E’ arrivato l’inverno, non solo meteoro- logico. Bufere, piogge, allaga- menti: cose spiacevoli ma ricorrenti, anche quando i giornali scrivono “d’inaudita violenza”. Inaudito, se non risalendo a molti decenni orsono o ai secoli bui è invece l’uragano che inizia ad abbattersi sul nostro sistema economico e sociale, quello che abbiamo conosciuto finora e che, con tutti i difetti e i limiti, aveva garantito alla maggioranza di noi, molto più di qualunque altro, una vita dignitosa, infinitamente più serena di quella tribolata dei nostri nonni. Non è (con un pizzico d’ottimismo usiamo il presente) un sistema perfetto ma, come diceva Churchill per la democrazia, non ne conosciamo un altro migliore, con le ingiustizie e le disparità di condizione, il prezzo inevitabile che i deboli, gli ingenui, gli incapaci e gli sfortunati pagano ai più intraprendenti che fanno il ritmo e tirano la volata per sé ma anche per gli altri.
Quando s’è tentato di rimediare alla disuguaglianza, con le buone o con le cattive, è stata una tragedia per tutti, perché eliminare i primi non fa diventare campioni gli ultimi.
Oggi il sistema è inceppato: il ritmo della corsa era diventato insostenibile e qualcuno barava. Le cause scatenanti e contingenti della crisi sono sotto analisi e ne sono piene le pagine dei giornali, non solo finanziari.
Ci stiamo avventurando su terreni sconosciuti ed inesplorati, non sappiamo quanto e come cambierà la nostra vita, se la nostra organizzazione sociale, fondata sul liberismo e su tutti i suoi corollari, riuscirà ad evolversi e a reggere, guarendo dal malanno presente, solo allora classificabile ”grave ma non mortale”.
Certo qualcosa (o molto) cambierà: gli eccessi saranno un ricordo o un rimpianto e il consumismo fine a se stesso, lo stupido “usa e getta”, sostituito dall’antica prudenza, dal “conserva, che può servire” adottato fino ad una generazione fa, quando il pane caduto si raccoglieva e baciava.
Quando la vecchina all’angolo, che col “fai da te” aveva riciclato la vecchia testata de “La Nuova Sardegna” per farne l’insegna di un cestino di vimini, vendeva le uova del proprio pollaio, e su quelle due dozzine fondava tutta l’economia domestica.
Il ritorno al passato, se così dovesse essere, non sarà indolore, perché nel frattempo ci siamo moltiplicati e se non avremo la possibilità di consumare, come camperanno i produttori di quei beni oggi indispensabili e domani diventati superflui? Già si calcola che in Italia 300.000 aziende a conduzione familiare non sopravivranno e l’industria, morendo per carenza di ordinativi, espellerà dal ciclo produttivo migliaia di persone.
Chi ha subito esperienze analoghe in passato fa delle previsioni tremende. Un ingegnere russo, Dimitri Orlov, che oggi vive negli Stati Uniti, reduce dall’esperienza sovietica e dal suo crollo con la riconversione al capitalismo selvaggio disegna un futuro da brivido, con tappe sempre più squallide verso il precipizio infernale, con la dissoluzione di qualunque rapporto economico, sociale e culturale quali finora abbiamo conosciuto.
Il compito che attende chi ha responsabilità di governo, di scrutare le stelle e guidarci alla sopravvivenza è immane e ci auguriamo che sia all’altezza. Molti iniziano a rendersi conto che le vecchie questioni e le antiche guerre di posizione non hanno più senso e conviene aiutare i pompieri mentre tentano di spegnere l’incendio. Discutere ora della loro capacità o del colore della divisa è un atteggiamento suicida: stanno facendo il possibile, con i mezzi a disposizione, tutti vorremmo che facessero di più, prima e meglio, ma per ora, lasciamoli fare.
Elemosine, detassazioni, tagli… di tutto si può discutere, ma prima tappiamo la falla, per non finire tutti in acqua, in bocca agli squali. Gli scioperi sono dei falò che bruciano risorse: se servissero a qualcosa dovremmo scioperare tutti a tempo indeterminato…


M.M.
3 years ago
Grazie per avermi riportato alla mia infanzia, con i calzoni corti e l’estratto di conserva di pomodoro venduta nella carta oleata, che si dimezzava nel tragitto sino a casa… Bella la vecchia testata dimenticata de la Nuova Sardegna.
Ma ho il dubbio che a stringere la cintola siano solo i fessi. In Italia si fa la fila nelle palestre per dimagrire, ci sono 35 milioni di automobile e 81.600.000 telefoni cellulari… E la crisi?