il <a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=9059" target="_blank">dramma umano dei <strong>precari</strong>,</a> finiti negli ingranaggi perversi di un sistema ormai insostenibile.</p>
<p>Ragguardevole, come previsto, il contributo d’idee e proposte (”autoriforma” l’hanno battezzata) messo in campo dall’<span style="color: #ff0000;"><strong>Onda </strong></span>studentesca, andata a morire silenziosamente sulla battigia dei primi freddi invernali.</p>
<p>Forse i cervelli goliardici stanno organizzando la prossima manifestazione di protesta per la mancata accensione del riscaldamento, non accontentandosi più neanche loro del &#8220;riscaldamento globale&#8221;.</p>
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		<title>Frigare sa conca in liscia a s’ainu</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 13:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“TUTTA LA VITA DAVANTI” (“Your Whole Life Ahead”), a recent Italian movie, opens with the voice of a young woman defending her thesis. “TUTTA LA VITA DAVANTI” (“Your Whole Life Ahead”), un recente film italiano, si apre con la voce di una giovane donna che difende la sua tesi. Inizia così un articolo che l’Economist [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2008/11/manif-rid.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1931" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="manif-rid" src="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2008/11/manif-rid.jpg" alt="" width="280" height="329" /></a><span style="color: #ff6600;"><em><strong><span style="color: #800080;">“TUTTA LA VITA DAVANTI” (“Your Whole Life Ahead”), a recent Italian movie, opens with the voice of a young woman defending her thesis.</span> </strong></em></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>“TUTTA LA VITA DAVANTI” (“Your Whole Life Ahead”), un recente film italiano, si apre con la voce di una giovane donna che difende la sua tesi.</strong></span> Inizia così un articolo che l’<a href="http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=12607260" target="_blank"><strong>Economist</strong></a> dedica alla resistenza opposta al tentativo d&#8217;iniziare a rendere più efficiente la nostra <strong>Università</strong>. <span id="more-1927"></span>Il quotidiano inglese è uno di quelli che la sinistra considera come la corte di cassazione e i suoi articoli come sentenze inappellabili, da accettare senza discutere. Il quotidiano continua:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #ff0000;"><strong>&#8220;La telecamera si sofferma sul viso rugoso uno dopo l&#8217;altro, fino a quando non diventa chiaro che l&#8217;intera commissione esaminatrice è composta da ottuagenari […].L&#8217;età del pensionamento per i docenti universitari italiani è di 72 anni. Mariastella Gelmini […] progetta di ridurlo, anche  solo a 70. E questo è solo uno di una serie di riforme che sta cercando di fare di uno dei peggiori gestiti, peggiore rendimento e la maggior parte dei settori corrotti in Italia. […] La maggior parte degli italiani, invece segnala la potenza del baroni (baroni), ovvero docenti di ruolo col potere di vita e di morte sui fatti accademici. […] Nepotismo e favoritismo sono diffuse: solo questa settimana emerse notizie di un rettore universitario che, il giorno prima in pensione il 31 ottobre, ha firmato un decreto per rendere suo figlio docente. La ricerca da parte degli studenti presso l&#8217;Università Federico II di Napoli ha rilevato che il 15% degli insegnanti ha un parente tra il personale universitario. All’ Università di Palermo, molti dei  230 insegnanti sono segnalati per essere collegati di altri insegnanti.<br />
La creazione di posti di lavoro per parenti e amici ha contribuito a gonfiare il numero di esponenti del mondo accademico italiano. Secondo la signora Gelmini, negli ultimi sette anni sono stati banditi 13.000 posti per professori associati, ma ne sono stati occupati 26.000. Clientelismo ha anche portato a una proliferazione di corsi e servizi. L&#8217;Italia ha 37 corsi, ma con un singolo studente; 327  facoltà ne hanno meno di 15. […] è di un modello uniforme di mediocrità. Non una istituzione italiana è nella top 100 del 2008 Times Higher Education che classifica il mondo universitario. I baroni esercitare una notevole influenza sui governi, in particolare del centro-sinistra, e lo hanno utilizzato per seppellire più tentativi di riforma.<br />
La necessità di un cambiamento è ora urgente. Cinque università sono, in effetti, al fallimento. Il sistema nel suo complesso è manifestamente debole in economia. Solo il 17% degli italiani tra i 25 e 34 hanno un titolo di studio terziario, rispetto ad una media OCSE del 33%. Il motivo principale è una scioccante tasso di abbandono del 55%, il più alto nel mondo ricco. […] all&#8217;inizio di questo mese ha vinto un primo provvedimento per modificare il processo di selezione per i docenti universitari e ricercatori, al fine di evitare abusi; e per destinare più denaro per borse di studio e alloggio; e ad attenuare gli effetti di precedenti di riduzione dei costi della legislazione aumentando il numero di docenti e ricercatori che possono essere ingaggiati per ogni uno che va in pensione.<br />
Tutto questo potrebbe sembrare una buona notizia per studenti e insegnanti. Eppure, gli studenti hanno organizzato proteste in tutto il paese. Questa settimana i principali federazioni sindacali previsto uno sciopero nazionale, anche se uno di essi tirato fuori all&#8217;ultimo minuto. L&#8217;opposizione sostiene che nessun buon risultato può venire da riforme ispirate da riduzione dei costi. Ma il governo replica che in Italia, a causa del tasso di natalità ultra-basso, si è creata ciò che la signora Gelmini definisce &#8220;un&#8217;opportunità storica&#8221; per aumentare la qualità della spesa. &#8220;I suoi piani meritano almeno ascolto&#8221;.</strong></span></p>
<p>Ovviamente questa volta l’<strong>Economist</strong>, per i nostri “progressisti” abbarbicati allo <em>statu quo</em>, ha torto.</p>
<p><a href="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2008/11/etudiants-italie-rome-education-mod.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1936" style="margin: 10px;" title="etudiants-italie-rome-education-mod" src="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2008/11/etudiants-italie-rome-education-mod.jpg" alt="" width="200" height="244" /></a>Così come hanno torto   Barbara <strong>Palombelli</strong> in Rutelli che sul <em><strong>Riformista </strong></em>demolisce e ridicolizza <em>&#8220;<span style="text-decoration: underline;">Le 10 proposte sul futuro dell&#8217;università Italiana&#8221; </span></em>fattele pervenire dal segretario del Partito democratico Walter <strong>Veltroni</strong>, redatte dai suoi esperti:
</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #800080;"><strong>“Se vogliamo offrire loro </strong><span style="color: #000000;">[agli studenti di oggi, ndr]</span><strong> l&#8217;equivalente di quanto ottenemmo noi trenta anni fa, dobbiamo davvero immaginare un futuro diverso da quello elencato nelle paginette che un gentile autista mi ha recapitato a casa dieci giorni fa. Per difendere sul serio &#8211; e da sinistra &#8211; il Sapere come Servizio Pubblico Essenziale, dobbiamo dimenticarci le classi di tre o quattro studenti, le baronie moltiplicate, le università arrampicate ovunque ci sia un politico che la pretende, i corsi che spaccano in mille una letteratura e in cento un decennio di storia&#8230; e chiudere per sempre i decentramenti impossibili.”</strong></span></p>
<p>E torto ha anche Roberto <a href="http://www.regionesardegna.it/j/v/491?s=99813&amp;v=2&amp;c=1489&amp;t=1" target="_blank"><strong>Perotti</strong></a>,  “dieci anni alla Columbia University di New York, dove ha ottenuto la cattedra a vita, oggi questo docente, diventato celebre nel giro di breve tempo per un saggio sugli scandali del malcostume accademico, insegna macroeconomia alla Bocconi di Milano. &#8211; Il suo libro «Università truccata», edito da Einaudi, è già un best seller” come viene presentato da <em><strong>la Nuova Sardegna</strong></em> e al quale ha avuto l’imprudenza di concedere la parola.</p>
<p>Ma tutto è inutile, i nostri baldi virgulti oggi sono a Roma insieme con i consiglieri fraudolenti, a manifestare per il loro futuro, lasciandoselo alle spalle.</p>
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		<title>Scuola di squali</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 22:33:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gian Paolo Pansa, un signore che si etichetta di sinistra ma che non rinuncia ad usare il cervello in dotazione, dopo aver pestato un po&#8217; di calli con i suoi libri-inchiesta sui misfatti delle &#8220;radiose giornate&#8221; di cui furono protagonisti i comunisti prima e dopo la fine ufficiale della guerra civile nel &#8217;45 ed oltre, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2008/10/manif-18-rid.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1746" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="manif-18-rid" src="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2008/10/manif-18-rid.jpg" alt="" width="275" height="435" /></a>Gian Paolo <strong>Pansa</strong>, un signore che si etichetta di sinistra ma che non rinuncia ad usare il cervello in dotazione, dopo aver pestato un po&#8217; di calli con i suoi libri-inchiesta sui misfatti delle &#8220;<em><strong>radiose giornate</strong></em>&#8221; di cui furono protagonisti i comunisti prima e dopo la fine ufficiale della <strong>guerra civile</strong> nel &#8217;45 ed oltre,  ha traslocato il suo &#8220;<strong>Bestiario</strong>&#8221; da l&#8217;<em><strong>Espresso</strong></em> al <a href="http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/26259/" target="_blank"><strong>Riformista</strong></a>, quotidiano di sinistra che evidentemente cerca spazio a destra. <span id="more-1744"></span><strong>Pansa</strong>, oggi 27.10.08, ha tratteggiato un quadro della protesta studentesca e della situazione universitaria italiana che somiglia tanto ad un referto d&#8217;autopsia. Da imbrattatele quali siamo, e ovviamente con molta meno abilità di lui, avevamo anche noi scarabocchiato un disegnino che somiglia a quello di Pansa. Ma guardiamo più da vicino il lavoro del maestro:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #9f0ef0;">&#8220;Ragazzi, non fatevi fregare<br />
Ma stiano a casa i ragazzi e le ragazze che okkupano, okkupano, okkupano! Anzi, ritornino a scuola. E riprendano a studiare quel poco che la scuola gli chiede. Quando li vedo sfilare con i megafoni, gli striscioni, i gesti ritmati dagli slogan, le urla contro la Gelmini, provo una gran pena. Stanno sprecando la giovinezza. Non otterranno nulla di quello che chiedono. Gli unici a perdere saranno loro.<br />
I nostri cari okkupanti stanno già perdendo oggi. Le università che frequentano sono le peggiori d&#8217;Europa. Eppure ogni città ne vuole una. Le sedi distaccate nascono a ogni angolo. Ma sono atenei finti. Se lo studente non fa più il pendolare, lo fa il professore. Viene da lontano, si ferma due o tre giorni, poi riparte. E gli allievi lo rivedranno il mese successivo.<br />
Le lauree triennali non servono a nulla. Sono una truffa. Costruita sulla voglia di non studiare. Mi è capitato di leggere qualche tesi di fine corso. Fascicoletti di cinquanta, sessanta pagine, che i docenti della mia generazione avrebbero respinto con ribrezzo.<br />
Ma i prof di oggi, salvo poche eccezioni, accettano di tutto. Anche le tesi copiate. Anche quelle scritte da mercenari frettolosi. I docenti si lavano la coscienza dando voti minimi. E lasciando che le mamme piangano: «Ti hanno negato il centodieci e lode!».<br />
E&#8217; colpa di questo tipo di prof il caos del 2008. Oggi stanno in cattedra anche docenti che nessuna seria scuola media accetterebbe. Sono ignoranti, presuntuosi e spesso accecati dalla faziosità politica. Si sentono difesi dalla tessera di partito che gli ha garantito la cattedra. Spiegano agli okkupanti che debbono lottare «contro il modernismo reazionario del governo Berlusconi-Gelmini». E gli studenti impazziscono d&#8217;entusiasmo, come davanti a una rock-star.<br />
Gli okkupanti ci spiegano che questa rivolta non è il Sessantotto del tempo che fu. Ma dovrebbero ammettere che è peggio del Sessantotto. Allora gli studenti si erano ribellati ai professori. Oggi sono i docenti a fomentare la rivolta. Baroni, baronetti e baronini sono gli unici a sapere con precisione ciò che vogliono. Il loro scopo è che tutto rimanga com&#8217;è, compresa la pessima gestione e la copertura dei tanti debiti. Siamo al paradosso: gli studenti scioperano per mantenere inalterati i privilegi di docenti che se ne fregano di loro.<br />
Avete mai visto una rivolta contro il moltiplicarsi dei corsi di laurea? Anche i piccoli atenei ne presentano un campionario folle. Con più docenti e impiegati che iscritti. Come il mago di Oz, i rettori promettono meraviglie. Il trucco si scopre soltanto alla fine: niente lavoro, disoccupazione garantita. Ma pure i corsi meno recenti sono un bluff. Sono migliaia gli iscritti alle facoltà di Scienze della Comunicazione. Troveranno posto nell&#8217;impero dei media? Farglielo credere è come dirgli che i bambini li porta la cicogna.<br />
Restare a casa anche dopo la laurea. Ecco una tragedia che si presenterà sempre più spesso, con una progressione terribile. Ma qui siamo al cuore della rivolta studentesca. La mia opinione è che una parte dei ragazzi scenda in piazza non contro la Gelmini o Silvio il Caimano. Ma perché ha compreso che la scuola non gli garantirà nessun futuro.<br />
Vedono il buio davanti a sé e sono disperati. Però non sanno respingere i pifferai che li portano a spasso. Hanno capito che soltanto pochi avranno un avvenire professionale sicuro. Per questo provano una rabbia prima sconosciuta. La rabbia di chi non scorge una via d&#8217;uscita. Oggi si rivoltano contro il centro-destra. Domani lo faranno contro il centro-sinistra. Perché la politica che adesso li usa, prima o poi, li mollerà. E gli dirà di tornare alle loro scuole di carta, ai loro inutili studi.<br />
E&#8217; questo il pericolo vero che si annida nel caos di oggi. Non temo i facinorosi che allarmano il Cavaliere. Ci sono anche loro e stanno spuntando in tutti i cortei. Non dimentichiamoci di Genova 2001, con quello che ne seguì. Ma il rischio più grande è la rivolta senza obiettivi e senza capi. Diretta contro tutto e tutti.<br />
Un racconto di fantascienza narra di ragazzi che uccidono gli anziani, per prendersi le loro case e il loro lavoro. Non andrà così, perché le case e il lavoro degli anziani non sono un bottino appetibile per i figli di mamma. Non vogliono studiare, perchè lo studio vero è fatica. E non vogliono lavorare perché gli orari sono lunghi, le paghe basse e i padroni esigenti. Il traguardo sarà un paese di trentenni poveri, a carico di genitori pensionati.<br />
Ma un giudizio ancora più aspro bisogna darlo delle tante sinistre, a cominciare dal Pd di Walter Veltroni. Qualche milione di militanti al Circo Massimo non cancellerà l&#8217;errore suicida di questo partito. E dei giornali che lo appoggiano, nella speranza di frenare la perdita di copie. La favola del dissenso proibito dal Caimano non funziona più. Siamo un paese dove tutti dissentono da tutti, anche da se stessi.<br />
Prima o poi, la rivolta degli studenti lascerà perdere la Gelmini e il Berlusca. E si dirigerà contro qualcun altro. Per questo azzardo un consiglio alla Signora Ministro: lasci le cose come stanno. L&#8217;Italia di oggi non merita nessuna riforma, della scuola o di altro. Quando il disastro sarà completo, qualcuno davvero tosto chiuderà le aule per un anno.<br />
Il giorno che verranno riaperte sarà più facile cambiare in meglio. A meno che un incidente grave, un morto in piazza, non faccia esplodere la polveriera Italia. Allora dovremo dirci tutti buonanotte. E chiuderci in casa. Con un buon fucile a portata di mano.&#8221;</span></p>
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