Cassaforte a tempo

Pubblicato il 2 aprile, 2009 alle 12:34 am da


Cassaforte a tempo

“La borghesia ha avuto nella storia una parte sommamente rivoluzionaria. Dove ha raggiunto il dominio, la borghesia ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliche. Ha lacerato spietatamente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l’uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo “pagamento in contanti”. Ha affogato nell’acqua gelida del calcolo egoistico i sacri brividi dell’esaltazione devota, dell’entusiasmo cavalleresco, della malinconia filistea. Ha disciolto la dignità personale nel valore di scambio e al posto delle innumerevoli libertà patentate e onestamente conquistate, ha messo, unica, la libertà di commercio priva di scrupoli. In una parola: ha messo lo sfruttamento aperto, spudorato, diretto e arido al posto dello sfruttamento mascherato d’illusioni religiose e politiche. […] La condizione più importante per l’esistenza e per il dominio della classe borghese è l’accumularsi della ricchezza nelle mani di privati, la formazione e la moltiplicazione del capitale.”

Son trascorsi 160 anni da quando queste frasi sono state scritte da Marx ed Engels e oggi, a Londra, la città dove vennero pubblicate, il 21 febbraio 1848, “uno spettro s’aggira” ancora, non solo in Europa ma nel mondo intero.

La borghesia, come la intendeva la Lega dei comunisti che aveva allora commissionato il Manifesto, è scomparsa da tempo, travolta dal parassitismo e dalla speculazione, il lato oscuro dell’operoso ceto medio. Ora come allora i proletari di tutto il mondo sbagliano bersaglio, usando male il potere brutale che concede loro la forza del numero, sparando nel mucchio, attaccando gli agenti antisommossa “messi qui nella vigna a far da pali” e i bancari invece dei banchieri, confondendo i produttori con gli sfruttatori.

Per me l’economia consiste nel risparmiare qualche euro rinunciando a qualche piccolo sfizio e mi è quindi difficile concepirla in formato“macro”, come una scienza paludata in grado di studiare l’egoismo che tutto muove e, con l’aiuto della politica, capace di regolamentarne a fin di bene le spinte. La crisi mondiale che ci colpisce non depone a favore della buona vista degli economisti che, se non hanno provocato, certo non hanno visto l’uragano che arrivava.

Riaggiustare le cose è opera da titani e nelle sale che ospitano il G-20 l’alta statura scarseggia. Chi ha studiato mi spiega che, tra un ricevimento e l’altro, i “grandi” della Terra si son divisi tra due soluzioni: gli anglo-americani, con gli armadi stracolmi di scheletri spolpati in giro per il mondo, vorrebbero che gli Stati pompassero ancora più miliardi nelle casse colabrodo delle banche senza fondo, creando moneta virtuale ancora più fasulla dei guadagni che esse millantavano e facendo ricadere alla fine sull’economia reale il costo stratosferico di tale accanimento terapeutico. Con la domanda drogata e l’inflazione conseguente si spalmerebbe quindi il mal comune.

Gli europei continentali, che nella grande rapina erano complici minori e si sono limitati a fare il palo, vorrebbero che si sostenesse invece l’economia reale e produttiva, imbrigliando più strettamente la fantasia morbosa degli gnomi, con “regole” (mai ben precisate, in verità) più stringenti e punitive.

Decisione difficile ma sarebbe saggio che non dimenticassero che quell’odorino acre che sale dalle cucine non è dell’arrosto bruciato ma delle bombe lacrimogene.
Potrebbe avvicinarsi ancora una volta la stagione dei “sans culottes” e dell’incrociatore Aurora…

Condividi

Ulteriori articoli che ti potrebbero interessare

  • No Related Post