Scherza coi fanti ma lascia stare i santi

Pubblicato il 9 febbraio, 2008 alle 7:03 pm da


peynet.jpgL’oceano dell’informazione è pressochè sconfinato e navigare a vista, senza punti di riferimento, è praticamente impossibile. Non esistendo nella rete informatica un polo-nord magnetico né una stella polare con i quali orientarsi, per raggiungere una meta informativa, non resta che affidarsi ai motori di ricerca che per mezzo di una parola-chiave indirizzano verso il traguardo. Google è il più usato di questi motori e se si imposta la ricerca sui termini “san valentino” vi mette a disposizione ben 3.530.000 (tremilionicinquecentotrentamila) siti informatici nei quali compaiono tali parole. Questa premessa per capire quanto originale od esclusiva può essere la riesumazione della festa di San Valentino ad Ozieri, riproposta giocando sull’equivoco della presenza di reliquie di un San Valentino nella Chiesa dei Cappuccini.
Con tutta la devozione che possa tributarsi al nostro oscuro Santo, la cui festa, stando così le cose, dovrebbe cadere il 1 novembre, giorno d’Ognissanti, purtroppo Egli non è che un omonimo di quel San Valentino capace d’ispirare teneri sentimenti ai fidanzatini di Peynet e più concreti interessi ai produttori di baci Perugina o ai fiorai di tutto il mondo. Gli ozieresi (me compreso) sarebbero ben lieti d’ospitare una reliquia autentica del santo degli innamorati, martirizzato il 14 febbraio del 273 d.C. mentre era vescovo di Terni (anticamente chiamata Interamna) che tuttora ne conserva le spoglie. Ci piacerebbe, e non solo per devozione celeste ma anche per motivi più materiali, gli stessi, si presume, che hanno indotto in tentazione i nostri amministratori comunali, nell’inventarsi un’interessata commistione di sacro e di profano. Se, in accordo con la loro ispirazione laica e aconfessionale, avessero riproposto una festa dell’amore profano, scollegato dai santi, le reliquie, le chiese e le cerimonie religiose, restaurando magari gli antichi Lupercali, nessuno avrebbe potuto obiettare alcunché. Festa “civile”, messa su per andare incontro alle più che legittime esigenze sentimentali di tanti giovani e meno giovani di un qualunque sesso passato, presente o futuro, e alle altrettanto legittime esigenze commerciali di numerose avvizzite partite-IVA cittadine, niente da obiettare. Ma il dire-non dire, restare nella zona grigia della leggenda certificata con la ceralacca, sapendo bene che accertamenti specifici effettuati da organi ufficiali incaricati dalla Curia vescovile hanno escluso ogni dubbio d’attribuzione delle reliquie, ricorda troppo le manovre dei pataccari da bancarella, spacciatori di merce falsamente griffata. Il prossimo passo sarà un gemellaggio con Forcella? (Ogni allusione ad altre liaisons sardo-partenopee sarebbe … fuoriluogo!).
Tutta la programmazione del triduo festaiolo non afferma chiaramente come stanno le cose, [il sito ufficiale del Comune esordisce: “Serenate, visita della città in calesse e in carrozza con tappa alla Chiesa dei Cappuccini dove sono custodite le reliquie di San Valentino Martire,”] … ma le si lascia intendere, contando sulla superficialità di molti e sulla voglia d’aggregazione che l’incipiente primavera scatena dopo carnevale. Si son fatte le cose in grande, in Comune, con un impegno degno di miglior causa e, si presume, senza risparmio: sono una diecina i siti internet (1) (2) (3) (4) (5) (6) (7) (8) (9) chiamati ad ospitare la grande bufala, voglio sperare senza coinvolgimento attivo della gerarchia ecclesiastica, finora , salvo errore, muta in proposito. Ci si creda o meno non vorremmo sempre fare i bastian contrari, critici verso ogni iniziativa si proponga, ma non vogliamo tacere, acconsentendo ad iniziative di dubbia correttezza.

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