Se ci sei batti un colpo…

Pubblicato il 20 novembre, 2008 alle 11:44 am da


“Europa” è un quotidiano poco diffuso, in qualche modo sopravissuto alla fusione a freddo tra Ds e Margherita, che rispecchia la parte della vecchia anima democristiana trasmigrata a sinistra. Dà voce a quell’aura che, a parere dei parapsicologi, emana e circonda gli esseri –ancora- viventi.Al di là dei numeri e delle forze in campo, nell’accampamento dell’opposizione qualche ragionamento politico introspettivo ancora prende corpo (dubito, ergo sum…) mentre tra le truppe stanziali della maggioranza il tempo trascorre inconsapevolmente in un silenzio ovattato, con gli unici schiamazzi rivolti all’esterno.
Oggi, Europa s’è svegliata di traverso e ha sparato in prima pagina il titolone:

“I soliti sospetti avvelenano il Pd. Anche quando vince” e nell’occhiello: “Il caso Villari non si chiude, si apre un caso Latorre.” continuando:

”In attesa di capire se Riccardo Villari rassegnerà oggi davanti alla commissione di vigilanza le dimissioni da presidente, aprendo la strada ad una presidenza-Zavoli, nel Pd si comincia a ragionare su quanto è accaduto. […]
Intanto è esploso il caso Latorre,
il vicepresidente del gruppo dei senatori colto dalle telecamere di La7 mentre durante Omnibus di lunedì scorso passava un bigliettino al deputato del Pdl Italo Bocchino. Ieri il direttore dell’emittente, Antonello Piroso, ha mostrato il foglietto: «Io non lo posso dire. Ma la Corte costituzionale? E Pecorella?». Un suggerimento che Bocchino ha colto al volo, ripetendo il concetto.
Ieri, mentre Latorre si dimetteva dalla Vigilanza per far posto a Sergio Zavoli, è circolata la notizia che il segretario abbia voluto porre il suo sigillo alle dimissioni, e contemporaneamente nel gruppo sorgevano dubbi sulla permanenza del senatore dalemiano alla vicepresidenza del gruppo stesso. Il tutto condito da aspre polemiche sullo “stalinismo” del Pd anche se nei confronti di Latorre sembrano escluse misure di qualunque tipo.
Le tensioni interne dunque rischiano di non sopirsi. Se ne potrebbe avere una riprova sulla questione del nuovo cda della Rai e del profilo del suo presidente.”

Un bombardamento che poi continua con un articolo di spalla ancora più duro ed esplicito, a cominciare dal titolo:

Questo partito non è roba vostra
Il Pd non è nato per fare da sfondo al replay del duello Veltroni D’Alema
Abbiamo esitato, prima di decidere di aprire Europa sull’ennesimo sisma che scuote il Pd,
stavolta a livello nazionale. Non volevamo – e non vogliamo – apparire come quelli che rovinano la soddisfazione per un buon risultato politico raggiunto (Zavoli alla Vigilanza Rai: ma ci arriverà, poi?), mentre siamo tutti sotto il fuoco polemico della destra. Il fatto però è che questo Partito democratico lo sentiamo nostro, l’abbiamo sognato e voluto con forza, l’abbiamo visto addirittura travolto dall’entusiasmo iniziale di tanta gente che s’era tenuta alla larga dai vecchi partiti, Ds e Margherita. E allora non possiamo tacere, se vediamo il Pd avvitarsi in una spirale interna che pare inarrestabile, una inevitabile coazione a ripetere sempre gli stessi gesti, da parte degli stessi attori, calati nelle medesime parti. Solo il pubblico è cambiato: dovrebbe essere una platea più vasta, di persone nuove. Se non se ne sono già andate…

Ai sostenitori di Veltroni e di D’Alema che se le danno di santa ragione appena possono, qualcuno dovrebbe spiegare che i mobili di casa non li hanno portati solo loro. Dunque sfasciarli non è loro diritto, come forse poteva essere – ed era già allora opinabile – ai tempi della Quercia.
Europa l’ha già scritto, pazienza se si rende antipatica: non siamo arrivati a fare il Pd per assistere all’infinito replay dello stesso film. E se tanti non diessini si sono acconciati a schierarsi da una parte o dall’altra, ce ne sono molti di più che non si rassegnano a questo ruolo, o che non avevano esperienze partitiche alle spalle e si trovano spaesati.
Ci ripetono da mesi che dissensi politici sulla linea non ce ne sono. Il congresso «non serve», anche se un dissenso dalla linea veltroniana sarebbe non solo legittimo, ma comprensibile sotto diversi aspetti. Poi succede di tutto.
Ieri una persona seria come Roberto Gualtieri, dalemiano, è arrivato a denunciare processi staliniani (che non è una cosa comica come paragonare Villari a Lieberman, boutade del Riformista): chissà come l’avranno presa i ragazzi nati dopo l’89, chiamati in questi giorni al voto per le primarie dei giovani democratici.”

Quando, specularmente, potremo leggere critiche similari sul “Secolo d’Italia”, che dovrebbe rifletter l’anima –se ancora ne ha una- di AN ?

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