Nella notte del 2o agosto del 1968 le truppe del Patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia e posero fine alla “Primavera di Praga” ed al sogno del “socialismo dal volto umano”. Nel gennaio del 1969 Jan Palach ed altri sette giovani si diedero fuoco su pubbliche piazze per protestare contro la “normalizzazione” sovietica e per non far dimenticare al mondo le sofferenze degli oppressi, ovunque e da chiunque.
Sperando che non abbiano sacrificato invano la loro vita li ricordiamo pubblicando il testo della canzone di Francesco Guccini “La Primavera di Praga”
Di antichi fasti la piazza vestita
grigia guardava la nuova sua vita:
come ogni giorno la notte arrivava,
frasi consuete sui muri di Praga.
Ma poi la piazza fermò la sua vita
e breve ebbe un grido la folla smarrita
quando la fiamma violenta ed atroce
spezzò gridando ogni suono di voce.
Son come falchi quei carri appostati;
corron parole sui visi arrossati,
corre il dolore bruciando ogni strada
e lancia grida ogni muro di Praga.
Quando la piazza fermò la sua vita
sudava sangue la folla ferita,
quando la fiamma col suo fumo nero
lasciò la terra e si alzò verso il cielo,
quando ciascuno ebbe tinta la mano,
quando quel fumo si sparse lontano
Ján Hus di nuovo sul rogo bruciava
all’orizzonte del cielo di Praga.
Dimmi chi sono quegli uomini lenti
coi pugni stretti e con l’odio fra denti;
dimmi chi sono quegli uomini stanchi
di chinar la testa e di tirare avanti;
dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava:
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga.
dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava:
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga.


Pubblicato il 20 agosto, 2008 alle 10:07 am da Rinoceronte