HABEMUS PAPAM

Pubblicato il 13 maggio, 2008 alle 6:55 pm da


MATER SEMPER INCERTA EST

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Con la sua vocina sottile e l’aspetto fragile Benedetto XVI procede come un rompighiaccio sulla banchisa del quieto vivere e avanza, tappa dopo tappa, a riaffermare le sue verità di fede, dottrina e tradizione, indifferente ai compromessi e all’amnesia che sembrano circondarlo. Lo guida la certezza che laggiù in fondo, svoltato l’angolo, tutti troveremo una sorpresa che ci farà riacquistare la memoria. Non fa sconti, il Pastore Tedesco, a cui è stato affidato il gregge:

«L’aver permesso di ricorrere all’interruzione della gravidanza non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze. [...] difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo. Come conseguenza ne è derivato un minor rispetto per la stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede che si professa. [...] il valore sacro dell’esistenza di ogni uomo affonda le sue radici nel disegno del Creatore. [...]Occorre promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all’accoglienza della vita, e alla tutela dell’istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna. [...] aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia ».

Messe nel conto, come riflessi pavloviani, le reazioni rabbiose di chi ha una visione individualista e conseguentemente egoista dell’esistenza, pronto a spianare qualunque ostacolo frapposto alla drogata felicità. Al di là degli atteggiamenti preconfezionati e di schieramento il dramma tocca i singoli e le loro coscienze che per quanto coperte di cenere conservano un po’ di brace.

Qualche giorno fa una giovane signora ha scritto al Presidente della Repubblica ed ha fatto pervenire il suo appello ad un quotidiano, “Necrologio di un bimbo che è ancora nella mia pancia” nel quale preannuncia l’intenzione di abortire in quanto non in grado di “garantire al mio piccolo neppure la mera sopravvivenza, [...] mi ritrovo a non avere i mezzi per crescere un figlio. [...] Lavoriamo sei giorni alla settimana e insieme le nostre entrate ammontano a circa 1.300 euro. E meno male che non paghiamo la casa perché ci ospita una mia vecchia zia.”

Come s’usa in Commissariato, a domanda risponde:

Con 2.000 euro?    “Sicuramente mi terrei il bambino. [...] Mio marito è più deciso di me: più di me vede la cosa dal punto di vista della concretezza. Pensa sia un fallimento non potere dare a un figlio ciò di cui ha bisogno. “
Farlo nascere e poi darlo in adozione?   “Non lo farei mai. Mai, per nessun motivo. Sapere che esiste da qualche parte nel mondo un mio bambino e io non mi occupo di lui sarebbe lo strazio peggiore”.

Meglio morto, e non pensarci più.

La signora poi ha deciso di proseguire nella gravidanza che dovrebbe concludersi con la nascita di un maschietto verso il 25 dicembre, giornata fortunata, giornata in cui nascono i ricchi.

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