Se la realtà supera la fantasia

Pubblicato il 4 maggio, 2009 alle 8:56 pm da


Se la realtà supera la fantasia

«La gente comune non lo sa quanti fatti sono accaduti in Italia, come sono effettivamente andate certe cose. Pensa che si tratti di romanzi. Non è così. Anzi… L’Anello avrebbe potuto liberare molto facilmente Aldo Moro, fece fuggire Herbert Kappler, l’uomo delle Fosse Ardeatine per superiori esigenze di Stato, intervenne direttamente nella vicenda Cirillo. C’è una sacco di gente che sa di queste cose; soprattutto a livello politico.

L’Anello era una struttura operativa che era riconosciuta ufficialmente dal governo. Il Viminale sapeva tutto. Tanti politici sapevano. Con una struttura segreta si potevano ottenere certi risultati senza che nessuno si scottasse le mani: questo era il compito dell’Anello. […] Se Andreotti parlasse veramente della sua vita crollerebbero le mura di Gerico […] era politicamente nelle mani di Giulio Andreotti

Parla così in un’intervista e quindi pubblicamente un vecchio partigiano di Trieste, Giovanni Maria Pedroni, chirurgo che si definisce “il medico dell’Anello”, avendo curato alcuni degli appartenenti a questa organizzazione segreta, scoperta casualmente leggendo le carte dimenticate in un vecchio archivio del Viminale nel 1996 e riordinate da Stefania Limiti che ne ha tratto un libro-inchiesta titolato appunto “L’Anello della Repubblica”, nel quale sono narrate alcune delle vicende legate ai misteri d’Italia.

A capo della struttura segreta (ma non per le autorità) creata alla fine della guerra dal gen. Roatta, ex capo del SIM (Servizio Informazioni Militare) era Adalberto Titta e ne facevano parte, sino agli anni ’80, circa 170 persone, tra militari, politici, giornalisti e faccendieri d’ogni tipo incaricati, in generale, di svolgere i lavori più sporchi, quelli troppo compromettenti per i servizi segreti ufficiali.

Di Aldo Moro, dice Pedroni:

«Noi potevamo liberarlo, tranquillamente, senza problemi. La politica ci ha sbarrato la strada affinchè non intervenissimo. C’era un ordine superiore di non intervenire, e potevamo farlo. […] Si scelse di non intervenire, lasciando le cose al loro destino. Lasciando che Moro venisse ucciso. Chi fa fuori Moro? Le Br? Mah… Non lo so. […] C’erano i soldi ma non poterono far nulla. Si è deciso di lasciare morire Moro: le ragioni e il perchè riguardano però la politica. […] Moro fu lasciato morire. Questo lo sanno tutti. E nessuno parla.»

Stefania Limiti, l’autrice del libro, spiega:

«In Italia ci sono state molte organizzazioni segrete, questa però è assolutamente particolare. È un organismo a sé stante, completamente clandestino: utilizza i mezzi e la logistica delle strutture ufficiali, ma ne è completamente staccato. Anche dal punto di vista delle finalità. L’Anello è completamente differente dal progetto Gladio, per capirci. […] L’Anello non ha dei compiti propriamente militari. Svolge servizi informativi di tipo politico; fa pulizia, insabbia. E non è definibile come una struttura deviata. Questa nasce laddove più persone agiscono di comune accordo in funzione di scopi diversi da quelli ufficiali. In questo caso ci troviamo di fronte a una struttura a parte, non deviata. Ancora: le strutture deviate sono composte da personaggi dei servizi segreti stessi. In questo caso i protagonisti non hanno nessuna divisa. Basti pensare che Titta è un civile».

Col suo lavoro Stefania Limiti incastona in un mosaico composito la tessera importante della vicenda Moro, che innumerevoli volte è stata affrontata nel tentativo di chiarirne i molti aspetti misteriosi, come fatto dal giudice Ferdinando Imposimato che condusse l’inchiesta sui fatti del 1978 e che circa un anno fa ne scrisse in “Doveva morire”.

Con accuse pesanti «Il governo del 1978 poteva prevedere che Moro era nel mirino delle Br ma tutti hanno minimizzato, anche Cossiga» ed elenco di errori ed omissioni che alla fine non strapparono Moro al suo infelice destino.

Se tutto questo non è fantapolitica, si dovrebbe scatenare uno “tsunami” giudiziario, anche se pare che solo la procura di Brescia mostri interesse alle cose descritte.
Se invece non dovesse succedere nulla, dovremmo aggiungere un altro capitolo ai misteri d’Italia.

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