Giancarlo Caselli il procuratore capo di Torino in un’intervista al “Corriere della Sera” sostiene che in Francia si parla spesso a sproposito della stagione italiana del terrorismo. Lo fa riferendosi al caso Petrella, la terrorista assassina delle Brigate Rosse, condannata in Italia all’ergastolo e alla quale il presidente Sarkozy ha concesso la proroga senza fine dell’ospitalità e dell’impunità in terra di Francia, negando, “per ragioni umanitarie” l’estradizione in Italia. Dice Caselli:
«Molti, ancora troppi francesi sanno pochissimo di quel che è accaduto in Italia negli anni di piombo, tuttavia si ergono a giudici del nostro Paese, anche con una certa arroganza che qualche volta sfiora la supponenza. In questa vicenda, com’era già successo per Battisti, lo Stato italiano ne esce come incapace di garantire i diritti fondamentali delle persone, diritti che invece è riuscito ad assicurare anche ai tempi del terrorismo. Ora, che alcune decisioni vengano motivate come umanitarie mi va benissimo, ma se sullo sfondo c’è la critica verso il nostro Paese che viene considerato come una terra da tenere sotto osservazione, sotto tutela, allora non l’accetto più. È profondamente sbagliato, ingiusto e antistorico. »
La causa della terrorista è stata perorata.dall’attuale e pro-tempore consorte di Sarkozy, che evidentemente, sempre pro-tempore, ne tiene le chiavi del cuore e dalla di lei sorella.
«Due sorelle che non si sa bene che titolo abbiano per farlo… » si lascia scappare il procuratore «beh, hanno tanti meriti ma a parte il fatto che una è la moglie del presidente Sarkozy, per l’altra è proprio difficile vedere qual è il titolo per occuparsi di queste cose, tra l’altro in modo non riservato».
Purtroppo l’Italia è la meno indicata per dare lezioni di coerenza nel trattamento degli ex-terroristi, se è vero che dei 6.000 passati nelle prigioni italiane durante gli “anni di piombo” oggi solo 97 (70 di sinistra, 21 di destra e 6 anarchici) godono dell’ospitalità statale almeno parziale (26 sono in semilibertà, e rientrano in carcere solo la sera). Tra gli irriducibili sono gli autonomisti sardi, ancora in guerra contro lo Strato.
Altre considerazioni sul caso Putrella le fa Cesare Martinetti per “La Stampa”:
“Rifiutando l’estradizione della brigatista Marina Petrella per «ragioni umanitarie» Nicolas Sarkozy raccoglie il primo applauso della gauche caviar di cui Carla Bruni è l’indiscussa icona, ma commette una grave offesa all’Italia.
Un vero incidente diplomatico. Che significa infatti la dizione «ragioni umanitarie» addotte per trattenere in Francia una terrorista condannata all’ergastolo in un altro Paese dell’Unione Europea? Che quel paese – l’Italia – non dà garanzie di «umanità» nel trattamento dei detenuti? O che non si condivide la sentenza?
Il governo italiano – che ripetutamente ha chiesto l’estradizione dei numerosi terroristi condannati tuttora residenti liberi e protetti in Francia per un’ambigua decisione del «florentin» Mitterrand nel 1986 – farebbe bene a non sottovalutare l’episodio che costituisce uno strappo al bon ton e alla sostanza dello spirito comunitario. È anche da queste cose che si valuta la qualità delle relazioni tra governi.
Non bastano le foto di sorrisi e siparietti ai summit se poi alla prova dei fatti gli altezzosi francesi continuano a pensare che gli italiani sono pur sempre dei «macaronì», un po’ fascisti e un po’ faciloni. La decisione di Sarkozy rappresenta di fatto una pietra tombale sulla questione rifugiati. La partita, dopo il pasticcio Battisti e il caso Petrella, appare evidentemente chiusa per sempre.
Si dirà: un’altra lezione dalla patria dei diritti dell’uomo. Ma è così? La Francia (il rapporto del Consiglio d’Europa è del 2005) ha le prigioni peggiori d’Europa: tre tentativi di suicidio al giorno, un morto ogni tre giorni. È una di quelle emergenze nazionali di cui non si viene mai a capo. In queste galere, la République ha annientato i «suoi» pochi terroristi molto più di quanto non abbia fatto l’Italia con i suoi molti eversori. Un grappolo di persone, raccolte dentro la sigla di «Action directe» e sostanzialmente responsabili di due omicidi: un generale dell’Aeronautica e il presidente di Renault.
I quattro capi di Ad sono stati condannati all’ergastolo e a una detenzione speciale: isolamento per una dozzina di anni con luce sempre accesa in cella. Uno è impazzito (Georges Cipriani), un’altra, ammalata di cancro, è stata liberata in stato terminale ed è morta due mesi dopo (Joelle Aubron), la terza ha sofferto ripetute ischemie cerebrali ed è stata liberata da poco (Nathalie Ménigon), il quarto Jean-Marc Rouillan, apparentemente sano, appena ottenuta la semilibertà dopo vent’anni di carcere ha dato un’intervista all’Express per dire più o meno quello che tutti i terroristi italiani hanno sempre detto ai media francesi.
Ma il risultato è stato diverso: Rouillan è stato subito rimesso in gattabuia. E nessun politico o intellettuale ha protestato, nemmeno le sorelle Bruni Tedeschi. Naturalmente Marina Petrella, precipitata in una gravissima depressione dopo l’arresto (e quindici anni di libera vita parigina), ha tutto il diritto di essere curata. Ma l’Italia ha sempre assistito i suoi terroristi. Prospero Gallinari, tanto per dirne uno, killer in via Fani e poi carceriere di Moro, è libero da anni per curare il suo cuore malato. Nessuno dei nostri è mai stato privato della libertà per una semplice intervista. Anzi…
Aspettando che il Guardasigilli Alfano chieda spiegazioni alla collega Rachida Dati, non resta che constatare la permanenza di un mistero: perché la Francia così severa con i suoi, è così clemente con gli italiani? Il «francese di ferro» che ha costruito la sua fortuna elettorale deportando migliaia di poveri cristi sanspapiers nelle ex colonie dell’Africa nera da dove erano fuggiti, si blocca di fronte a una terrorista condannata da uno stato sovrano e amico. Sarkozy voleva cancellare il ’68 e invece ha ceduto al più banale riflesso post sessantottardo. Un destino «italiano».
Evidentemente la patria dei “Diritti dell’Uomo” è ancora quantomai sensibile anche alle “Donne dei Dritti” e persino alle loro sorelle.


Pubblicato il 15 ottobre, 2008 alle 6:26 pm da Terenzio