E’ qui la festa?

Pubblicato il 1 maggio, 2009 alle 7:37 pm da


E’ qui la festa?

Mentre le autostrade sono intasate dalle auto e traboccano di “lavoratori” che festeggiano il tempo libero dal lavoro (che dicono scarseggi), qualcuno ha di che lamentarsi. Il 25 aprile scorso l’assemblea di redazione de l’Unità
ha lanciato un messaggio disperato, la bottiglia che il naufrago affida alle onde, nel quale un certo sarcasmo traspare insieme alla delusione:

“Sono in forse non solo il futuro, ma addirittura la gestione quotidiana del giornale fondato da Antonio Gramsci […] Improvvisamente, però, lo scorso 24 febbraio, Renato Soru, immediatamente dopo le elezioni regionali in Sardegna, ha comunicato la sua impossibilità a far fronte all’aumento di capitale richiesto dal consiglio di amministrazione, necessario per mettere in sicurezza l’azienda. Mancanza assoluta di risorse, è stato spiegato. […] L’azienda ha già provveduto ad espellere dalla redazione 20 giornalisti con contratto a tempo determinato e altri dieci con contratti di collaborazione. L’Unità, che tanto spazio ha dedicato al destino dei “precari”, con un semplice tratto di penna vede cancellare il rapporto con i colleghi e con la loro professionalità. Non è bastato. Il piano prevede l’espulsione, nei prossimi due anni, di altri 17 colleghi, tra cui 13 giornalisti che hanno i requisiti per il prepensionamento. Entro 24 mesi, firme prestigiose che hanno fatto la storia del giornale saranno fuori. […] Garantire un futuro al giornale fondato da Antonio Gramsci era l’impegno che si era assunto pubblicamente Renato Soru. Tutti noi avevamo condiviso e accolto con soddisfazione quell’impegno, che ora deve essere onorato e non disatteso. Ad oggi, dopo il significativo investimento iniziale, si avverte invece un preoccupante disimpegno. L’azionista non si limiti, come pare, a favorire la ricerca di nuovi soci, ma agevoli soluzioni adeguate al rilancio del giornale. Se vuol farsi carico dell’Unità lo faccia presto e fino in fondo. Alla responsabilità della redazione deve corrispondere la responsabilità dell’azienda.”

L’azionista di riferimento, con tutta la sua buona volontà, difficilmente potrà ascoltare il grido di dolore e portare l’aiuto promesso ed atteso, impegnato in altre battaglie anche più sanguinose, con qualche tregua, aspettando che passi la nottata.

Sarebbe facile fare dell’ironia o del sarcasmo, ma ci sono argomenti sui quali non si ha il diritto di scherzare, neanche quando toccano persone “distanti e distinte” rispetto a noi. Per cui la chiudiamo qui…

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