“La borghesia ha avuto nella storia una parte sommamente rivoluzionaria. Dove ha raggiunto il dominio, la borghesia ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliche. Ha lacerato spietatamente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l’uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo “pagamento in contanti”. Ha affogato nell’acqua gelida del calcolo egoistico i sacri brividi dell’esaltazione devota, dell’entusiasmo cavalleresco, della malinconia filistea. Ha disciolto la dignità personale nel valore di scambio e al posto delle innumerevoli libertà patentate e onestamente conquistate, ha messo, unica, la libertà di commercio priva di scrupoli. In una parola: ha messo lo sfruttamento aperto, spudorato, diretto e arido al posto dello sfruttamento mascherato d’illusioni religiose e politiche. […] La condizione più importante per l’esistenza e per il dominio della classe borghese è l’accumularsi della ricchezza nelle mani di privati, la formazione e la moltiplicazione del capitale.”
Son trascorsi 160 anni da quando queste frasi sono state scritte da Marx ed Engels e oggi, a Londra, la città dove vennero pubblicate, il 21 febbraio 1848, “uno spettro s’aggira” ancora, non solo in Europa ma nel mondo intero.
La borghesia, come la intendeva la Lega dei comunisti che aveva allora commissionato il Manifesto, è scomparsa da tempo, travolta dal parassitismo e dalla speculazione, il lato oscuro dell’operoso ceto medio. Ora come allora i proletari di tutto il mondo sbagliano bersaglio, usando male il potere brutale che concede loro la forza del numero, sparando nel mucchio, attaccando gli agenti antisommossa “messi qui nella vigna a far da pali” e i bancari invece dei banchieri, confondendo i produttori con gli sfruttatori.
Per me l’economia consiste nel risparmiare qualche euro rinunciando a qualche piccolo sfizio e mi è quindi difficile concepirla in formato“macro”, come una scienza paludata in grado di studiare l’egoismo che tutto muove e, con l’aiuto della politica, capace di regolamentarne a fin di bene le spinte. La crisi mondiale che ci colpisce non depone a favore della buona vista degli economisti che, se non hanno provocato, certo non hanno visto l’uragano che arrivava.
Riaggiustare le cose è opera da titani e nelle sale che ospitano il G-20 l’alta statura scarseggia. Chi ha studiato mi spiega che, tra un ricevimento e l’altro, i “grandi” della Terra si son divisi tra due soluzioni: gli anglo-americani, con gli armadi stracolmi di scheletri spolpati in giro per il mondo, vorrebbero che gli Stati pompassero ancora più miliardi nelle casse colabrodo delle banche senza fondo, creando moneta virtuale ancora più fasulla dei guadagni che esse millantavano e facendo ricadere alla fine sull’economia reale il costo stratosferico di tale accanimento terapeutico. Con la domanda drogata e l’inflazione conseguente si spalmerebbe quindi il mal comune.
Gli europei continentali, che nella grande rapina erano complici minori e si sono limitati a fare il palo, vorrebbero che si sostenesse invece l’economia reale e produttiva, imbrigliando più strettamente la fantasia morbosa degli gnomi, con “regole” (mai ben precisate, in verità) più stringenti e punitive.

Decisione difficile ma sarebbe saggio che non dimenticassero che quell’odorino acre che sale dalle cucine non è dell’arrosto bruciato ma delle bombe lacrimogene.
Potrebbe avvicinarsi ancora una volta la stagione dei “sans culottes” e dell’incrociatore Aurora…


il ragioniere
2 years ago
Il G 20 è stato un fallimento, prima per gli europei, poi per il resto del mondo. Hanno vinto gli americani e gli inglesi, con la complicità della Cina piena di dollari-carta straccia, che obbligheranno gli stati e i cittadini europei a dare 1000 miliardi di dollari alle loro banche creatrici di titoli virtuali e ai loro manager superpagati, inventori dei “derivati-swaps” pieni d’aria fritta.
Le 5 più grosse banche USA hanno da sole il 96 % dei derivati di tutte le altre banche, e l’81% del rischio in caso di fallimento.
JP Morgan Chase è imbottita di 88 trilioni di derivati, cioè 88 volte la somma che si è deciso a Londra di mettere a disposizione del Fondo Monetario Internazionale per risolvere la… crisi mondiale.
Le altre banche pronte ad esplodere sono la Bank of America con 38 trilioni, Citibank con 32, Goldman Sachs con 30, Wells Fargo-Wachovia con 5.
C’è poi la HSBC (Hongkong & Shanghai Banking Corporation) che nonostante il nome è inglese e che ne ha solo… 3,7 trilioni.
Tutti questi titoli sono espressi in moneta corrente, ma si tratta di semplici numeri, dietro i quali non esistono ricchezza e attività concrete e reali.
Se anche solo l’1 % dei possessori dei titoli si presentasse allo sportello a chiedere il rimborso, crollerebbe l’intero sistema finanziario mondiale.
Gli europei, italiani compresi, sono stati presi in giro (o si sono spaventati davanti al baratro) e tacitati col capro espiatorio dei paradisi fiscali, come se il terremoto fosse stato causato dalla Svizzera o dalle isole Cayman e non dagli americani e dalla City londinese, lavanderia e “cash & carry” mondiale delle monete fasulle o sporche.
Se veramente i 1000 miliardi di dollari che s’è deciso di mettere in circolazione (stampando cartaccia) dovessero pagarli i cittadini europei, ognuno di loro, dai neonati ai centenari, verrebbe gravato di un onere di 2000 dollari.
Si salvi chi può…
Watson
2 years ago
In questi giorni su vari quotidiani, in occasione della pubblicazione dei Diarii di Indro Montanelli, si è riesumata la sua “gambizzazione” da parte delle Brigate Rosse il 2 giugno 1977, così ricordata dal grande giornalista:
“Milano, 3 giugno 1977
Anche L’Unità esce con un titolo a sette colonne in cui campeggia il mio nome. Lo stesso fa Repubblica, ma con un articolo di Scalfari ancora più infelice di quello che scrisse dopo Bontà loro per chiedere la mia esclusione dalla tv nazionale. Sostiene la strana tesi che l’attentato è stato organizzato contro i nemici di Montanelli, cioè contro di lui, insinuando così il sospetto che me lo sia organizzato da me. Il mio successo lo riempie di un furore che lo fa sragionare. Ma la cappella più grossa la fa il Corriere che titola su cinque colonne sul centro pagina: «Attentati contro giornalisti», mettendo il mio nome solo nel sommario.”
Erano tempi tristi, in cui la vigliaccheria la faceva da padrone, e molti (giornalisti, politici, magistrati) si giravano dall’altra parte per non vedere (o far finta…).
Anche di questi tempi il coraggio, chi non ce l’ha, non se lo può dare e vengono divulgate come notizie di cronaca ordinaria le cose (tollerate dalle autorità locali) che stanno accadendo in Francia, governata dal “duro” Sarkozy, evidentemente rammollito dalla Carlà.
Manager sequestrati o tenuti in ostaggio, con la polizia che fa finta di niente, come alla Caterpillar, colpevoli di non essere “proletari”, così come il patron del lusso asserragliato e assediato in auto sono episodi che fanno scuola. COLPIRNE UNO PER EDUCARNE CENTO si predicava negli anni formidabili.
La lezione è servita e la ripetizione sarà ancora più utile in questi tempi di crisi, ma otterrà l’effetto contrario da quello sperato dai “rivoluzionari”: il ceto medio produttivo tirerà ancor di più i remi in barca, consumerà il meno possibile per risparmiare risorse, non farà più investimenti per evitare il rischio (come fanno le banche…) e finirà per paralizzare l’intera economia.
Allora saranno i proletari ad intraprendere…
Watson
2 years ago
Come volevasi dimostrare nel mio precedente commento: in Francia altri dirigenti sono stati sequestrati da dipendenti infuriati e il governo … è stato a guardare. Riporta il Corriere della Sera:
“Azioni causate dalla grave situazione di crisi e che per la maggior parte dei sindacati sono «legittime». «Non dico di approvarle, ma mettetevi nei panni di questi lavoratori che non hanno nulla da perdere» ha dichiarato un rappresentante di Force Ouvriere, mentre Cgt e Solidaires fanno notare come «la violenza fatta ai dipendenti vittime di un licenziamento è ben più grave».
Il governo di Parigi si è ben guardato dal criticare quanto accaduto definendo anzi «scandalose» le riduzioni del personale decise da molte aziende e giustificate con le necessità di tagliare i costi dettate dalla crisi: martedì il presidente Nicolas Sarkozy ha chiesto durante un comizio di porre fine ad «azioni illegali», pur riconoscendo che il comportamento di molti industriali è «inammissibile»; difficile però pensare a un intervento di forza della polizia in un periodo in cui si rischia di esacerbare ulteriormente lo scontro sociale.”