Il settimanale americano Newsweek in un articolo titolato: “La resurrezione della destra” constata come:
“Con la riconquista del potere in Italia da parte di Silvio Berlusconi i partiti di destra in Europa possono guardare con orgoglio ad un continente sotto il loro controllo; solo 3 stati membri dell’Unione Europea – Gran Bretagna, Spagna e Portogallo – sono governati esclusivamente dalla sinistra, Oggi i conservatori che governano l’Europa sono pieni di limousine ministeriali ma non hanno leader, pensatori o filosofi”.
Mentre in USA invece… A completare la marcia trionfale della destra europea nei corridoi del potere, osserva Newsweek, è l’arrivo di Gianni Alemanno, come sindaco di Roma e quello di Boris Johnson come primo cittadino di Londra.
“Berlusconi ha già avuto due occasioni per applicare il suo brio degli affari all’economia del governo italiano, che non riesce neanche a togliere l’immondizia dalle strade di Napoli. Avrà fortuna la terza volta? Nessuno ci contava in Italia. Al contrario, la sua vittoria di metà aprile è stata seguita due settimane dopo dall’elezione di Alemanno, il primo uomo di destra a diventare sindaco di Roma dopo decenni, il cui piano per la città include l’espulsione di 20 mila stranieri indesiderabili.”
Tutto lascia credere che Newsweek s’offrirà d’ospitare gli “indesiderabili” negli ampi locali della propria redazione. Ma le preoccupazioni disinteressate della stampa estera nei nostri confronti sono a getto continuo, non avendo, beati loro, problemi interni da analizzare. Ci si mette anche l’inglese Times ad ammonirci e biasimarci, per la proposta del neosindaco di Roma, Gianni Alemanno, di utilizzare il Festival del Cinema della capitale per promuovere i film italiani a spese di Hollywood. Il quotidiano conservatore britannico, che parla di una “lista nera” delle star straniere, ricorda uno degli slogan della campagna elettorale del candidato di An, “Meno cinema, più sicurezza” .
“Gianni Alemanno to blacklist Hollywood stars to promote Italian films” titola, temendo la disoccupazione degli attori americani:
”The new mayor of Rome, Gianni Alemanno, a former fascist, has launched a campaign to promote Italian films at the expense of those featuring Hollywood stars such as Nicole Kidman and Leonardo DiCaprio, who are to be blacklisted. American actors who flocked to Rome for its film festival will no longer be invited, on the orders of Alemanno, 50, of the National Alliance party…”
Scendendo nella scaletta dello spettacolo, dal cinema s’arriva poi alla farsa della Libia, di cui subiamo il protettorato e dove il figlio del dittatore, tale Seif al Islam Moammar al Gheddafi nella sua veste di presidente della fondazione El Gheddafi ci “fa presente la gravità di questa questione [...riguardo alle] voci sulla possibilità di ricandidare nuovamente” Calderoli, che “si considera il vero assassino dei cittadini libici” morti nell’assalto al consolato italiano di Bengasi il 17 febbraio del 2006.
“Anche se la decisione è considerata un affare interno che riguarda l’Italia, qualora venisse riconfermato ministro, questa circostanza avrà delle ripercussioni catastrofiche sulle relazioni fra l’Italia e la Libia“.
A dar man forte al beduino provvede l’imam Khamenei, massima autorità religiosa iraniana, che spiega in un’intervista all’Unità che il nostro Paese viene “tenuto sott’occhio” da Teheran, capitale del Paradiso Terrestre e anch’essa senza problemi.
“Da voi in Italia come in altri paesi cosiddetti democratici, la stampa, ma soprattutto la tv, considera tabù e viene censurata ogni trasmissione che tratta anche nel senso oggettivo o discretamente critico il pensiero dei fedeli sciiti.”
Ma come ha fatto, diavolo d’un uomo? L’imam infatti ha colto nel segno: subito dopo il dramma della sicurezza e dell’economia è il pensiero sciita quello che più tormenta le notti insonni degli italiani.
“Noi, in ogni paese del mondo, abbiamo chi ascolta e vede giornali, radio e tv, che ci permette di avere un panorama completo e aggiornato dell’opinione.”
Khamenei afferma poi che nel mondo occidentale si accusa l’Iran di non essere democratico:
“Ma da voi – conclude l’Imam sull’Unità – i giornalisti sono asserviti ai poteri economici, finanziari e politici”.
ω Ö ω
Ma certo, dev’essere senz’altro così. Ci voleva proprio il monito d’un uomo tanto ispirato, per aprirci gli occhi. Come abbiamo fatto a dubitare della parola e delle urla di Grillo, che, unico, ci aveva avvisato, anzi, di più, aveva organizzato -gratis, si badi!- un’intera giornata per un perentorio invito a mandare molti affan….?
Siamo appena a tempo per pentirci, adottiamo lo slogan di Grillo e facciamolo anzi diventare motto nazionale.
- Gli USA, paese ricco, ne hanno due, “E pluribus unum” e “In God whe trust”,
- la Francia ha “Liberté, Égalité, Fraternité”,
- la Gran Bretagna “Dieu et mon droit“,
- il Canada “Da un mare all’altro”,
- la Spagna “Plus ultra”
e noi, senza motto, che figura ci facciamo?
L’idea di Grillo, forse non è elegante, ma è geniale e potrebbe toglierci da tanti impicci, risolvendo (a parole, ma aiutandoci all’occorrenza col gesto) un sacco di questioni.
Mandiamoli tutti affan… possibilmente facendoceli anche rimanere. Magari ci si trovano bene.


Optalidon
2 years ago
Può essere una buona idea, per la sua … praticità d’uso, ormai ampiamente conosciuta e utilizzata. Quante situazioni si possono risolvere con affan… detto col tono giusto al momento giusto!
In effetti il precedente motto ufficoso dell’Italia, “tengo famiglia”, è caduto in disuso con la crisi del modello tradizionale di famiglia. Tra single, divorziati, preti, poligami, gay, coppie di fatto, ammucchiate, terzo settore, etc. non ci si raccapezza più.
Meglio cambiare, neh!?!
una
2 years ago
guarda che l’ambasciatore iraniano, saputa la notizia, ha rilasciato la seguente dichiarazione : “khamenei non rilascia interviste ai giornalisti da 10 anni”. l’unità ha pubblicato una BUFALA!
Rinoceronte
2 years ago
Grazie della segnalazione.
Se “l’Unità” ha pubblicato un’intervista fasulla siamo (tutti) mal messi, perchè che fosse un giornale di parte (come gli altri) era evidente e dichiarato, ma con serietà.
Come sono lontani i tempi non solo di Gramsci ma di Fortebraccio, che con la sua penna avvelenata “uccideva” brillantemente l’avversario (“Se qualcuno non glielo avesse offerto fritto al ristorante, Forlani non avrebbe mai saputo dell’esistenza del cervello”), di Alicata, di Ferrara (Maurizio, padre di Giuliano), di Macaluso. Poi la decadenza fino alla chiusura. La resurrezione (?) è cronaca di oggi e le bufale pure. Speriamo almeno che non siano alla diossina. E’ di tutta evidenza che le disgrazie non vengono mai sole e non hanno preferenze di lato.
G. Sabatucci
2 years ago
L’Unità, in crisi di vendite come Veltroni in crisi di consensi, cerca nuovi editori e, dopo aver rigettato la proposta degli Angelucci (editori di Libero e il Riformista) per questioni ideologiche, forse finirà nelle mani di Soru, prossimo ex-governatore della Sardegna.
BEN GLI STA!
Optalidon
2 years ago
Non sono d’accordo nel vedere l’UNITA’ come un giornale autorevole.
E’ sempre stato un giornale asservito agli interessi anche sporchi del PCI, manipolatore di notizie e portavoce di via delle Botteghe Oscure. Certo svolgeva bene il suo compito ma sempre quello servizievole verso il comunismo.
Se dovesse chiudere per calo di vendite sarebbe un’ottima notizia.