Lentamente ed in maniera strisciante la Spagna sorpassa l’Italia. Il suo richiamo turistico è più forte, fatto di folklore, organizzazione ed infrastrutture, la sua economia è meno ingessata della nostra e persino i suoi prodotti agricoli invadono i nostri mercati. La collaudata capacità degli italiani d’arrangiarsi, adattandosi ad ogni situazione sfruttando la fantasia è messa dura prova dalla concorrenza dei cugini spagnoli, capaci d’inventarsi soluzioni nuove per mestieri antichi. Mentre in Italia (ma anche in Spagna) il numero dei debitori insolventi è in continua crescita, non è migliorato il servizio per il recupero crediti, affidato ancora a burocratiche procedure legali o a maniere spicce, meno legali anche se più efficaci, demandate ad energumeni che spezzano i pollici dei debitori. Gli iberici, ricchi della tradizione picaresca, da alcuni anni ricorrono invece ai “Cobradores del Frac”, figure che non passano certo inosservate, agghindate come impresari di pompe funebri col frac e cilindro, che ossessionano il debitore ovunque, ricordandogli in continuazione e soprattutto in pubblico quanto dovuto al loro cliente. I problemi economici del malcapitato vengono così esposti al bar, sul posto di lavoro, sui mezzi pubblici, agli amici e agli sconosciuti.
A quel punto ci sono tre soluzioni: il suicidio, le maniere forti verso il Cobradore, saldare il debito. Delle tre non si sa quale sia più dolorosa e gravida di conseguenze.
Pare che la sola apparizione di una tale sanguisuga faccia correre la mano alla tasca: in Spagna per estrarre il portafogli. In Sardegna e isole minori, dove il lavoro non mancherebbe, forse, per il serramanico.


Pubblicato il 22 agosto, 2008 alle 10:41 am da Piombino