MALEDETTA AMERICA!

Pubblicato il 5 settembre, 2008 alle 9:55 pm da


Con la solita puzza sotto il naso di chi si considera antropologicamente superiore, noi europei siamo abituati a pensare che la politica americana sia solamente un grande spettacolo e un business mostruoso, dove contano soltanto gli spot televisivi e i giochi d’artificio, i soldi e le lobby. Associamo a quel processo democratico l’idea di una politica venduta alle grandi corporazioni e ai loro interessi, lontana dalla gente e vicina agli affaristi, elitaria e grossolana.
Quando in Italia si prova a introdurre qualche elemento di quel sistema politico che, peraltro, si basa sulle stesse solide istituzioni di oltre duecento anni fa (e noi, nel frattempo, che cosa abbiamo passato e in che stato ci troviamo?), immancabilmente si parla di americanate e di derive plebiscitarie, come se la spettacolarizzazione della democrazia americana fosse un pericoloso narcotico per la gente comune e una manna dal cielo per le solite caste di ricchi e potenti.
Eppure un’altra lezione ci arriva in questi giorni dalle convention democratica e repubblicana di questi giorni.

Solo negli USA, infatti, un quarantaseienne nero, figlio di un immigrato africano e di una mamma del midwest e cresciuto all’estero, può essere a un passo dal diventare presidente del suo paese e leader del mondo libero.
Solo in America può capitare che una ragazza di quarantaquattro anni, cresciuta nel posto più lontano possibile da Washington, madre di cinque figli e sposata con un metalmeccanico eschimese che per arrotondare e divertirsi fa il pescatore, abbia la possibilità di diventare vicepresidente del paese più importante del mondo.

Fino a quattro anni fa Barack Obama era un perfetto sconosciuto, fuori dal suo collegio elettorale di politico locale dell’Illinois. Otto anni fa, nel 2000, il Partito Democratico, che oggi guida con piglio sicuro, non lo aveva fatto nemmeno entrare alla convention di Los Angeles che stava per nominare Al Gore alla presidenza.

Sarah Palin era sindaco di un paesino di novemila abitanti quando, due anni fa, ha sfidato l’establishment del suo partito e sconfitto, prima alle primarie e poi alle elezioni generali, il governatore uscente, il suo predecessore e l’industria del petrolio. Fino a un paio di mesi fa, nemmeno gli insider di Washington l’avevano mai sentita nominare.

Solo in America. Purtroppo!

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