MEGLIO lasciarlo SORU

Pubblicato il 30 gennaio, 2009 alle 5:20 pm da


MEGLIO lasciarlo SORU

Chi, seguendo la cronaca tele-giornalistica della peregrinazione elettorale sarda, riesce a distogliere lo sguardo dalla ammaliante crapa pelata di Ugo Cappellacci, evidentemente ancora restio a seguire i trattamenti tricologici del suo santo protettore, può notare per contrasto la folta chioma a caschetto che avvolge il volto noto d’un personaggio che mai si sarebbe aspettato in quella compagnia: Gavino Sanna, il pubblicitario di Porto Torres arrivato al top del successo, che cinque anni fa, congedatosi dal Mulino Bianco, s’era speso per l’elezione di Soru, sperimentandone tutta la bonomia del carattere.

L’idillio era naufragato malamente alla terza luna e Gavino Sanna aveva divulgato le gioie e soprattutto i dolori del burrascoso rapporto scrivendo “La pipì controvento” che notoriamente, al momento dell’esecuzione, presenta degli inconvenienti.
C’era andato giù pesante (“E’ un uomo in grigio, non sorride mai, si circonda di lecchini d’ oro e becchini d’ idee”) anche con interviste, coinvolgendo nella furia e disistima anche tutti i sardi, vittime quanto e più di lui del Tirannosorus rex, ma senza ricevere querele, per quanto si sappia.

Poteva essere un incidente di percorso capitato ad un leader –politico ed imprenditoriale- che di necessità ha rapporti con mille persone e non con tutte scatta il feeling.
Ma ora salta fuori un’altra testimonianza, anch’essa attendibile e di provenienza politica non sospetta, quella di Giovanni Valentini, ex direttore dell’Espresso ed ex vice-direttore di Repubblica, che racconta della sua esperienza umana e lavorativa con il Soru nella fase di transizione da Tiscali a Progetto Sardegna. L’intervista a Francesco Cramer per il Giornale, sintetizzata nel titolo “Soru? Pescecane travestito da spigola” aiuterà senz’altro i massacrati ex-compagni di coalizione a trovare conforto nella loro decisione di tentare di far fuori l’ingombrante pesciolino, finendo, ahiloro, emarginati dalla stanza dei bottoni e arrostiti in graticola.

La descrizione che ne fa (è iracondo, porta il dissenso a un passo dallo scontro fisico. L’ho visto maltrattare i suoi dipendenti in modo imbarazzante. Imbarazzante! ) conferma che lo slogan elettorale del presidente uscente omette di dire qualcosa…

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